Cantine Manetti

Cantine Manetti

di Daniela Gori

dicembre 2017

Quando i prodotti del territorio danno la soddisfazione di aver portato a un’attività consolidata, si ha la consapevolezza di essere al timone non solo di un’azienda ma anche di un anello di congiunzione con la tradizione e con un progetto che parte da lontano. Precisamente dal 1893, quando il bisnonno di Andrea Manetti, Raimondo, deciso a intraprendere l’attività vinicola, si fece rilasciare la licenza numero 1 dall’allora Comune di Tizzana.

Ma la famiglia Manetti ha antiche origini fiorentine, e fin dal 1337 nel capoluogo toscano ha contribuito alla vita pubblica, dando alla città Gonfalonieri di Giustizia, Senatori, Priori, uomini d’arme e di lettere. Finché, intorno al 1700, Giovanni di Giannozzo Manetti, Senatore del Granduca Cosimo III, venne inviato a Pistoia, per ricoprire un importante incarico, come dimostra lo stemma della famiglia, affrescato all’interno del Palazzo Pretorio di Pistoia e posto all’esterno come scultura. Circa un secolo e mezzo dopo, nel 1864, nacque Raimondo Manetti fondatore della casa vinicola. Tutto ciò è ormai passato remoto, ma il talento e l’ingegno evidentemente fanno parte del Dna di questa famiglia che continua a tenere alto il proprio nome.

E dopo quattro generazioni è Andrea, recentemente subentrato al padre Paolo e allo zio Raimondo (che come si usava, porta il nome del nonno), a gestire l’azienda, ormai più che affermata, nella vendita di vino e olio – quest’ultimo di produzione propria – al dettaglio e all’ingrosso. «Certamente, mio padre e mio zio si meritano un po’ di riposo dopo aver lavorato in ditta per una sessantina d’anni» racconta Andrea «ma devo dire che continuano a darmi l’appoggio indispensabile del loro bagaglio d’esperienza. Un’esperienza che ci siamo tramandati per oltre 120 anni e che spero un giorno possa passare ancora a mia figlia. Già lei dice che le piacerebbe fare il lavoro del babbo, ma per il momento è troppo piccola, deciderà quando sarà grande».

La vostra azienda vinicola non è conosciuta solo sul territorio ma sta allargando i confini delle vendite Oltralpe.

«E’ vero, ci sta dando delle belle soddisfazioni; abbiamo cominciato ad esportare all’estero, soprattutto in Germania, poi nella Repubblica Ceca e in Polonia. Abbiamo anche vinto dei premi, in Austria e Germania, con il nostro Chianti Montalbano Riserva del 2008, dove a competere eravamo in molti e questo ci ha gratificati oltre ad averci dato maggiore visibilità sulle riviste specializzate».

La vostra è un’eccellenza del territorio e tra i vostri prodotti ci sono vini D.O.C.G. e I.G.T. con caratteristiche di pregio.

«Sì, abbiamo vari produttori d’uva molto attenti alla qualità sul Montalbano, che conosciamo da tempo, che sappiamo come coltivano e dei quali ci fidiamo. La stessa cosa vale per l’olio, per il quale abbiamo un nostro podere a Tizzana. La sinergia tra moderne tecnologie e metodi tradizionali ci permette di ottenere prodotti di livello qualitativo alto, come il nostro Chianti D.O.C.G., il Chianti Montalbano Riserva D.O.C.G., il Rosso e il Bianco di Toscana I.G.T., lo Chardonnay di Toscana I.G.T. ed il Vinsanto del Chianti Riserva D.O.C.».

La buona alimentazione, con prodotti scelti, si sta facendo sempre più strada sulla tavola degli italiani; lo dimostrano le innumerevoli trasmissioni aventi per argomento il cibo e le preparazioni culinarie in cui intervengono anche esperti enologi. Qual è la vostra opinione in proposito?

«Senz’altro sono state utili per richiamare l’attenzione sulla qualità dei prodotti agroalimentari. Forse adesso si sta esagerando con la spettacolarizzazione, finalizzata spesso a scopi pubblicitari. Noi preferiamo andare avanti per la nostra strada, abbiamo ampliato i locali ed è previsto in futuro uno spazio per la degustazione: credo che per mantenere una clientela fedele occorra serietà, qualità e cura del prodotto. La partecipazione a fiere specializzate ci dà modo poi di farci conoscere anche fuori dal nostro territorio».

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