Storia della fornace Frosini – nel libro di Virgilio Dominici

Storia della fornace Frosini – nel libro di Virgilio Dominici

di Piera Salvi

giugno 2022

Il bassorilievo in terracotta che vediamo sulla sinistra, entrando nel parco Pertini da piazzetta Tucci, è l’unica memoria storica di quel luogo, dove in passato c’erano una cava d’argilla e una fornace. Questo venne realizzato da Officinae (laboratorio comunale di ceramica di Agliana) nel 1999, sotto la direzione dello scultore e direttore del laboratorio Vanni Melani, che volle così ricordare la vecchia cava di argilla, la fornace che produceva mattoni e il duro lavoro degli operai. “Memoria della fornace: terra, acqua, sudore, fuoco – OFFICINAE A.D. MCMXCIX”, Queste le parole incise sotto la raffigurazione di operai al lavoro, incorniciata da mattoncini.

Virgilio Dominici, aglianese originario della Val di Chiana, recentemente ha raccolto la preziosa memoria nel volume “Breve storia della Fornace del Frosini”, con prefazione dell’ex sindaco di Agliana Marco Giunti. In copertina un disegno di Giacomo Dominici (nipote di Virgilio) raffigura l’edificio con la ciminiera. Dominici si rammarica del fatto che non restino tracce dell’ex fornace e avrebbe auspicato almeno la conservazione della ciminiera. Marco Giunti ricostruisce una dettagliata storia, dal periodo in cui la fornace entrò in attività alla chiusura, ricordando che lui nella prima metà degli anni Sessanta lavorò tre anni in un’officina accanto alla fornace e ricorda bene i mattoni ad asciugare al sole, le voci degli operai e del titolare. Giunti, nella prefazione, racconta che la fornace fu creata da Pietro Melani su terreni di sua proprietà nel 1912 e fu ceduta dopo qualche anno ad Angiolo Vannini che nel 1930 (prima di partire per impiantare un’analoga attività in Corsica) cedette cava e fornace ai fratelli Frosini, i quali dettero notevole impulso alla fornace e a tutta la zona terminale del viale Roma.

Il lavoro dei fornaciai era duro, in tutte le fornaci. Come documenta Virgilio Dominici, anche negli anni Cinquanta e Sessanta le condizioni per i lavoratori non erano cambiate molto, nonostante qualche ammodernamento tecnologico. La fatica dei lavoratori, a fronte della qualità scadente del prodotto e la difficoltà a far fronte in tempi ragionevoli alla vertiginosa crescita di richiesta di mattoni, portò a una crisi e alla chiusura dell’attività a metà degli anni Sessanta. L’area abbandonata, come riportano Giunti e Dominici, divenne ricettacolo abusivo di rifiuti e rifugio per attività illecite. Giunti ricorda che il Piano regolatore generale del 30 dicembre 1968 prevedeva nella fornace un’area residenziale e commerciale, mentre la cava era vincolata a verde pubblico. “Nel 1972” scrive Giunti “l’imprenditore Oliviero Maestripieri, che nel 1969 aveva acquistato buona parte dell’area, presentò un progetto per costruire due edifici residenziali e commerciali. La pratica edilizia 489 del 1972 chiarisce la vicenda della demolizione della ciminiera . Il progetto fu approvato dalla commissione edilizia comunale a condizione di recingere l’area e demolire la ciminiera”.

Questi i ricordi di Virgilio Dominici nel suo libro: “Alcuni miei amici della Val di Chiana, nel 1956 già conoscevano la Fornace Frosini di Agliana perché erano diversi gli operai della provincia di Arezzo che vi lavoravano. Un giorno decisi anch’io di recarmi ad Agliana, nel 1956. Andai alla fornace dove sapevo che lavorava un mio amico, mi resi conto della fatica e della polvere. Gli operai che lavoravano al forno facevano il lavoro peggiore. Per non scottarsi le mani con i mattoni caldi, indossavano guanti rudimentali fatti con le gomme di autocarro. Dopo il mio trasferimento ad Agliana ho fatto il muratore per dieci anni. Andavo alla fornace con il titolare della ditta dove era occupato a comprare i mattoni. Osservavo la ciminiera, era un bel monumento, 40 metri e oltre verso il cielo, era un’esemplare da custodire. Se forno e ciminiera fossero rimasti in piedi, oggi nel parco Pertini ci sarebbe stato un bel monumento da visitare. La base era ampia all’interno, era uno spazio adatto per eventi culturali. Dopo l’inaugurazione del parco Pertini nessuno più parlò della fornace del Frosini. Nel 1968 vinsi un concorso pubblico per cantoniere comunale. Ho vissuto l’abbandono della fornace e il suo smantellamento, la realizzazione del parco Pertini e i successivi ampliamenti. Oggi, se vado a sedermi su una panchina nel parco, penso a quanto tempo è passato da quando noi dipendenti comunali lo prendemmo in adozione”.

Il parco venne inaugurato il 23 luglio 1989 e chiamato “Parco cava Frosini”. Ci furono proposte per chiamarlo “Parco della fornace” o “Parco del fornaciaio”. Il 4 marzo 1990, dopo la morte dell’ex presidente della Repubblica Sandro Pertini, il consiglio comunale approvò all’unanimità d’intitolare a lui il parco.

 

Virgilio Dominici è nato a Lucignano (Arezzo) e si è trasferito in giovane età ad Agliana. Si è sempre interessato alla vita sociale, culturale e politica, impegnandosi in particolare nell’associazionismo dell’Arci. Ha curato la stesura di libri sull’attività del circolo La Scintilla. Ha pubblicato: “Ho imparato a nuotare con una zucca”, “Storie e storielle di Lucignano Val di Chiana e Agliana” e “Breve storia della Fornace del Frosini”.

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