L’attrezzo per disfare il vegetale

L’attrezzo per disfare il vegetale

di David Colzi. Ph: Foto Olympia

settembre 2026

Continua la nostra visita al museo etno-demo-antropologico Casa di Zela di Quarrata, in cerca di oggetti curiosi del nostro passato. Ad accompagnarci c’è Ernesto Franchi, responsabile e guida del plesso.

In un’epoca come la nostra, dove non sappiamo nemmeno come si realizzano le cose più utili alla nostra quotidianità, nessuno riconoscerà l’oggetto qui riportato. Eppure è stato fondamentale per generazioni di materassai e tappezzieri, in quanto serviva per sciogliere le fibre del cosiddetto “vegetale”, ovvero il materiale usato per le imbottiture. Infatti, prima dell’avvento della gomma ed altri prodotti sintetici, ci si rivolgeva alla natura che forniva un’erba spontanea, lunga e sottile, la quale veniva seccata e raccolta in lunghe trecce per trasportarla meglio. Chiaramente prima di metterla dentro i cuscini dei divani o nei materassi, bisognava disfare quei grovigli, quindi si usavano attrezzi come quello mostrato nelle foto, spesso realizzati con quel che si aveva a disposizione; nel nostro caso, parti di una bicicletta.

Se prestate attenzione, noterete che al lato opposto del pedale che fungeva da manovella, c’è un gancio. Qui si appendeva la treccia, e poi si girava nel senso opposto, così questa si apriva, restituendo i fili essiccati uno ad uno. L’operazione richiedeva due persone: una a manovrare, l’altra, solitamente un bambino, a tenere in tensione la treccia. Gli imbottiti riempiti con questo materiale resistevano nel tempo in maniera eccezionale, perché, oltre la qualità, c’era una tecnica precisa per riempire senza creare vuoti. Prima dell’arrivo del sintetico, furono persino inventati apparecchi meccanici automatizzati, per rendere semplice lo scioglimento delle trecce.

Se visiterete Casa di Zela, Ernesto vi spiegherà tutto con dovizia di particolari.

Ultima curiosità: oggi noi compriamo materassi con un lato invernale e uno estivo, cioè uno più fresco e uno più caldo. Ebbene, anche nei tempi passati, chi aveva le possibilità economiche, faceva qualcosa di simile. Come? Mettendo un materasso di “vegetale”, sopra uno di lana (entrambi erano più sottili rispetto ai moderni): il primo era per l’estate, il secondo per l’inverno. Invece i più poveri avevano quelli riempiti con le foglie essiccate di granturco; giacigli scomodi, rumorosi che non mantenevano la forma.

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