Ciao Luciano – lettera aperta a mio cugino

Ciao Luciano – lettera aperta a mio cugino

di Massimo Cappelli

settembre 2018

«Scriverai di me sul giornalino quando non ci sarò più?» Questa, accompagnata dal mio grande stupore, fu la tua diretta, ma purtroppo profetica richiesta, poco dopo che ti fu diagnosticata la metastasi ossea. Non sono capace di celebrare parenti stretti (il ritratto di Gianni, per esempio, è lì incompiuto da trentatré anni) ma per questa volta sento doveroso fare un’eccezione, per cui ti scriverò una lettera, da cugino a cugino, ma aperta a tutta la comunità.

Anche se eri l’unico quasi coetaneo fra tutti i parenti, non ci siamo mai frequentati molto da bambini, forse per i tre anni di differenza. Poi è arrivato il tuo lavoro di autista, con orari molto diversi dai miei e che ti richiedevano il letto nelle ore di pausa. Per le vacanze di agosto prendevi l’aereo e te ne andavi a Cuba. Direi proprio che il destino ha fatto di tutto per non farci incontrare da giovani, se abbiamo potuto mangiare una pizza insieme lo abbiamo fatto in età avanzata, più spesso dopo il tuo pensionamento. Sono stati quindi gli ultimi anni che ci hanno fatto conoscere meglio, e in questi anni ho scoperto la tua grande bontà d’animo e la tua Fede profonda, divenuta più intensa con la malattia. Per certi aspetti mi ricordavi il nonno Olimpio, quando si rinchiudeva nello stanzino a pregare, lui però ci lasciò a novantatré anni.

Come fare un ritratto di te in poche parole? La tua forza d’animo, la tua essenza profonda e le tue potenzialità affettive erano offuscate da una personalità mite e anacronistica per i tempi in cui viviamo, tuttavia si percepiva in te una grande forza interiore confermata poi dalla dignità con cui hai affrontato la malattia in tutti questi anni. In Chiesa, al funerale, mi fu chiesto di fare un ricordo di te, ma come ti ho sempre detto non sono molto bravo a parlare in pubblico e non ce l’ho fatta ad andare all’altare. Se però fossi andato avrei detto questo: “Circa un mese fa ho visto l’incontro di Papa Francesco con i giovani. Il pontefice rispondendo ad una domanda, fra le tante che gli erano stata rivolte, raccontò un aneddoto a lui accaduto. Questo fatto parlava di un ragazzo che gli chiese cosa dovesse dire per far convertire un suo amico agnostico. Il papa gli rispose che l’ultima cosa da fare era dirgli qualcosa e se veramente avesse voluto aiutarlo doveva comportarsi da cristiano, doveva camminargli accanto invitandolo a seguire ed emulare i suoi passi perché ciò che conta veramente per infondere un pensiero è proprio il comportamento, i fatti, la testimonianza. In questo nostro tempo sono sempre di più le persone che parlano bene, che incantano con le parole ma che poi con i fatti lasciano a desiderare. Tu eri l’opposto, il tuo comportamento è stato (e sarà) un grande insegnamento per tutti: per Irene, per Iacopo, per Andrea e per tutti noi. Noi, che saremo la testimonianza della tua esistenza e che siamo rimasti qui, imprigionati dal tempo e costretti a percorrerlo, mentre tu, appena hai chiuso gli occhi sei già là, nell’eternità. Sei già insieme a tutti noi e a quelli che ci hanno preceduto”.

Ti abbraccio.

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