Diego Sarti – artista del legno

Diego Sarti – artista del legno

di Daniela Gori

giugno 2018

Che Quarrata sia la città dove nella falegnameria l’artigianato si sposa spesso con doti artistiche è cosa risaputa. Ogni tanto si scopre qualche personaggio, che indubbiamente ha delle doti particolari e che da un pezzo di legno riesce a tirare fuori qualcosa di unico. Uno di questi è Diego Sarti, artigiano che è anche scultore e artista. La passione di Sarti per la lavorazione del legno parte da lontano, da quando ragazzino andava a armeggiare tra trucioli e legnetti avanzati nel laboratorio di un suo vicino di casa, Cesare Pratesi, esperto intagliatore. «Mi piaceva aggieggiare, costruire piccoli oggetti, e avevo un’ammirazione sconfinata per quell’artigiano così bravo, che sapeva fare il volto di Cristo da un pezzo di legno» racconta.

Nel giovane Diego cresceva quella predisposizione, che andava al di là del semplice hobby, ma che gli dava più soddisfazione dei giochi banali tipici dei suoi coetanei. Un aneddoto di quando Diego era studente alle scuole medie rende bene l’idea della sua manualità in materia di falegnameria. «Eravamo a scuola, alla Bonaccorso, e passò la circolare che diceva di ripulire i banchi che erano stati scarabocchiati e rovinati;» racconta l’ormai quarantenne Diego «visto che il mio banco era stato tutto sciupato da studenti prima di me, con graffi e buchi, lo restaurai tutto per benino, stuccai i buchi, gli feci una stecchina intorno al bordo e perfino ci aggiunsi un cassettino. Tra l’altro, per fare le cose per bene, mi portai una mini aspirapolvere che avevo a casa, e con quella ci aspiravo la polvere che facevo durante la lavorazione».

Ma a Diego piaceva scolpire e intagliare, memore di quei volti sofferenti di Cristo che vedeva uscire dalle mani del suo vicino nel laboratorio accanto a casa. Così incominciò a mettere in pratica la sua passione: ceppi di legno trasformati in sculture, bassorilievi, busti. E poi teschi, teste di rapaci, addirittura un Pinocchio in legno di loto tutto particolare. «Sì, di Pinocchio ne sono stati fatti tanti, il mio però ha l’articolazione delle dita e cambia espressione: occhi, naso e bocca sono intercambiabili, per farlo ridere, oppure essere triste, perché ho sempre voluto creare cose originali» racconta lui stesso. Si cimentò anche, da tifoso della Fiorentina, con una figura a grandezza naturale di Gabriel Batistuta, che però non portò a termine perché nel frattempo, ancora giovanissimo si ritrovò a “metter su” famiglia.

L’ultima impresa però che il nostro creativo artigiano ha voluto realizzare ha dell’incredibile: un ciclomotore, perfettamente funzionante, interamente di legno. Si è reso conto di aver fatto un qualcosa di sbalorditivo quando nella scorsa primavera lo ha portato nel centro di Lucca: tutti lo fermavano, lo circondavano sbigottiti, volevano ammirare il suo motorino fatto tutto di legno. Eppure quando circa sei mesi prima si era messo in testa di costruirlo, non avrebbe mai pensato di suscitare così tanto scalpore. Del resto, un esempio illustre c’era già stato a Quarrata, con Vinicio Magni che realizzava le biciclette in legno pregiato, apprezzate per l’accuratezza con cui l’artigiano faceva anche la più piccola rifinitura. «L’idea mi era venuta perché volevo fare qualcosa di nuovo, di diverso,» racconta Diego «visto che la bicicletta era già stata realizzata, ho pensato che avrei potuto fare un motorino in legno, ma a cui non doveva mancare una prerogativa importante: avrebbe dovuto viaggiare regolarmente».

E incredibilmente lavorandoci solo la sera dopo cena e nei pochi momenti liberi, con pazienza e maestria è riuscito a portare a termine il suo capolavoro. Totalmente in legno di frassino, a partire dal carter, le mascherine laterali, i cerchioni, a cui ha messo i pneumatici, e con il serbatoio e le forcelle rivestiti, perché il presupposto era che doveva poter mettersi in moto e portare una persona. Modello Ciao Piaggio Px, che è stato in esposizione nel negozio di “Parentesi quadra” di via Campriana, e presto farà parte di una bella mostra dedicata proprio a Vinicio Magni. «Certamente non mi permetterei mai di ritenermi il suo erede ideale» conclude Diego «è anzi un grande mio rimpianto quello di non averlo conosciuto. Semmai mi sento un continuatore della passione artigiana tutta quarratina per la lavorazione di questo fantastico materiale che è il legno».

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