Cinque anni dopo l’incendio

Cinque anni dopo l’incendio

di Giacomo Bini

settembre 2022

Le zone colpite dall’incendio del 2017, che divorò 370 ettari di bosco, offrono uno spettacolo desolante. I cinque anni trascorsi non hanno prodotto una ripresa del bosco e ci vorrà ancora molto tempo, forse ancora un decennio, per poter parlare di una rinascita.

La natura non è stata ferma, qualcosa, anzi molto, è cresciuto, ma è sottobosco, soprattutto un mare di ginestre, che soffoca quegli arbusti di castagno e di quercia che sono spuntati e cercano vanamente di farsi largo. E’ il rovesciamento della gerarchia normale dei boschi, con le piante alte svettanti a captare la luce e la vegetazione sottostante ridotta ai minimi termini. Ora le ginestre spadroneggiano, raggiungendo altezze insolite, anche di due metri e per vedere le foglie di una quercia o di un castagno bisogna farsi largo in una selva fittissima. Così fitta da diventare impenetrabile, densa e compatta come fosse un corpo unico, che si espande fino a occupare i sentieri, a ridurne l’ampiezza. Anche i percorsi più larghi sono spesso ridotti a viottole tra due muraglie fitte di ginestre. Cancellati ormai i passaggi secondari, quelli che passavano sotto le chiome degli alberi. Dalla distesa di sottobosco emergono soltanto alcuni scheletri degli alberi carbonizzati dalle fiamme, che ancora non sono caduti e che danno al paesaggio un aspetto spettrale ricordando la distruzione prodotta dal fuoco.

La zona che abbiamo visitato con la guida di Sauro Capocchi, un esperto conoscitore dei boschi montalesi, è quella delle colline sopra la villa di Colle Alberto. Si va con un fuoristrada fino ai margini delle aree colpite dall’incendio ed è purtroppo evidente la differenza netta tra le zone di bosco rimaste indenni e quelle attraversate dalle fiamme. «E’ uno spettacolo deprimente, che mette tanta tristezza» dice Sauro «nelle zone bruciate sono rinati pruni e un misto di piante di sottobosco, là in mezzo sono nati anche i castagni e le querce ma non sono ancora più alti del sottobosco e non riescono a venirne fuori ancora dalla macchia. Perché queste piante possano emergere dal sottobosco devono iniziare ad avere una certa struttura che per ora, dopo cinque anni, non hanno. Ci vorranno ancora almeno altri dieci anni perché i castagni e le querce inizino a diventare importanti e il sottobosco tenda a ripulirsi. Intendiamoci, dieci anni non per un ritorno del bosco alla situazione di prima, ma perché si possa parlare almeno di un inizio di una rinascita».

Scesi dal fuoristrada per proseguire a piedi ci si rende conto di avere un percorso obbligato, quasi un tunnel delimitato dagli arbusti. «Sono restati accessibili solo i sentieri principali» spiega Capocchi «quelli grandi ma tutti i passaggi interni al bosco, tutti i sentieri minori non ci sono più perché il sottobosco è inaccessibile. Prima mi veniva la voglia anche la mattina di andare a fare un giretto per osservare il bosco e per vedere qualche animale, ma ora proprio non si vede niente, è una macchia continua, sempre uguale, dove non si passa». Dalla collina si gode una vista splendida sulla vallata, ma il bosco non c’è più, non ci sono le chiome delle querce, dei castagni e dei pini».

«La natura richiede molto tempo» chiosa amaramente Sauro Capocchi «per rimediare a un danno così grande». Nel 2017 i fuoco ci mise pochissimo tempo a andare dal bosco sopra Tobbiana, da dove partì l’incendio, fino a tutta la valle dell’Agna, le colline sopra l’abitato di Montale e perfino le vicinanze di Santomato. Il tempo della rinascita invece si misura in decenni.

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