di Piera Salvi
marzo 2026
Una continua ricerca per creare un unico linguaggio tra due espressioni d’arte: immagine e parola. E’ il percorso dell’artista Fabrizio Ferrari, nato a Pescia, che vive ad Agliana dal 1978. Esordio artistico con la pittura e la poesia tradizionale, poi la «deviazione» come la definisce lui, con la poesia visiva, passando anche dalla mail art.
«L’arte, quella che mi ha accompagnato nell’arco di tutta la mia vita» spiega «è stata la mia ricerca, spaziando tra le varie tecniche: disegno, grafica, pittura, poesia. Ma l’atto di congiunzione è stata la tecnica del collage, che iniziò nell’arte storicizzata del secolo passato, con i cubisti, i futuristi, i dadaisti, surrealisti, a seguito la pop art, l’arte postale, i poeti visivi, continuando con metodi più tecnologici, tipo computer, video art, fino ad adesso con l’intelligenza artificiale. Ho sempre amato comporre senza limiti su foglio o tela. Con la pittura informale del primo periodo, anni Ottanta, non ne facevo uso. Anche nel Duemila, quando mi dedicavo alla grafica e al disegno, la tecnica del collage era marginale, ininfluente. Tuttora nella pittura a olio la uso, ma è solo un modo di interpretare l’immagine, la forma, i disegni non sono incollati ma tutti dipinti». Dal 1982 a oggi ha al suo attivo diverse pubblicazioni di raccolte di poesie, esposizioni collettive e personali di pittura e arte varia in diverse città in Italia e all’estero (Stati Uniti, Messico, Brasile, Polonia). «Ma non abbandono Agliana» afferma. «Mi piace esporre negli spazi più diversificati del territorio aglianese».
Ferrari è si è appassionato alla poesia visiva da quando approdò al Gruppo 70, fondato a Firenze nel 1963. «Mi appassionò quel modo di fare arte in cui segni, immagini, parole, figure, si intrecciavano senza una chiara soluzione» racconta. «La grande esplosione del predominante gusto del collage nacque nel 1984 quando, con la poesia verbo-visiva, trovai il modo di collegare anche il linguaggio poetico scritto, lineare, che in origine è stato pilastro fondamentale nel mio percorso artistico: unire le due espressioni di arte in un unico linguaggio. Immagine e parola insieme, che poi ho sperimentato in molteplici varianti, cercando di abbinare questi due elementi in un’unica forma d’arte e di non arenarmi sulle cose che trovavo, continuando sempre a sperimentare».
Il 2026 per Fabrizio Ferrari è iniziato con il grande successo ottenuto con l’esposizione “L’infinito diverso”. La mostra, allestita nel mese di gennaio alla galleria d’arte pistoiese ArtistikaMente, proprio in base ai consensi ottenuti è stata prorogata di una settimana. Un successo replicato ad Agliana, sempre con “L’infinito diverso” al Deka Caffè letterario di Spedalino, nei mesi di febbraio e marzo. Si tratta di opere di Ferrari realizzate con la tecnica olio su tela, con temi e significati di ogni singola opera molto differenziati. Spesso a sfondo sociale o pura ricerca d’estetica, facendo una introspezione del quotidiano e nel mondo contemporaneo del consumo. «Cerco di stimolare delle analisi» spiega l’artista «in questo momento moderno che stiamo vivendo, adottando delle visioni e immagini molto popolari e di facile interpretazione».
Quali sono, oggi, le tue aspirazioni?
«Ora spero che questo mio piccolo mondo introspettivo di vedere la creazione artistica porti un contributo, anche lieve, nell’arte contemporanea, essendo passato dalle avanguardie e amando quel modo di esprimersi del Novecento».
Foto quadro a colori: Daniele Neri





