di David Colzi. Foto: Gabriele Bellini
marzo 2026
Alimentari – Gastronomia – Frutta – Verdura – Cartoleria – Casalinghi – Abbigliamento – Merceria, è ciò che si legge sulle tre insegne del negozio “I tuoi desideri” di Stazione, situato accanto alle Poste locali. Già questo ci fa capire che ci troviamo davanti a una classica bottega di paese, come non ne esistono più. In effetti si tratta di un’attività storica, arrivata quest’anno ai 36 anni di attività. Un bel traguardo se si pensa che molti esercizi in zona sono riusciti a resistere molto meno, sebbene ci troviamo nella frazione più popolosa di Montale.
Da più di tre decadi dietro al banco c’è Fabrizio Cavallo, che ha iniziato la sua avventura imprenditoriale appena ventenne, assieme alla sorella Mascia e alla mamma Bruna. Poi, nel tempo, l’impresa familiare è mutata in una società con altri partner, mentre oggi al timone è rimasto solo lui. «In verità ad aprire la bottega d’alimentari furono i titolari del panificio Mastrella» precisa Fabrizio. «Dopo che loro lasciarono, ci fu qualche altra breve gestione, e infine subentrammo noi».
Quindi un avvio tutto in salita…
«Già, come spesso accade a coloro che decidono di riaprire dopo chiusure premature. In effetti inizialmente c’era un po’ di diffidenza, ma ben presto siamo stati accettati dagli abitanti di Stazione, sebbene non fossimo nemmeno montalesi».
E da quel lontano 1990, almeno due generazioni di clienti sono entrati da “I tuoi desideri” e si sono accorti che il nome non è casuale, dato che ogni richiesta viene soddisfatta. Negli ultimi anni però la merceria e il piccolo supermercato interno, si sono ridotti per far spazio alla gastronomia, al punto pranzo con cinque tavolini, e al take away, con appuntamenti fissi settimanali, tipo le pizze nel weekend. «Comunque rimaniamo una bottega di paese e cerchiamo di accontentare “i desideri” di tutti… dai calzini alle lasagne» aggiunge sorridendo Fabrizio.
Dal punto di vista commerciale, come è cambiato il vostro lavoro?
«Certamente la grande distribuzione e la vendita online hanno reso molto difficile la vita per noi commercianti di quartiere. Se siamo ancora qui è perché abbiamo avuto l’intuizione giusta di concentrarci sulla gastronomia. Ciò ci permette di rimanere davvero competitivi, in un giusto rapporto qualità – prezzo, cercando di produrre il più possibile internamente, dalle colazioni, ai pranzi con menù giornalieri, fino alle cene da asporto».
Le famiglie invece, come sono cambiate?
«Oggi si va tutti di fretta e le case restano vuote per intere giornate; come conseguenza di questo stile di vita, ci si ritrova solo la sera. Questo fa sì che in tanti, anziché venire da noi per comprare gli ingredienti per la cena, preferiscano prendere piatti già pronti, magari diversificati per accontentare i gusti di tutti. Da qui il successo delle cene da asporto di cui accennavo prima».
Altra particolarità?
«Nel tempo si è creata una piccola nicchia di clienti – ma in lenta crescita – che vengono a trovarci prima della chiusura, quando scontiamo i piatti anche del 50%. Questo consente a noi di non avere praticamente avanzi e in più ci fa sentire utili, perché contribuiamo, nel nostro piccolo, al bilancio delle famiglie».
Mentre i giovani?
«Vengono soprattutto nel tardo pomeriggio, per l’aperitivo, o per la degustazione con stuzzichini. E qui devo dire che la nostra piccola cantina di vini sta diventando un punto di attrazione e di ritrovo».
Invece quello che è rimasto immutato nel negozio è che qui ci si trattiene volentieri anche per due chiacchiere; così col tempo ci si impara a conoscere e magari si diventa clienti abituali. «Talvolta veniamo percepiti come confidenti, o addirittura come valvole di sfogo» ammette Fabrizio. «D’altronde in un mondo dove non si comunica più di persona, fa piacere alzare il viso dal cellulare e trovare davanti un volto amico che ti ascolta e ti sorride. Anche questo significa far parte del tessuto sociale di una comunità».
Insomma, mi par di capire che continuate a tenervi in equilibrio fra tradizione e innovazione, fra difficoltà e progetti futuri. Cosa vi trattiene ancora dietro il bancone?
«La passione. Io personalmente ho sempre desiderato fare questo mestiere e mi piace vedere che i clienti tornano nel tempo. Magari la bambina che veniva a prendere la schiacciata per merenda negli anni ’90, oggi ci sceglie come Catering per il battesimo di suo figlio».
Chi vuole ringraziare?
«Oltre ai clienti, tutti coloro che sono passati di qui, tra familiari e non, permettendomi di andare avanti giorno dopo giorno. A questi aggiungo un ringraziamento speciale a mio figlio Nicholas, che è tutt’oggi un valido supporto» conclude Fabrizio Cavallo.





