Athos Capecchi – l’uomo del Caselli

Athos Capecchi – l’uomo del Caselli

di Massimo Cappelli

settembre 2018

Siamo andati a trovare a casa un altro grande personaggio di qua: il dottor Athos Capecchi, medico quarratino, e ci siamo fatti raccontare un po’ della sua storia professionale, risultata quasi interamente collegata all’Ospedale Caselli. Infatti, con la sua intuizione e la sua determinazione, il dottor Capecchi ha contribuito a far “pulsare” questa struttura per ben un quarto di secolo, offrendo alla nostra città un ospedale efficiente, dinamico e funzionale.

Lei è genero del dott. Amerigo Baldi, suo predecessore e collega; questo ha influito sulla sua scelta di fare il medico?

Anche se, indubbiamente, mio suocero è stato per me un modello da seguire, quando ho conosciuto mia moglie ero già laureato. Mi sono laureato nel 1956 a ventisette anni e sono andato in pensione nel 1999, a settanta.

Mi racconti un po’ si sé. Mi pare che lei sia stato, fra l’altro, “l’uomo del Caselli”, nonché fondatore e direttore dell’ AVIS di Quarrata.

Sono venuto a Quarrata nel 1959, quando lavoravo ancora al pronto soccorso dell’Ospedale di Pistoia e vedendo la struttura mi accorsi che era molto all’avanguardia per l’epoca: una sala operatoria bella e funzionale come quella del Caselli era al pari e forse migliore di quella dell’Ospedale del Ceppo. Questo perché tempo prima vi operava il dottor Vannucci, un grande chirurgo che dopo qualche anno si ammalò e, purtroppo, morì (c’è ancora nel corridoio un busto in bronzo che lo ricorda). Vedendo tutto questo ben di Dio inutilizzato, mi proposi di tirare su un’equipe medica. Andai all’ECA, l’ente che gestiva il Caselli e che faceva capo al Comune, il cui presidente era il sig. Emo Gori dal quale ebbi carta bianca per realizzare il mio progetto. Di lì a poco, il Caselli diventò, oltre che una casa di riposo, una vera e propria struttura ospedaliera che funzionava a meraviglia. Il primo contatto lo feci col dottor Cesare Santoro, il medico chirurgo che ha operato a Quarrata per molti anni. L’allora Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia si offrì di fornirci tutta l’attrezzatura per la radiologia e quindi andai a chiedere la disponibilità del dottor Giancarlo Piperno che allora era aiuto radiologo a Pistoia; lui accettò immediatamente e così avemmo anche un reparto radiologico tutto nuovo e funzionante. Quando il dottor Piperno diventò primario a Pistoia, non potendo più avere un secondo incarico, chiamai il dottor Giorgio Conti di Firenze. Una struttura ospedaliera non può chiamarsi tale senza un laboratorio analisi e quello fui io a dirigerlo, dopo aver preso, a Ferrara, la specializzazione in diagnostica di laboratorio. Da Firenze portai anche un otorino (che operò per molto tempo a Quarrata e fu sostituito poi dal dottor Morelli) e contattai anche un anestesista. Nel 1960 dal laboratorio analisi e da un primo donatore, un signore della Ferruccia soprannominato “Ghighi” (non ricordo il nome) nacque la sezione AVIS di Quarrata, portata degnamente avanti ancora oggi dalla instancabile quanto insostituibile Carla Pecorini e da tutto il Consiglio Direttivo. Fu così che nacque l’equipe dell’Ospedale Caselli, che aveva anche a disposizione diversi letti. A questi professionisti c’è da aggiungere, oltre a tutto il personale paramedico, la caposala tuttofare e grande figura di riferimento dell’ospedale: l’indimenticabile Suor Canzianilla. Siamo andati avanti fino al 1982, io portavo avanti in contemporanea la mia mansione di medico di famiglia facendo anche ambulatorio lì, i primi anni ci abitavo anche, appena sposato infatti mi dettero un appartamento dentro la struttura, il vecchio appartamento abitato da mio suocero, il dottor Amerigo Baldi, che nel frattempo si era costruito casa accanto all’ospedale.

La più grande soddisfazione?

Indubbiamente la più grande soddisfazione è quando che si ha successo con un paziente, ovvero quando si cura un caso difficile e ci si riesce in pieno.

Lei è stato un fondatore della la “Lunetta d’Argento”.

Sì, mi fu chiesto da mio cugino, il pittore Alfredo Fabbri che con Gino Ianda, Millo Giannini, Carlo Rossetti e altri amici, ha istituito e dato questo riconoscimento per moltissimi anni a tante personalità. Anche dopo la lunga malattia e la scomparsa di Alfredo, ho portato avanti con piacere il premio insieme agli altri.

Questa rivista arriva in tutte le case di Quarrata, cosa vuol dire ai suoi compaesani e magari ex pazienti?

Voglio dire ai miei pazienti che li ricordo tutti con grande amore, perché per moltissimi anni sono stati una delle mie ragioni di vita.

NoiDiQua ha raccontato un’altra grande persona. Io conoscevo già il dottor Capecchi perché è stato il mio medico di famiglia per lungo tempo, ma devo dire che prima d’ora non avevo mai scoperto la sua grande sensibilità, l’immensa passione per il suo lavoro e il suo amore per l’arte. Durante l’intervista, mentre ripercorreva la sua storia, ho notato più volte un leggero, inconfondibile, luccichio nei suoi occhi; probabilmente, chissà, dovuto ad una disco-patia che lo affligge da qualche tempo.

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