Il Maresciallo Rosolino Battaglia

Il Maresciallo Rosolino Battaglia

di Carlo Rossetti

settembre 2016
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Il ricordo del Maresciallo Rosolino Battaglia che per un lungo periodo, dalla metà degli anni Sessanta in poi, fu il Comandante della Stazione dei Carabinieri di Quarrata, ci riporta ai personaggi di una certa televisione, in cui si narrano le gesta di qualche commissario di polizia. Il riferimento più illustre può essere quello del Commissario Maigret, interpretato da Gino Cervi, principalmente per una certa somiglianza sul piano esteriore, in entrambi legata all’imponenza fisica. Proprio per questo il nome Rosolino sembrava non appropriato al suo aspetto. 

Il Maresciallo Battaglia era un uomo alto e corpulento, ma con una espressione che lasciava intendere una bontà di carattere, talvolta celata dietro una maschera seria, che la sua funzione gli imponeva. Era soprattutto un amico di tutti e lo si poteva vedere spesso per le vie del paese conversare con conoscenti e passanti occasionali, quando la vita in un contesto sociale diverso da quello attuale,  lasciava il tempo di socializzare. Anche se l’aspetto, apparentemente austero, poteva creare in chi non lo conosceva a fondo un po’ di soggezione, l’impressione sfumava durante il colloquio. Questo perché Rosolino Battaglia era prima di tutto una persona affabile e di spirito, che non poteva restare chiuso nella propria caserma, perché aveva bisogno del contatto con la sua gente. Basti pensare che erano i tempi in cui cominciavano a circolare le prime barzellette sui carabinieri e lui, incontrando l’amico adatto, lo invitava a raccontargli l’ultima sull’Arma. Lo faceva con un po’ di circospezione, chiedendo di non alzare il tono della voce, per nascondere a possibili orecchie indiscrete una richiesta che dileggiava l’Arma a cui apparteneva. E non c’è da dire, rideva di gusto, prenotandosi per la successiva barzelletta in uscita. Parlava con un po’ d’affanno, forse a causa dell’antico sodalizio con la sigaretta perennemente accesa, usando il tono basso della voce, rilevando qua e là le sue origini siciliane. 

battaglia-2Per quanto riguarda la sua funzione di tutore dell’ordine, aveva un proprio modo di operare. Quando incontrava qualcuno di cui conosceva il comportamento non proprio ineccepibile, specie nei confronti di ragazzi un po’ ribelli, si rivolgeva a loro con un tono che era un concentrato di autorità e di atteggiamento paterno, senza ricorrere all’ufficialità di un richiamo in caserma. Ma non mancava ad un certo punto di usare un tono più autoritario fino ad arrabbiarsi, quando si rendeva conto di non essere stato capito. Dopodiché, finita la paternale, si congedava con un «Mi raccomando… altrimenti…» E’ vero che il tessuto sociale era diverso e di conseguenza i problemi legati all’ordine pubblico erano di rilevanza minore rispetto a ora e quindi da poter essere affrontati in maniera quasi confidenziale. Salvo i casi di una certa gravità che venivano trattati naturalmente in maniera diversa. 

C’è un altro aspetto simpatico che riguarda il maresciallo Battaglia. Verso il 1964 fu costituita da Vivaldo Matteoni e Millo Giannini una compagnia di prosa composta da giovani elementi. Fra gli attori figurava anche suo figlio Sergio, purtroppo prematuramente scomparso, che aveva tutte quelle doti che servono per fare l’attore: un bell’aspetto fisico ed una voce calda e ben impostata. Senza dubbio, avesse voluto, avrebbe potuto intraprendere la carriera dell’attore. Durante le rappresentazioni di alcune commedie che furono allestite in quel periodo, su un piccolo teatro ricavato alla Pineta, non appena sulla scena appariva Sergio, il padre immediatamente si metteva a battere le mani. Ciò avveniva in qualsiasi punto della commedia, anche quando poteva risultare inopportuno. Si sa perfettamente che all’applauso si associano anche gli altri spettatori: in questo caso essendo il Maresciallo a iniziare, gli altri non potevano fare altro anche per compiacerlo.

Indubbiamente il Maresciallo Rosolino Battaglia è stato un personaggio unico nell’ambito della Caserma dei Carabinieri di Quarrata, soprattutto per un’innata simpatia che suscitava in quanti lo conoscevano. Uno scrittore avrebbe trovato spunti e aspetti caratteristici, per scrivere un racconto imperniato su una figura così sfaccettata.

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