di Marco Bagnoli
giugno 2026
I nostri lettori più affezionati sono attenti, e di sicuro avranno subito riconosciuto il loro concittadino, che avevamo già incontrato nel numero di dicembre 2019. Piero Pacini vive ancora nella sua via, e come sempre alcuni dei suoi quadri tengono viva negli ospiti la memoria della sua vena pittorica, e così anche lui può ricordare i suoi fasti in cornice.
Ma proprio per rispolverare dei cimeli veri dalle pigrizie degli anni, Piero ha deciso di stupirci una volta di più, disvelandoci la sua raccolta di poesie. E non si tratta di versi macinati in tutta fretta, frutto di effimere ispirazioni. Molte di queste conobbero i vent’anni del loro autore, e per l’appunto parlano del tempo, del ricordo, delle persone vive nel cuore e nella memoria. Sono un viaggio lontano, anche perché talvolta associate al sole di spiagge esotiche, come un biglietto aereo mischiato ad un mazzetto di fotografie. Le fotografie stampate, come appunto usavano tanti anni fa. Il volumetto che Piero ha realizzato poco tempo fa, solo per pochi amici, si intitola “Emozioni Sensazioni Stati d’animo”, e in effetti basterebbe questo a capire molto del suo contenuto. Certo non tutto: tante, troppo cose, per fortuna, restano vivide eppure enigmatiche come certi sogni, e proprio dei sogni mantengono quello strano senso a metà tra il sorriso e il dispiacere.
Piero non le definisce neanche poesie, e ci fa venire in mente Fabrizio De André quando ricorda Benedetto Croce, secondo il quale fino ai diciotto anni tutti quanti scrivono poesie, e dopo restano a farlo solo i poeti, e i cretini. Per questo De André preferiva ritenersi precauzionalmente un cantautore. Ecco, anche Piero la vede un po’ così, lui è solo un pittore copista che si è appuntato giusto qualche riflessione, qualche sensazione, e poi le ha rimesse insieme. Si tratta infatti di scritti realizzati molti anni fa, per la maggior parte, anche quarant’anni, e le più recenti hanno già qualche anno. Vediamo i viaggi da sogno, la figura della maternità, della figlia Alice, e della nonna, in chiusura di raccolta. Ma, dal momento che vediamo tutte queste figure, allora chiediamo a Piero la differenza tra fare il pittore copista e fare il “poeta”: il pittore per lo più copia un quadro esistente; il pittore scrive liberamente quello che sente. Anzi, aggiungiamo noi, l’uomo vive, e ricorda nel tempo. Come disse Pasolini di Modugno: non è un cantante, è un uomo che canta. E così il nostro Piero.



