Alessandra Covizzoli – fra istruzione, volontariato e passione politica

Alessandra Covizzoli – fra istruzione, volontariato e passione politica

di Daniela Gori

settembre 2017

Ci sono donne che hanno scelto nella loro vita di guardare sempre verso una meta, un punto luminoso che le guidi nel mare delle possibilità con spontaneità e con tanta passione verso obiettivi certi e concreti. Una di queste donne è Alessandra Covizzoli, infaticabile presidente del centro culturale “Sbarra”, associazione di volontariato della Parrocchia di S. Maria Assunta, di cui è stata una fondatrice, dopo una vita dedicata all’insegnamento e alla politica. E tutti e tre questi ambiti – volontariato, scuola, politica – per Alessandra sono sempre stati complementari, riassumibili in una sola parola “cultura”.

«Per me la cultura è alla base di tutto, quel che distingue l’uomo dalle bestie è la parola: solo formando “le teste” si può cambiare in meglio la società, educare ai valori di solidarietà, giustizia, verità e libertà». Una donna che si dedica quotidianamente allo studio, alla meditazione attraverso lo yoga e alla preghiera. Credente, («ma non bigotta» ci tiene lei stessa a precisare) ha abbracciato completamente gli ideali di don Dario Flori, coerente, come il sacerdote che tanto si prodigò per Quarrata, con gli stessi valori. Ed è stato proprio il suo carattere passionale di donna che non scende a compromessi che le ha permesso di dedicarsi alla politica arrivando ad essere apprezzata anche da una figura di spicco come Giulio Andreotti. «Facevo parte della Democrazia cristiana di Zaccagnini, e l’onorevole Gerardo Bianchi mi mandò da Andreotti perché appunto avevo scritto la tesi di laurea su don Flori» racconta lei stessa divertita «io mi rivolsi a lui con semplicità e in modo spontaneo gli chiesi di leggerla velocemente perché non volevo ritornare a Roma una seconda volta. “So che lei passa il fine settimana a leggere, oggi è sabato, non potrebbe leggerla subito così mi risparmia di affrontare due volte il viaggio?” gli dissi. Lui, forse colpito dalla mia genuinità toscana, non solo la lesse, ma mi fece anche la prefazione». Da quel giorno Alessandra rimase sempre in contatto con Andreotti, un’amicizia che durò fino alla morte del politico. «Riuscii anche a portarlo a Quarrata, al Moderno, per la presentazione del mio libro, e per l’occasione si cantò “O Biancofiore”, facendo notare che l’aveva scritta proprio don Flori. “Chiedo venia” mi disse Andreotti, “non lo sapevo”». Tutti infatti credevano l’avesse scritta don Sturzo. E fu proprio a suo tempo la generosità di Giulio Andreotti a porre le basi per la biblioteca che il centro Sbarra ospiterà presto: «Mi donò espressamente per questa biblioteca i 5.500 libri che gli erano appartenuti, perché aveva visto la mia grande passione, e amore per la cultura».

E Alessandra Covizzoli insegnante non è stata certo meno appassionata nel dedicarsi ai suoi studenti. Dopo aver girato vari istituti superiori, trovò la sua sede ideale al Capitini di Agliana, dove è rimasta per trent’anni, fino al giorno della pensione. «Mi ci sono sempre trovata benissimo, con i colleghi, con il dirigente, e con il personale Ata, di cui voglio fare un ringraziamento particolare a Luciana Pellegrini. A farmi decidere di diventare insegnante era stato lo studio della filosofia di Socrate, la “maieutica” ossia l’ostetricia, intesa simbolicamente come l’arte di tirar fuori le idee dai discepoli, e visto che io ero figlia di una levatrice come anche Socrate, questo mi parve un segno. Con i miei studenti ho sempre cercato di parlare tanto, mi rendevo disponibile anche telefonicamente, se volevano chiedermi qualche chiarimento o avevano qualche problema. Cercavo di trasmettere loro la passione per la lettura, nei libri trovavamo spunti per parlare della vita, si sceglievano insieme argomenti su cui discutere, guardavamo anche dei film proprio per intavolare discussioni. E poi mi piaceva portare le classi in gita, perché è fuori dalle aule che si conoscono veramente i ragazzi. Insomma, cercavo sempre di stimolarli alla curiosità piuttosto che al nozionismo. Per me, i miei studenti erano tutti come figli». Un affetto che è stato reciproco, se l’ultimo anno, prima di andare in pensione, sul giornalino dell’istituto Capitini “Il Capitombolo” la professoressa Covizzoli risultò da un sondaggio come “la prof più amata del Capitini”. «Spero di essere riuscita a gettare qualche seme, del resto credo come don Flori, che non serve andare a fare gli eroi lontano, ma siamo più utili se si agisce nel nostro territorio. E quando vado a passeggio nei campi e nei vigneti della mia Quarrata, non posso fare a meno di ricordare che sto camminando sui soliti sentieri e sulla stessa terra che calcava don Flori».

 

Foto sopra: archivio fotografico Michelozzi

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