Gian Luca Guasti – il “dentartista”

Gian Luca Guasti – il “dentartista”

di David Colzi

settembre 2018

Mi sono sempre chiesto come mai i medici abbiano un rapporto privilegiato con l’arte… Io sono convinto che tanto studio e la visione di tavole anatomiche realizzate dagli artisti nei secoli passati, stimolino i nostri professionisti della salute ad avere un’apertura mentale verso la creatività.

Per rendersene conto, basta entrare nelle loro case e vedere quadri appesi alle pareti, oppure sculture, disposte con gusto sopra i mobili. A me è capitato spesso anche di intrattenermi con i dottori, in discussioni molto stimolanti sull’arte ed i suoi protagonisti. In ambito locale, pensiamo poi a quei medici che hanno preso parte alla vita culturale della comunità, come ha fatto il compianto dottor Vangucci con la Filarmonica G. Verdi di cui è stato presidente, oppure il dottor Capecchi, divenuto uno dei promotori del premio “La lunetta d’argento”. Sul curioso rapporto arte – medicina, voglio qui ricordare proprio quello che mi disse il dottor Vangucci nel 2008, durante un’intervista: «Sono un amatore dell’arte, non un artista, anche se credo che la medicina abbia molto a che fare con l’arte».

Partendo da queste riflessioni, fa piacere incontrare il dottor Gian Luca Guasti, odontoiatra ad Olmi da ben 34 anni, che in qualche modo ha chiuso il cerchio, essendo sia medico che artista. Sono sicuro che per tanti suoi pazienti questo sarà uno scoop, dato che ha sempre tenuto per sé il “sacro fuoco”, ma un recente e prestigioso riconoscimento, lo ha portato allo scoperto. Infatti il 16 giugno di quest’anno è stato insignito del “Collare laurenziano”, che viene assegnato annualmente nell’ambito del Premio internazionale Lorenzo il Magnifico, promosso dall’Accademia internazionale Medicea. Il premio è destinato a pittori, scultori e fotografi che si sono distinti per la loro qualificata attività espositiva. La manifestazione si è svolta nel Salone dei Cinquecento a Palazzo Vecchio e il dottore è diventato Senatore dell’Accademia.

Gian Luca Guasti ha iniziato il suo percorso artistico a 13 anni, copiando le opere di Salvador Dalì, un pittore che lo ha influenzato lungo tutta la sua vita, e infatti ancor oggi la sua poetica è di tipo figurativo-surrealista. A cementare ancor più la sua passione è stata la professoressa di educazione artistica delle scuole medie, che gli fece conoscere la tecnica del graffito, che continua ad usare. L’attività espositiva iniziò presto e a soli 19 anni Guasti ebbe già un grande riconoscimento presso il Cenacolo di Torre del lago Puccini, dove vinse il primo premio assoluto, in una mostra a premi internazionale. Insomma, sembrava proprio che il nostro artista fosse “lanciatissimo”, anche perché intorno a lui si cominciava a creare un certo interesse: «Ma io non ero attratto da quel mondo» dice Guasti «perché non volevo mettermi a produrre su commissione». Così smise subito di esporre e da quel lontano 1973, sono passati più di quarant’anni prima che ricominciasse a fare mostre, e solo da un anno e mezzo, il dottore ha deciso di tornare ad appendere i suoi lavori per il pubblico: Come mai proprio ora? «Perché adesso ho una certa età e so prendere con leggerezza e divertimento il mondo dell’arte, avendo trovato la mia strada con la medicina» dice sorridendo il dottore. Ed è stato proprio grazie a quella mostra collettiva di un anno e mezzo fa, che si sono accesi i riflettori di nuovo sull’artista, e così alcuni giornalisti ed esperti di settore si sono interessati alla sua opera e alla sua storia: da lì, il passo per il “Collare laurenziano” è stato breve.

Esposizioni a parte, la passione per l’arte non è mai venuta meno in tutta la sua vita ed un particolare feeling, Guasti lo ha instaurato anche con la ceramica fin dagli anni ’80, grazie alla conoscenza del professor Angiolo Fanfani, geriatra, esperto e collezionista di ceramiche rinascimentali. In questo caso il dottore aiutò Fanfani a catalogare tutti i suoi pezzi, frutto di recuperi post-bellici, realizzati assieme a Galeazzo Cora. Da quella catalogazione di oltre 200 esemplari è nata una collezione donata al “Museo internazionale delle ceramiche in Faenza”. Ma Guasti è andato oltre, e grazie all’amicizia con il ceramista di Olmi, il Maestro Giorgio Agostinelli, ha potuto realizzare alcuni oggetti che fino ad allora erano rimasti bozzetti su carta, forte anche della frequentazione di corsi alla Richard Ginori.

Caro dottore, adesso ha di nuovo tante proposte per mostre ed eventi: continuerà ad esporre o si ritirerà di nuovo? «E’ certamente impegnativo, anche perché ho uno studio di odontoiatria da portare avanti… vedremo» conclude il “dentartista”.

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