Cronache dalla corsia

Cronache dalla corsia

di Carlo Rossetti

dicembre 2018

Molti purtroppo hanno avuto la sfortuna di essere ricoverati in ospedale. E’ una vita parallela a quella di ogni giorno, ma i protagonisti vivono in una sorta di stand-by, in un impasto di sentimenti in cui speranze e abbattimenti si susseguono alternativamente. Sono consapevoli di trovarsi in una zona di “confine” che si augurano di non oltrepassare mai. Diciamo parallela perché entro certi limiti riecheggia la vita di ogni giorno. Al di là della visita dei parenti, ciò che costituisce il cordone ombelicale con la casa è la televisione, ormai di casa anche all’ospedale. La quale con i suoi appuntamenti giornalieri ricrea un certo clima familiare. Per facilitare la cronaca, dovremo dare un nome ai personaggi del nostro racconto.

Prendiamo ad esempio il Ballotti. E’ colui che sta abbastanza bene e si trova lì per una serie di esami. Sta poco a letto e appena può fa una visita nelle camere che ospitano altri pazienti. La permanenza in ospedale non ha influito sul suo umore, anzi vive il momento come una sosta necessaria, tanto per riprendersi dalla fatica di ogni giorno e perché no, star lontano un poco da sua moglie. Rimpiange solo la mancanza degli amici del circolo con i quali è solito fare la partita a carte. Gira nel corridoio con una giacca da camera beige bordata di marrone, con un cordone in vita sempre marrone e all’estremità due nappe come uno stendardo di chiesa. Un paio di calzoni da pigiama che non riescono a coprire gli stinchi, cosiddetti a “acqua in casa”, calzini e sandali di plastica. Un classico da corsia. Entra in una stanza dove ormai ha fatto conoscenza con i ricoverati e volteggiando in bocca uno stuzzicadenti per togliere i residui del pasto da poco consumato, esordisce così: «O Sottili, ma lo sai si mangia di molto bene qui all’ospedale: Io c’ero stato parecchio tempo fa quando c’era ancora le suore ma non si mangiava bene come ora. Anche oggi hanno portato una coscia di pollo e patate mascé che erano la fine del mondo. L’altro giorno un semolino che si struggeva in bocca. Anche la mi’ moglie ne fa bono da mangiare ma non così». Il Sottili pensieroso e un po’ distratto risponde laconicamente: «Sarà» e si gira da un’altra parte. «Gli è assai che tu ‘un dica che siamo in villeggiatura», fa seguito il Dolfi. «Unnò detto che siamo in villeggiatura , ma insomma…» replica il Ballotti.

Nel frattempo entra un’infermiera e rivolgendosi al Ballotti gli dice: «Ma te Ballotti perché non vai a riposare? A proposito, le hai preparate le urine?»

«Se l’ho preparate? Ho fatto una pisciata nemmeno un cavallo».

«E allora vai a letto perché se passa il dottore di turno, la prima a prendere una ramanzina sono io».

«Io boia, par d’essere a casa con tutti questi comandi».

«Perché la tua moglie ti dà ordini?»

«Un po’ di più, a casa mi par d’essere a fare il militare. Brava eh! la mi moglie, ma per rompere i coglioni c’è sola».

«Ovvia ragazzi vo via, ci si vede stasera».

Verso le cinque, quando sono già passati con il tè e i biscotti, riappare il Ballotti. «Salve ragazzi com’è? Oggi non è stato possibile fare un sonnellino perché quello accanto di letto russa di giorno e di notte. Pare una pentola di fagioli su i’ foco. è passato anche il dottorino, quello giovane che mi piace più di tutti. Era con quell’infermiera piccola che pare una bambina anche lei, ma per dare le bucature me la gioco con tutte. Voi che dite?» Nessuno risponde. Chi fa finta di dormire, chi lascia correre per non prolungare il discorso del Ballotti di cui non hanno voglia, preoccupati soprattutto per la loro condizione.

Intanto alle sue spalle si materializza la figura di un prete, riconoscibile soltanto dal collarino bianco, perché per il resto ha i Jeans e una camicia spiegazzata. Avendo fretta perché deve fare il giro di tutto l’ospedale, non mette tempo in mezzo: «Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo». Il Ballotti preso alla sprovvista rimane subito indietro nei passaggi. Quando il prete ha finito, lui è sempre con la mano “Al figliolo”. Non è che senta il bisogno di segnarsi, ma non vuole deludere il reverendo, il quale finito il segno della croce si congeda con: «Iddio vi aiuti». Il Ballotti che non vuole farsi scappare l’opportunità risponde dando fondo alla sua ironia casereccia con: «Se non ci aiuta vuol dire che si farà due viaggi». Da sotto una coperta il Dolfi, con un filo di voce, dà seguito al Ballotti: «Sei sempre il solito, ma dove trovi la voglia di scherzare?»

«Dorfi, te l’ho sempre detto, se tu ti butti giù è peggio, bisogna reagire se no le medicine gli è come buttalle nell’acquaio».

«Eh! Tu ragioni bene te. Se tu fossi qui da un mese e mezzo senza sapere ancora icché ho, tu faressi meno i’ bischero».

«Lo sai Dorfi che i’ mi’ dottore mi disse prima di venire all’ospedale: Ballotti, ricordati di tenerti su, sennò le medicine fanno bene solo a chi le vende».

«E io che fo, mi butto giù? Allora potevo rimanere a casa».

«Ma come fai Ballotti a dire codeste bischerate, dipendesse da noi…»

«Bah! Ragazzi che vi devo dire? Io ve l’ho detto per il vostro bene, poi fate voi».

Intanto il Ballotti si assenta e si fa rivedere il giorno dopo per annunciare che è passato il Dottore e che gli ha detto che può andare a casa «M’hanno trovato un po’ di infiammazione alla vessica, ma con le cure a casa ritorno bene. M’hanno silingato anche l’accesso che avevo su i’ fianco e m’è sgonfiato tutto. Vo a casa volentieri perché ho da piantare i pomodori di già che sono in ritardo». Alle tre del pomeriggio riappare all’ingresso della camera, già vestito per uscire e la valigia con le poche cose che ha. Sta aspettando il figlio al quale ha già telefonato e approfitta per i saluti e le ultime raccomandazioni agli amici. «Mi raccomando su, all’ospedale stateci contenti, c’è di peggio, io lo so, ho patito anche la fame». E per dar leva al coraggio continua: «Va bene ci aspetta la morte, ma a fare a codesta maniera lè come invitarla. Capito? Allora fra dieci giorni devo tornare per fare gli analisi e vengo a trovarvi, sperando di non trovarti più. Ciao ragazzi!» «Ciao Ballotti» risponde un coro fioco e sconsolato.

Passano i giorni, ma purtroppo il Ballotti in corsia non si è fatto più rivedere.

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