di Piera Salvi
marzo 2026
L’incontro con Giovanni Carini, classe 1944, è un’immersione nella storia del design e nell’arte. In sessant’anni di attività ha collaborato con i più famosi nomi del settore, impossibile riportarli tutti. Cominciò a lavorare a 14 anni, alla Poltronova, per 50 lire l’ora. Lì incontrò Umberto Brandigi ed Ettore Sottsass entrambi architetti e designer tra i più celebri. Carini, poi diplomato al corso di disegno industriale all’Istituto d’Arte di Firenze, è entrato anche lui nella storia del design italiano. Suo padre era Ettore Carini, abile falegname che faceva i prototipi per Poltronova, azienda fondata nel 1957 da Sergio Cammilli, Loredano Bucciantini, Vinicio Scatizzi e Mario Bonacchi.
Giovanni quando era studente lavorava allo studio progetti di Poltronova. «Studiavo e facevo pratica con grandi maestri» racconta Carini. «Però volevo anche comprarmi il motorino e i miei genitori dicevano che per averlo dovevo lavorare. Già lavoravo ma guadagnavo poco. Così trovai un fabbro artigiano di Pistoia, era bravo nel lavorare il ferro battuto e mi pagava bene. Imparai a fare sedie in ferro e facendo una trentina di sedie mi comprai il motorino. Il fabbro mi pagò anche in anticipo. Questa esperienza mi consentì in seguito, quando lavoravo come professionista per Planula, di realizzare la famosa sedia Minnie (sedia marrone nella foto orizzontale ndr) senza saldature, una novità che fu messa in produzione e venduta in migliaia di esemplari. La prima sedia che avevo disegnato per Planula l’avevo chiamata Alina, come l’antico nome di Agliana, venne esposta alla Triennale di Milano, fu prodotta ma era troppo costosa e quindi non ebbe successo di vendita».
Planula, fondata nel 1966 da Loredano Bucciantini e Renato Gori, specializzata in mobili, tessuti e oggetti d’arredamento, aveva le radici nella Poltronova. Anche da Planula sono passati celebri architetti e design, fra i quali Umberto Brandigi che fu art director. Carini collaborò per una quindicina di anni con Planula firmando arredi per ufficio e prototipi. Ma la sua storia professionale spazia da Milano fino al Centro e al Sud dell’Italia, collaborando con prestigiose aziende di arredi per uffici e cucine.
Ha disegnato anche materiali per uffici per la Olivetti.
«Ho lavorato anche all’estero, ad Atene, Londra e perfino in Malesia: per cinque anni sono stato in Malesia per venti giorni all’anno. Poi ci sono le collaborazioni a mostre di grandi artisti, fra i quali Igor Mitoraj e a sfilate di moda di famosi stilisti a partire da Valentino. Ho viaggiato tanto anche da turista, in quasi tutto il mondo per esplorare altre culture».
Chi le ha lasciato un’impronta più significativa?
«Ritengo miei maestri Sottsass e Brandigi, forse perché li ho incontrati da adolescente. Mitoraj mi ha trasmesso la passione per l’archeologia, in particolare per gli Etruschi».
Altre passioni?
«Ho fatto tutti gli sport possibili ma sempre con esiti drammatici. Però sono stato il primo allenatore della squadra di calcio Santabarbara, nata a San Niccolò».
Carini si definisce «aglianese purosangue» e si racconta con semplicità e ironia, come ha fatto il 9 gennaio 2026, al teatro Moderno per l’evento “Planula memo”, dedicato a un periodo di massimo splendore del design aglianese, conosciuto e apprezzato a livello internazionale nella seconda metà del Novecento. In palcoscenico un’insolita scenografia con gli intramontabili pezzi di design creati in quegli anni, anche da Giovanni Carini, che è stato tra i protagonisti della serata con Graziella Guidotti, celebre storica della cultura tessile che disegnò collezioni di tessuto per Poltronova e Planula. Emozionanti i racconti di Carini e Guidotti che si erano conosciuti all’Istituto d’Arte di Firenze, lui studente nel corso del legno, lei insegnante di tessuto. Commentando la sua storia professionale Carini conclude: «Se ho fatto qualcosa di buono è perché la mia grande fortuna è stata fare il lavoro che mi piaceva».





