di Marco Bagnoli. Foto: Gabriele Bellini
giugno 2026
Abbiamo incontrato Eleonora, una cantautrice lucchese che come nome d’arte ha scelto direttamente il suo cognome, Matteucci. La sua strada era un po’ obbligata, in effetti, nata tra i teatri e il Conservatorio, col babbo insegnante di solfeggio al Conservatorio Boccherini di Lucca e la mamma pianista classica. Eleonora optò per le sei corde della chitarra classica e acustica, iniziando da adolescente, a quattordici-quindici anni, a suonare con gli amici un ricco repertorio di cover pop/rock. Ma non pensiate adesso che fosse questa una scelta furbesca, tanto per scavalcare i recinti dei pentagrammi e tutte quelle regole: infatti, è l’impegno che rende grande uno strumento, e un musicista, e lei si diplomò con tutti i crismi in chitarra alla Music Academy di Bologna nel 2013.
Fino a questo punto della storia Eleonora è quindi una chitarrista, dedita soprattutto alla composizione di musica strumentale. Finché un giorno non colse l’idea di introdurre nelle sue musiche delle linee vocali, un cantato insomma: stava per compiere il passo per diventare cantautrice a tutti gli effetti, a parte il fatto che ancora lei non cantava. Era giusto impegnata per trovare delle cantanti cui affidare i suoi lavori, quando qualcuno, con il disarmante candore di chi comunica delle ovvie verità, non le suggerì di divenire ella stessa l’interprete delle sue creazioni. E un po’ come nelle favole, quando la protagonista della vicenda accoglie in toto il provvidenziale intervento del personaggio magico, Eleonora si trasformò in Matteucci, la cantautrice. Che però, essendo il suo cognome, non era altro che la sua vera natura, chiaro no?
Nel 2009 registra il suo album d’esordio, “Eleven Project”, e allora il viaggio comincia davvero, percorrendo le ispirazioni che vanno dai Radiohead all’elettronica degli Zero 7, i Porcupine Tree o Bjork. Un progetto tutto cantato in inglese, dove Matteucci si assume tutta la bellezza e il rischio dell’intera produzione artistica, come una specie di esperimento nella testa, e nella musica. Il suo sarà un percorso disseminato di molti singoli, perché è questa la rotta giusta dei venti che attraversiamo oggi nel mercato discografico, dove l’album è diventato sostanzialmente obsoleto. La dimensione live è sempre stata presente, inutile dirlo, un’esigenza quotidiana intimamente legata all’essenza stessa di sé. Come disse una volta Giovanni Lindo Ferretti, già ex-Cccp, la musica è come il pane, bisogna farla ogni giorno. Eleonora suona con la band, o in modo autonomo, per mezzo di loop e pedaliere, tanto per mantenere una certa indipendenza quando serve.
E a un certo punto, verso il 2017-18, come un fiore di mezzanotte, spunta la voglia di inventarsi qualcosa di nuovo, tipo la musica sudamericana. E perché? direte voi. E perché no? Per introdurre dei colori nuovi nella tela ormai familiare della sua canzone pop, prima in inglese e adesso compiutamente italiana, e arrivare dalle parti della world-music o poco lontano, cantando anche in spagnolo e in portoghese. Il suo progetto del 2024, “Tra Italia e Brasile”, è un po’ il risultato sonoro ed emozionale di questa ricognizione musicale in giro per il mondo a tempo di bossa-nova e Brasile, tra i paesi che ha effettivamente visitato e quelli che sono ancora dei desideri.
È tutto molto bello direte voi, ma i lettori di Noi di Qua sono vispi e attenti, come mai ci state raccontando la vicenda esemplare di Matteucci, dalle origini lucchesi? Perché sono ormai diciassette anni che Eleonora lavora in una realtà musicale che più aglianese non si può, la storica Associazione Culturale Artigiano, fondata da Luca Nesti. E soprattutto in estate, la nostra cantautrice passa molti più giorni qui ad Agliana che non ha Capannori, a una mezz’ora da qui, dove ha casa e dove le piantine attendono fiduciose di essere innaffiate. Nell’Artigiano Eleonora si occupa soprattutto dell’organizzazione di eventi, festival e concerti, che con la bella stagione crescono più dei prati. Durante tutto l’anno, Eleonora non si ferma mai, però cercando di limitare magari le sue esibizioni per farle bene, soprattutto nell’ambito della sua proposta di musica originale. Un due-tre anni fa ha avuto anche la possibilità di aprire per artisti internazionali sui palchi del Pistoia Blues Festival o del Beat Festival di Empoli, dove ha aperto per artisti come Toquino o Xavier Rudd, dei Santi Francesi, Max Gazzè, Mario Biondi, Tananai… davanti a un pubblico che è venuto espressamente per “non” sentire te, e quindi è la prova della verità. E quello che siamo veramente alle volte è silente: Matteucci ce lo canta in “Vulcao”, esplosione positiva di energia. Com’è lei, no?





