Circolo ARCI Ferruccia

Circolo ARCI Ferruccia

di Daniela Gori

dicembre 2021

Ci sono ancora persone a Ferruccia che si ricordano di quando negli anni ‘50 nell’aia dei contadini della fattoria Baldi, l’aia “dai Tedi” per così dire, là, vicino alla macelleria Marini, si ballava. Per la festa del Perdono, con l’orchestra e la musica in voga, era l’occasione per divertirsi ma anche di raccogliere le lire per finanziare la costruzione della nuova Casa del Popolo, in via Selva, dov’è tuttora. Perché prima il centro di ritrovo dei lavoratori era sull’argine dell’Ombrone, nei pressi della villa de’ Baldi, ma era ormai chiaro che bisognava trovare un posto più adeguato, da costruire ex novo e farne il circolo dove bere un bicchiere di vino e intanto discutere dei problemi della politica e del lavoro. Dopo varie difficoltà per trovare il terreno, alla fine nell’area agricola di via Selva fu acquistato il pezzo di terra e si procedette alla costruzione della nuova sede. Muratori, e chi sapeva un po’ “far di muratura”, la sera dopo il lavoro o nei giorni liberi, si davano da fare a cementare, preparare la calcina e portare cantoni: tutto lavoro di volontariato.

Altri tempi. Erano i tempi in cui chi aveva quegli ideali di sinistra (“i rossi”, venivano chiamati all’epoca) prendeva le distanze da quelli che invece si riconoscevano nei valori cattolici, e viceversa. Quelli si ritrovavano alla Casa del Popolo, quest’altri al circolo della Tranquillona vicino alla chiesa: una contrapposizione che rispecchiava in parte la frazione di Ferruccia, divisa a metà tra il Comune di Agliana e quello di Quarrata, salvo poi che i ferrucciani sceglievano da che parte andare a trascorrere la serata e fare una partitina a carte, indipendentemente dal loro comune di residenza.

Più vicina a un compromesso storico che a una guerra fredda, era insomma la Ferruccia, negli anni a cavallo tra i ‘50 e i ‘70, o perlomeno è così che adesso passano i ricordi attraverso il filtro della memoria di chi c’era. A raccontare la storia “epica” di quei tempi è uno degli storici soci del circolo, Ademaro Bonacchi da tutti conosciuto come Bassino: «Ma servivano ancora soldi per pagare il materiale da costruzione e allora il sabato sera d’estate sul terrazzo che allora era stato fatto sul tetto del circolo si faceva il dancing e si dava il contributo per la Casa del Popolo. Poi si decise di fare anche il cinema estivo all’aperto, sempre sul terrazzo, e a quel punto si dovette fare l’affiliazione all’Arci. Ci tengo a dire però che la proprietà di questo circolo non è mai stata di un partito ed ha avuto più che altro funzione di dopolavoro. All’epoca invece c’era tanta gente che faceva volontariato, che si dava da fare, che contribuiva. Adesso sono tempi diversi, non ci sono più molti giovani con queste idee disposti al volontariato».

Proprio Bassino ha voluto che venisse fatta nel 2005 una targa, per ricordare i nomi di quanti hanno contribuito in un modo o nell’altro a dare vita al circolo: «1956 -2005» si legge sulla targa attaccata al muro all’interno del bar «A ringraziamento. Ai fondatori della Associazione Civile».

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