Il cavallo de’ Pacichella

Il cavallo de’ Pacichella

di Massimo Cappelli

settembre 2017

È un po’ di tempo che mi frulla per la mente un ricordo risalente alla mia infanzia: si tratta di un vecchio graffito, ovvero del disegno di un cavallo, con cavaliere, realizzato a tratto (sicuramente molti anni prima) sul muro di una casa colonica. Ho deciso di condividere questa mia reminiscenza con voi lettori poiché non ho molte informazioni a riguardo, e chissà, forse insieme possiamo scoprire di più. La casa in questione si trovava (e si trova ancora) nell’alta Via Ronchi, oggi è proprietà dei Petracchi, ma all’epoca vi abitava la famiglia di Guido Lastrucci, meglio conosciuti con lo pseudonimo di “Pacichella”. Guido lavorava lì come contadino coltivando il podere. Ho voluto chiedere un po’ di informazioni su questa opera naïf a Marco Gradi e ai figli di Guido: Franco e Tamara Lastrucci.

Pare che il disegno sia stato realizzato in due fasi e da due diversi autori. Il primo fu Corrado Gradi, Cavaliere di Vittorio Veneto e nonno di Marco, che disegnò questa opera equestre con il carbone ispirandosi presumibilmente ad un fante a cavallo della prima guerra mondiale. Il secondo e sconosciuto artista invece ripassò con del catrame il disegno originario, rendendo il lavoro indelebile nel tempo. Ad occhio e croce l’opera era lunga circa tre metri e alta un paio; era posta sul lato est dell’abitazione, in alto, alla base del secondo piano ed è rimasta lì fino al restauro della casa, dopo l’acquisto della tenuta da parte di Arzelio Belli intono agli anni Settanta. I “Pacichella” avevano già lasciato il podere da qualche anno, per andare a vivere nella nuova casa in Via Galilei, dove per molto tempo, i fratelli Guido e Renzo Lastrucci, hanno portato avanti rispettivamente, un lavaggio auto e un’officina meccanica.

In questi giorni ricorre il decimo anniversario della scomparsa di Guido, avvenuta il 2 ottobre 2007 in seguito ad una brutta caduta mentre era nei campi a sbrigare dei lavori. NoiDiQua vuole ricordare questa brava persona, mite e operosa, che ha lasciato un segno indelebile nel cuore e nel ricordo di parenti e amici, proprio come quel graffito, rimasto tantissimi anni sul muro di casa sua.

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