Sotto la maschera del Natale

Sotto la maschera del Natale

di Serena Michelozzi

dicembre 2017

Il Christmas blues, come molti lettori potranno pensare, non è una gioviale canzone natalizia. Tutt’altro. Il Christmas blues è uno stato di tristezza che accompagna il clima natalizio. Secondo gli esperti in materia, è il momento dell’anno in cui si cade più spesso in depressione e quello in cui psichiatri e psicoterapeuti ricevono più contatti, perché le persone temono l’arrivo delle festività. Dietro i falsi sorrisi festosi della gente, si nascondono invece angoscia, struggimento, disadattamento sociale e rabbia; ed è così che le feste della tradizione, attese occasioni di raccoglimento, si trasformano in feste del consumismo, occasioni di forzata unione sociale da cui la coscienza ed emotività delle vittime del Christmas blues vorrebbero invece scappar via lontano, ma il bisogno di adattamento glielo impedisce, rendendo doveroso festeggiare, doveroso sorridere, e doveroso essere belli. In altre parole il fenomeno del Christmas blues può essere definito come una rivisitazione postmoderna del Natale con più luci sull’albero ma più ombre sulle sue radici, dove la festa ed il raccoglimento, per chi è vittima di depressione, si articolano in situazioni vuote, rumori senza parole, facce non amiche, in desolazione e solitudine, anche se in realtà intorno vi è una moltitudine di persone.

Ma perché accade tutto questo? Perché la maggior parte della gente teme l’arrivo delle festività natalizie e ne vive male il decorso? Innanzitutto è condivisibile l’idea che il Natale già di per sé, possa essere un po’ malinconico. Solo che, tra una mera malinconia o una seria depressione, vi è una profonda differenza. Secondo vari studi il Christmas blues è causato da svariati fattori che accadono internamente alla nostra coscienza con l’arrivo delle feste, tra i quali la smania per i regali, le spese da sostenere, la pressione affinché tutto risulti perfetto. In più, sono i giorni della “resa dei conti” in famiglia e nel gruppo di amici: in tali ritrovi si è tenuti a informare di come vanno le cose, sia nella vita privata sia nel lavoro, e a interagire anche con persone con cui non si va sempre d’accordo. Infine, dato che il Natale riporta alla mente l’infanzia, rattrista tutti coloro che hanno subito conflitti familiari, separazioni o perdite. Vi è la paura di come passerà il Natale chi una famiglia non ce l’ha, la paura di come lo passerà chi ha figli ma non può fargli gli stessi regali che riceveranno i suoi amici, la paura di chi, per qualsiasi tipo di motivo, non si sente in grado di essere all’altezza del mondo esterno. La verità è che ogni persona nella sua più intima e recondita parte della coscienza ha sempre qualche paura, qualche disagio che non riesce ad affrontare o ad ammettere. Nella vita frenetica di tutti i giorni il tutto viene tenuto nascosto e celato non solo agli occhi degli altri, ma soprattutto a noi stessi. E’ in particolare nei momenti in cui la vita si ferma, come appunto può essere in occasione di una festività, che la nostra coscienza risveglia quei disagi e quelle paure che normalmente cerchiamo di ignorare.

In realtà è però più unico che raro che esista al mondo qualcuno che non abbia alcun disagio interiore. Ed ecco che quindi, proprio in occasione del Natale (meglio sarebbe anche in altre occasioni), le maschere pirandelliane dovrebbero cadere, le persone dovrebbero mettersi totalmente a nudo con le proprie debolezze e paure, ed ognuno di noi dovrebbe cercare nell’altro un viso amico, quella solidarietà e vicinanza che ci si auspica esserci a Natale. E’ proprio il porgersi verso il prossimo, il capirlo e comprenderlo, una possibile soluzione al Xmas blues. Raccogliendoci nell’esclusiva compagnia delle nostre coscienze possiamo scoprire che il Christmas blues altro non è che una paura che può essere più o meno facilmente sconfitta; riunendoci possiamo avere l’occasione di notare quanto, nonostante la forma comune, le nostre paure abbiano una sostanza e dei connotati diversi, e quanto l’unione dei nostri valori possa far sì che tutte queste angosce siano esorcizzate e razionalizzate dalla più autentica forza della collettività.

Se tutti avessimo la consapevolezza che il Christmas blues è solo una mera paura comune alla maggior parte di noi e se tutti quanti ci avvicinassimo l’un l’altro con coscienza emancipata ed unione autentica, proprio come il mondo di Matrix o il clown Pennywise, il Christmas blues non esisterebbe.

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