di Giacomo Bini
giugno 2026
La storia che vi raccontiamo oggi la conoscete benissimo, anche perché ne fate parte da cinquant’anni. Allora farete finta di esservi dimenticato tutto, sognando un sogno che non c’è mai stato. È una storia di popolo, il popolo di Montale, per cui non ci sono nomi personali, è la storia di un’epopea di paese. Però qualcuno dovremo pur farne, e non cominceremo da quelli assolutamente meritevoli dei vari presidenti che si sono avvicendati, e che infatti riporteremo: il primo nome che ci viene alla mente, a ripensare a tutta quella lunga storia del Torneo dei Rioni di Montale, è quello di Fabio Meoni.
Era un bel giorno di primavera, la primavera del 1976, quando molti di noi erano più giovani e la vita era più semplice. Fabio era rimasto colpito da quello che si erano da tempo inventati a Pistoia, e cioè un torneo di calcio tra squadre cittadine. Ne parlava giusto al bar, in piazza, quello solito di sempre, e che oggi non c’è più. Gli amici lo ascoltarono e condivisero l’acuta impressione da lui riportata, si trattava effettivamente di una gran bella idea. Facciamolo anche noi, disse qualcuno. Certo, perché no? Lo faremo anche noi. E così quell’estate, a giugno, Montale aveva il suo Torneo dei Rioni. Erano giovani, la vita era semplice, tutto sembrava più bello, e forse lo era per davvero. All’inizio i Rioni erano solo quattro: Rione Ugna, Rione Smilea, Rione Bigattiera e Rione Dore, prima di arrivare a sette con Rione Stazione e Rione Tobbiana. La prima fase del Torneo si interruppe nel 1984, e per dieci anni nessuno ne volle più sapere niente. Questo perché la manifestazione era riuscita veramente bene. Ma non tanto dal punto di vista calcistico, quanto da quello sociale. L’intera macchina del Torneo era retta da volontari, e già questo non è una cosa scontata, tenendo conto che le partite si disputavano in un arco di tempo di circa un mese, proprio come i Mondiali. La gente accorreva a sostenere le proprie squadre, e anche questo è un fatto degno di nota. La tenzone calcistica fece emergere tensioni e dissapori, anche fra i membri di una stessa famiglia, a riprova della serietà forse eccessiva che muoveva la moltitudine delle pedine in campo. E comunque tutti quanti tornavano tranquillamente d’amore e d’accordo al termine del Torneo. La gente si mobilitò però al massimo nell’allestimento della sfilata conclusiva della manifestazione, quando i carri allegorici impegnavano trattori, richiedevano figuranti numerosi, costumi, e occupavano intere strade. Quando tutti si furono resi conto che il proprio estro teneva ormai testa a quello dei carristi del Carnevale di Viareggio, allora decisero di darsi una calmata: dove volevano arrivare ancora?
Fu Romano Nencini, pieno di fiducia impegno e tenacia, che nel 1995 riuscì a riprendere in mano le redini ancora frementi del Torneo dei Rioni. E stavolta Romano e i montalesi ce l’hanno fatta davvero, sono andati avanti a ripartire e sono arrivati fino a oggi, salvo ovviamente lo stop forzato di due anni a causa del Covid. Ci furono ancora le sfilate, allegre e partecipate, ma in tono minore ovviamente.
Ma chi governa la macchina, chi smanetta imperterrito il mantice sbuffante nella pancia del cavallo di ferro del glorioso Torneo? Di nuovo, volontari, gente che si è affezionata troppo a questa manifestazione per riuscire ormai a venirne fuori. All’inizio, per diversi anni, era solo un gruppo di amici che si ritrovava e organizzava tutto. Poi, come nelle storie dinastiche, ecco la successione dei Presidenti, da Stelvio Innocenti nel 1988 a Emilio Bertini, Marco Gai, Mirko Meoni, Fabio Risaliti e di nuovo Mirko Meoni dal 2025 a oggi. Ma presidenti di cosa? Del Comitato Festeggiamenti Montale. Un gruppo di amici che, ridendo e scherzando, nel 2011 è riuscito a portare Caravaggio alla Smilea, assieme a Guido Reni, Artemisia Gentileschi e tanti altri. Il Comitato attuale nasce nel 1987, dalle ceneri di due realtà che risalivano al 1961, il primo Comitato Festeggiamenti e il Devil’s Club, un gruppo culturale giovanile. Oggi giovani così non ce ne sono più. Ci sono sempre loro però, questi ragazzi coi capelli bianchi in testa. Ma dentro la testa, ancora la voglia di tenere strinta la propria mano nella mano dell’altro, un altro anno ancora, verso l’infinito e oltre!





