Do you speak Quarratino?

Do you speak Quarratino?

di David Colzi e Carlo Rossetti

giugno 2012
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Chiunque abbia studiato inglese sui banchi di scuola, prima o poi si è imbattuto nei cosiddetti False friends, ovvero i Falsi amici. Con questo termine si intendono quelle parole delle lingua inglese di derivazione latina che però hanno mutato il loro significato e che, ingannandoci con la fonetica, ci portano a traduzioni sbagliate. Ad esempio, la parola farm, richiama il termine “farmacia”, ma la traduzione corretta è fattoria. Così il termine factory, non si traduce con “fattoria”, ma fabbrica. Qualcosa di simile accade anche con il nostro vernacolo locale e toscano, in quanto ci sono alcuni termini che crediamo “solo” dialettali perchè suonano originali, invece si trovano anche nel dizionario. Noi abbiamo usato come fonte ” Il dizionario delle lingua italiana di Nicola Zingarelli”… e ne abbiamo scoperte di cose: listen and repeat!

Arrocchettàto= Mal ridotto. Fatto alla meglio.

Bàcchio= lat. bacùlu(m) bastone

Balògio= it. sett. balòs “birbante”, di etim. incerta. Melenso, balordo, privo di vivacità. Malaticcio, incerto, uggioso: tempo balògio.

Berciàre= dal lat. tardo berbex “pecora”. tosc. Gridare, strillare in modo sguaiato.

Biascicàre= mangiare lentamente qualcosa masticandola male e facendo rumore. Parlare lentamente, accorciando e pronunciando male le parole. Biascicare orazioni, recitare stentatamente le orazioni. Biascicare le parole,  parlare in modo inintelleggibile, balbettare.

Bottìno= (da botte) Pozzo nero. Contenuto dello stesso, usato spec. come concime. Imboccatura di una fogna, cunicolo. Negli acquedotti, recipiente per depurare le acque.

Bracalòne= chi ha i pantaloni sempre cascanti. Chi è trasandato e sciatto, spec. nell’abbigliamento. Calzoni larghi, di tela, che durante il lavoro si mettono sopra quelli normali per non insudiciarli.

Buriàna= etim. discussa: da borea(m)? Temporale di estensione e intensità limitata. Fig. pop. Tranbusto, chiasso, grande confusione: fare buriana, smettetela con questa buriana!

Cèncio= pezzo di stoffa logora, spec. usato per lavori domestici. Brandello di vestito. Vestito logoro o molto scadente. Cosa di poco valore.

Cimùrro= ant. fr. chamoire, forte raffreddore.

Culàia= (da culo) tosc.Ventre degli uccelli morti ingrossato per il calore degli intestini Nella loc. tosc. detto di pantaloni troppo larghi e rigonfi nella parte posteriore. Nella loc. tosc. detto di tempo che si annuvola e minaccia pioggia.

Gemicàre= lat. parl. gemicare, da gemere. Gocciolare, stillare.

Giùggiolo= Persona dappoco.

Mòta= lat. maltha(m) V. malta. Fango, melma. Tosc. Uomo di mòta, fig. che non si risente di nulla, fig. Che pezzo di mòta!, che persona spregievole. Motàccio. Pegg. di mòta. Terreno molto molle.

Panciòlle= da pancia, col suff. -olle, ricavata da molti nomi di luogo toscani. Solo nella loc. avv. in panciòlle, a pancia all’aria, a tutto agio, con tutta comodità e senza fare nulla.

Pinàto= da pina, che è compatto e sodo come una pigna.

Scancìo= di etim. discussa: dall’ant. fr. guenchier, guenchir “piegare, sviarsi”, di origine ger. (?) s.m. tosc. Sghembo, sbieco, linea obliqua. Finestra a scancìo, mettere di scancìo, tagliare a scancìo, tiro di scancìo; obliquo rispetto al fronte dell’obiettivo.

Smargiàsso= di etim. discussa: da maxazo, possibile accr. dello sp. majo “spaccone”. Chi vanta di aver compiuto o di poter compiere imprese eccezionali. SIN. Fanfarone, gradasso, spaccone. Smargiassone accr.

Sùgna= lat. axungia(m) “grasso da ruota”, comp. di axis “asse, sala del carro”, e di un corradicale di ungere. Massa di grasso intorno ai rognoni del maiale, che si liquefa per ottenere lo strutto. Lo strutto stesso. Morchia per ungere le ruote.

Vièto= lat. vetus nome “vecchio” V. veterano. Che ha perduto di freschezza e di sapore: cibi vieti, frutta vieta. Sapore stantio: sapere di vieto.

Tallìre= Mettere a talli. Accestire

Zìzzola= Inezia, bazzecola. Fatto spiacevole, evento avverso. Vento forte e freddo.

P.S. I lettori più attenti, avranno notato che alcune parole contenute in questo articolo, le abbiamo usate quando scrivevamo la nostra rubrica sul dialetto, “Lingua di Qua”. Quindi anche noi dovremo tornare sui banchi di scuola… e ripetere l’anno!

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