Tascone – una storia di pane, amore e…

Tascone – una storia di pane, amore e…

di David Colzi

dicembre 2018

Il racconto che vi stiamo per proporre si svolge a Tobbiana ed è lungo quanto i secoli che attraversa. E’ una storia di gente operosa, con le mani in pasta, fra pane, schiacciate e pizze. Inizia addirittura nel 1800, abbracciando 3 famiglie e ben 6 generazioni (diciamo quasi 7); prendete carta e penna e seguiteci.

Il primo nome sulla lista è quello di Pietro Giandonati che aprì a Tobbiana un piccolo forno, ricavato in appena una stanza, probabilmente il primo di Montale, dato che allora il pane si faceva ancora in casa. La sua collocazione non è mai cambiata nei secoli, ma ha cambiato solo ragione sociale, trasformandosi in un alimentari di dimensioni maggiori. Quel forno un nome vero non l’aveva, ma dal 1900 per tutti è, “Da Tascone”; il perché, lo spiegheremo fra poco. Nel 1913 il capostipite Pietro venne a mancare, ma l’attività proseguì grazie ai figli: Quinto, Eugenio e Massimo. Fu in quel periodo che il forno prese il suo nome ufficioso, perché a Quinto venne affibbiato il soprannome di “Tascone”, avendo le tasche sempre gonfie a causa dei fogli di giornale in cui teneva i soldi.

La generazione successiva di fornai si palesò grazie alla figlia di “Tascone”, Artemisia, visto che Eugenio rimase celibe, mentre Massimo optò per l’abito talare. A lei quindi toccò il compito di affiancare il babbo e lo zio “giovanotto” (come si diceva allora) nella produzione del pane. Nuove braccia maschili in famiglia arrivarono col signor Serafino che sposò Artemisia; ed è qui che spunta un nuovo ramo del nostro albero genealogico, quello dei Biancalani: «All’epoca mio nonno andava in Corsica per fare carbone» ci dice Cosetta Biancalani. «Fu “Tascone” a convincerlo a tornare a vivere con lui per dargli una mano al forno. Inizialmente Serafino non era molto d’accordo, perché aveva una casa sua a Striglianella, ma alla fine acconsentì a fare il “rientrino”». Serafino a sua volta ebbe due figli, Dino e Torquato: il primo continuò l’attività di famiglia, mentre il secondo prese tutt’altra strada. E Dino, tanto per non scostarsi troppo dal mestiere di famiglia, sposò una tobbianese, Anneris Nesi, la cui famiglia aveva una bottega di alimentari in paese: «Ma la famiglia della mamma non faceva il pane» precisa Cosetta. «Così glielo portavamo noi, come alla “Cooperativa bianca” di Tobbiana, cioè quella d’ispirazione cattolica». Quindi sua mamma passò di bottega in bottega… «Entrando in una casa piena di uomini» ricorda divertita Cosetta. «Infatti ci trovò: mio bisnonno “Tascone”, lo zio Eugenio e il nonno Serafino, oltre alla nonna Artemisia. Insomma, la nostra era una casa bella piena! Pensi che Quinto l’ho conosciuto pure io, perché morì nel 1956 a 94 anni».

La nuova leva delle donne Biancalani arrivò in famiglia negli anni successivi alla seconda guerra mondiale: si trattava ovviamente della nostra Cosetta e di Anna Maria. Anche in questo caso toccò alla sorella maggiore, Cosetta, continuare la tradizione di famiglia, mentre Anna Maria è diventata una maestra di scuola elementare molto apprezzata. Con il nostro taccuino stracolmo di nomi e date, approdiamo ora al 1970, anno in cui venne a mancare Serafino, lasciando solo al timone del forno il figlio Dino. Ancora una volta, braccia giovani e forti arrivarono da fuori, con il signor Roberto, che proprio quell’anno sposò Cosetta. Eccoci quindi all’ultimo ramo famiglia, quello degli Andreini. Anche Roberto, come il compianto Serafino, non veniva dal mondo della panificazione, ma una volta entrato nella tribù di “Tascone”, venne arruolato al forno: «Per Dino divenni come il terzo figlio» ci confessa Roberto. Come dicevamo all’inizio, la piccola rivendita col tempo si allargò, divenendo bar – alimentari e ricavando anche uno spazio per giocare a carte: in poche parole il classico ritrovo di paese. Dino, il nuovo “Tascone”, però non si fermò a quelle mura, perché pensava in grande; così comprò lo stabile dall’altra parte della strada, dove prima c’era una macelleria, e nel 1985 aprì la Pizzeria “Le fonti”, tutt’oggi punto di riferimento per gli amanti della schiacciata e della pizza.

La genesi di questa scelta imprenditoriale è curiosa e merita di essere raccontata. Il tutto iniziò con una legge emanata negli anni ‘60, che obbligava i forni a rimanere chiusi la domenica mattina. Ma Artemisia, donna d’altri tempi e per nulla incline a chinare il capo, continuò a tenere aperta la bottega nonostante le proteste di Dino che si rifiutava di accendere il forno; ma lei non se ne curava, ed anche se il figlio non sfornava il pane, continuò a vendere alle brave donne che tornavano da messa generi di prima necessità, come sapone e sale, dato che la sua attività era, come usava a quei tempi, un piccolo supermercato. Naturalmente non tardarono ad arrivare le multe: «Ne collezionò in tutto una novantina, ciascuna di 30mila lire» racconta ridendo Cosetta. «Purtroppo i vigili non mollarono, quindi la nonna dovette allinearsi alla legge. Fu allora che il babbo pensò che se non potevano più fare il pane la domenica, potevano sfornare pizze e schiacciate!» L’idea fu un successo e i clienti iniziarono ad affollare il locale. Così Dino maturò l’idea di aprire una pizzeria vera e propria, per avere più spazio e per mettere comodi i clienti. Sempre lui comprò un casolare per realizzare un ristorante inaugurato poi nel 2002, “i Colli” (dal nome del luogo), tutt’oggi molto rinomato per la qualità dei suoi piatti.

Ora, per chiudere il cerchio, manca un’ultima generazione, la sesta. Ecco dunque i figli di Roberto e Cosetta: Claudia, Valeria e Valerio. Claudia è rimasta col babbo a gestire la pizzeria, mentre Valerio si occupa de “i Colli”. Siamo quindi al capolinea? Forse no, perché come accennato nell’introduzione, potrebbe arrivare la settima generazione con i figli di Valeria, Alice e Alberto, oggi in età scolare. Poi c’è Valerio e la fidanzata Serena, presto sposi, che potrebbero far aumentare ulteriormente la tribù di “Tascone”.

Unica nota dolente in questa bella saga famigliare è che dal 2015, l’alimentari “Da Tascone” non produce più il suo famoso pane. Roberto ha dovuto tirare i remi in barca per le troppe le spese e la troppa la concorrenza dei supermercati. Però la bottega è ancora aperta e comunque il pane ce lo trovate lo stesso, perché Cosetta se lo fa portare da fuori. Lei resta lì al suo posto, a dispetto di tutto e tutti, con la stessa tenacia di tutti i Biancalani e Giandonati, continuando a rimanere un punto di riferimento, come la vicina fontana che dà il nome alla pizzeria di famiglia.

Partendo dall’alto: prima foto (Cosetta Biancalani – Dino Biancalani e Valerio Andreini), seconda foto (Tascone), terza foto (Artemisia Giandonati), quarta foto (Dino Biancalani).

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