Parliamo d’arte con il professor Daniele Franchi

Parliamo d’arte con il professor Daniele Franchi

di Serena Michelozzi

settembre 2018

«Quarrata è una cittadina che si distingue anche per velleità artistiche, culturali e turistiche. Fra queste il luogo di maggior interesse storico- culturale è Villa La Màgia: unico patrimonio Unesco della Provincia di Pistoia. La Villa è inoltre particolarissima nel suo assetto attuale, figlia di stratificazioni e di una storia patrimoniale che va dal ‘300 ai giorni nostri. è dunque certamente una delle ville più prestigiose dell’entourage pistoiese, che può farsi traino e locomotiva per la politica culturale quarratina».

Così si esprime su Villa La Màgia il professor Daniele Franchi, docente presso l’“Istituto Internazionale Lorenzo de Medici” a Firenze, dove insegna “Storia dell’Arte” e “Lingua e Cultura Italiana” tenendo corsi per le università americane. Il prof. Franchi si è laureato in storia dell’arte all’Università di Firenze, presso la Facoltà di lettere e filosofia nel corso di Laurea in Storia dell’arte e si è specializzato in arte moderna e contemporanea. Ha poi collaborato e tenuto corsi in numerose ed importanti Università italiane e straniere, fra cui la Georgetown University ed il Middlebury College (nelle loro sedi italiane) come tutor di storia dell’arte, ed ha inoltre insegnato per un anno negli Stati Uniti presso l’Università del North Carolina.

«Mi definisco insegnante, storico e critico d’arte. Questo lavoro nasce da una grande passione che mi porto dietro fin da piccolo; per me la storia dell’arte è un grande piacere e l’arte di per sé è cibo per l’anima. L’insegnamento nasce come una vera e propria esigenza di condivisione di questo sapere, in quanto ritengo che questa disciplina possa allargare la propria visione personale, faccia prendere coscienza della nostra identità italiana e crei uno spirito critico interdisciplinare senza pari» ci racconta Franchi. Attualmente il prof. è legato all’associazione culturale quarratina Tagete, la quale opera sul nostro territorio promuovendo lo studio, la ricerca, la valorizzazione e la salvaguardia del patrimonio storico, artistico, archeologico e delle tradizioni locali.

Secondo Franchi, oltre alla summenzionata Villa La Magia, un’altra importante eccellenza presente sul territorio quarratino è la Casa di Zela, che conserva la collezione etno-antropologica di Ernesto Franchi, una delle più grandi d’Italia e ancora poco conosciuta e valorizzata: «Gli oggetti della collezione raccontano di una Toscana contadina e mezzadra: una struttura sociale che ha condizionato questa terra dal modo di vivere al paesaggio. Questa collezione potrebbe essere un importante investimento verso una storia troppo spesso rimossa, una ricchezza straordinaria che porta in manifestazione il genio contadino e sottolinea il valore e l’orgoglio della collezione, riportandoci verso radici identitarie imprescindibili per il nostro territorio».

Ma non è finita qui. Oltre a questo Quarrata, secondo il prof. Franchi, vanta un grandissimo pregio paesaggistico che si chiama Montalbano. Un’area che racconta la toscanità fatta di ulivi e dolci colline, ma che al contempo trasuda storia e conserva le vestigia del Barco reale Mediceo voluto da Ferdinando II nel 1626. Ed è proprio passeggiando tra queste colline che troviamo luoghi d’interesse, come la Chiesa di San Michele Arcangelo a Buriano, il piccolo borgo di Tizzana o la chiesa di Michelucci a Colle; piccoli gioielli che decorano il nostro territorio e che possono essere ulteriormente riscoperti e apprezzati.

Migliorare e valorizzare il patrimonio artistico-culturale dovrebbe essere per Quarrata una parola d’ordine, anche se non è semplicissimo lavorare in questo settore. La grande locomotiva per una futura valorizzazione, come affermato da Franchi, potrebbe essere proprio Villa la Màgia, al fine di poter creare un indotto che trascini con sé le attrattive del territorio, culturali, paesaggistiche e anche enogastronomiche. «Fin quando la popolazione non si identificherà nel suo patrimonio, sarà molto complesso operare sul bene, per questo necessitano operazioni che avvicinino la cittadinanza; operazioni di grande stampo identitario e fortemente rispettose della storia della Villa, che non può essere snaturata. Occorre ricostruire un contesto che aumenti la nostra comprensione delle opere d’arte e del passato, e poi renderlo accessibile al grande pubblico senza tradire né le ragioni della scienza né quelle della comunicazione» ci spiega il nostro maestro d’arte. In altre parole è importante contrastare l’incessante processo che trasforma il patrimonio culturale in un intrattenimento totalmente irrazionale. Bisogna ridare dignità a chi lavora nel campo culturale, dar voce a professionalità qualificate quali storici dell’arte e archeologi, veri operatori culturali capaci di continuare a studiare, comprendere e divulgare. Competenza ed identità sono le parole chiave, in modo che Villa La Màgia e le altre presenze storiche del nostro territorio, possano migliorare sempre di più, per creare un centro artistico-culturale ancor più ricco e rinomato.

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