Daniele Manetti e Legambiente

Daniele Manetti e Legambiente

di Daniela Gori

giugno 2018

Già da tempo, dopo il Sindaco e il prete, ad Olmi non c’era nessuno più conosciuto di lui, ma da qualche anno la sua fama è accresciuta in tutta Quarrata, anzi in tutta la Provincia, grazie al suo attivo impegno come presidente di “Legambiente Quarrata”: il suo nome è Daniele Manetti, più che un nome una colonna portante della lotta alle “problematiche” e non solo di tipo ambientale.

Non c’è discarica abusiva, abbandono selvaggio di eternit, campo inquinato, spreco d’acqua, idrovora malfunzionante o buca stradale di cui lui non sia a conoscenza, pronto a cercare le soluzioni più idonee da suggerire agli Enti preposti. La sua notorietà lo porta a essere interpellato dagli stessi cittadini ogni volta che qualcosa non va, fiduciosi che sarà lui a farsene portavoce, esponendosi sempre al loro posto, spulciando tra incartamenti e delibere e scrivendo documenti subito protocollati. Perché il presidente di “Legambiente Quarrata” Daniele Manetti è tutt’altro che uno sprovveduto in materia di regolamenti; si interessa e si documenta, in nome di una battaglia continua che può essere riassunta con una formula che lo contraddistingue: “clima di partecipazione”. «Mi è sempre stata a cuore la salute di Quarrata, che ho cercato di concorrere a salvaguardare prima con i comitati cittadini, e poi contribuendo alla nascita di una sede di Legambiente qui da noi» spiega lui stesso. «Il nostro è un ambientalismo scientifico, cioè fondiamo ogni iniziativa per la difesa dell’ambiente su una solida base di dati scientifici al fine di fornire indicazioni di alternative concrete, realistiche, praticabili. Tutto è basato sulla trasparenza, partecipazione, e collaborazione con tutti per risolvere i problemi ambientali». Tutte le informazioni che riguardano l’associazione e la sua attività in territorio quarratino sono rintracciabili sulla pagina facebook “Legambiente Quarrata”, oltre che sul canale Youtube, e sulla bacheca presso la sede di Olmi. Tra le questioni affrontate, ci sono il rischio idrogeologico e l’inquinamento di ogni tipo (elettrosmog, fitofarmaci, polveri sottili e via di seguito).

Ma è soprattutto l’amianto il nemico numero uno, che Manetti affronta da sempre con tutta la sua competenza. «Purtroppo certe malattie colpiscono di più le persone meno informate; soprattutto un tempo, tanti provenivano da ambienti rurali e non sapevano neppure come difendersi contro nemici subdoli di cui può comprendere la pericolosità solo chi ha conoscenze approfondite in materia. Dopo che mi sono ammalato anche io (vedi box) che conoscevo bene i materiali grazie ai miei studi di chimica, ho iniziato ad informarmi presso la medicina del lavoro di Siena, per farmi portavoce nelle battaglie altrui». Così Manetti ha lottato tenacemente per aprire uno sportello amianto e rischio chimico a Pistoia, gestito dalla commissione tecnica “Malattie professionali Anmil Pistoia” di cui è il coordinatore. «Siamo giunti ad un accordo di collaborazione nel 2017 con la Regione Toscana per la sorveglianza sanitaria per gli ex esposti ad amianto, firmato dal sottoscritto in qualità di coordinatore e dal presidente regionale Anmil Vincenzo Municchi».

Tanta generosa abnegazione nel difendere i diritti di lavoratori che purtroppo hanno pagato il caro prezzo della salute, è valsa a Daniele Manetti un prestigioso riconoscimento che gli è stato attribuito quest’anno a Casale Monferrato, città pesantemente colpita dal grave problema delle morti a causa dell’eternit, il premio “Vivaio Eternot”. Il riconoscimento a carattere nazionale promosso dalla città piemontese e dall’associazione familiari vittime dell’amianto, consiste nella consegna di una Davidia, pianta del vivaio “Eternot”, sorto nel luogo del Monferrato dove in passato era la fabbrica di eternit. «La chiamano la ”pianta dei fazzoletti” per i suoi caratteristici fiori, simbolici di tante lacrime versate dalla gente che si è ammalata e dai loro parenti,» è l’amara constatazione di Manetti «io ho deciso di donarla al liceo artistico Petrocchi di Quarrata perché i giovani non devono ignorare il passato, e soprattutto devono ricordare di documentarsi sempre per il loro bene e per quello dell’ambiente che li circonda».

La storia personale di Daniele Manetti, nato a Quarrata 70 anni fa, doppio diploma di perito chimico e elettronico all’istituto tecnico, si intreccia con gli anni delle battaglie per il riconoscimento delle malattie asbesto correlate, ossia legate all’amianto. «Entrai alla Breda come chimico esperto in verniciatura e coibentazione delle carrozze ferroviarie» racconta Manetti «erano tutte d’amianto, ma allora da noi non si sapeva ancora che quello era un materiale killer. La Breda che aveva allora preso grosse commissioni dagli Stati Uniti, mi mandò a Cleveland e a San Francisco. E mentre ero là, che preparavo i capitolati, i tecnici americani mi ripetevano continuamente una raccomandazione: “No asbestos”. Questo fatto già mi mise in allarme. Da lì a poco sarebbe esploso anche qui in Italia il “caso” amianto come sostanza estremamente nociva, a cui gli americani erano già arrivati prima di noi». Da allora iniziò la sua battaglia, lui stesso colpito in modo irreversibile ai polmoni dalle fibre di amianto; una battaglia che arriva ai giorni nostri, per tutelare anche gli altri lavoratori affetti da malattie professionali o infortunati sul lavoro.

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