Fernando Campigli – musicista e scrittore

Fernando Campigli – musicista e scrittore

Fernando Campigli – musicista e scrittore

di Giacomo Bini

marzo 2024

Musica e letteratura sono i due mondi di Fernando Campigli, che dopo una vita dedicata alla musica ha pubblicato da poco un bel libro “Il tronco di ferro” edito da Porto Seguro, che rivela una autentica passione per la scrittura. «Si può scrivere in note o scrivere in parole» dice Campigli «nel dare la struttura al mio libro ho seguito i principi della composizione musicale».

Cinquantotto anni, nato a San Miniato ma montalese dal 2008, Fernando Campigli ha seguito la sua vocazione per la musica fin da bambino, quando è entrato nella banda della sua città natale. Da quell’esordio nell’universo delle note sono seguiti gli studi al Conservatorio Cherubini di Firenze dove si è diplomato in clarinetto, lo strumento prediletto che da allora lo ha sempre accompagnato fino ad oggi. Dopo aver intrapreso per alcuni anni gli studi di composizione, ha conosciuto una fortunata stagione da concertista in Italia e in diversi paesi europei: Ungheria, più di una volta, Francia, Norvegia, Polonia, Cekia e Slovacchia. Da sempre attratto dalla musica del Novecento storico, Fernando nutre una particolare ammirazione per l’opera di Bela Bartok, che è sempre stata una sua fonte di ispirazione. Da diversi anni si è dedicato all’insegnamento della musica in scuole della nostra zona. Da sempre innamorato anche della letteratura, è stato particolarmente colpito dalla lettura di Garcia Marquez e in particolare di “Cent’anni di solitudine”, il libro più famoso dello scrittore sudamericano. Il rapporto complesso tra realtà, sogno e immaginazione presente nelle opere di Garcia Marquez ha affascinato Fernando Campigli che ha sempre più rafforzato la sua motivazione per la scrittura. Ha anche coltivato la scrittura di poesie e scritto saggi, articoli e recensioni in riviste musicali.

La sua prima opera letterario di ampio respiro è “Il tronco di ferro”, che racconta la storia di una giovane donna tra Pistoia e l’Ungheria, sua terra di origine. In Italia per coltivare la sua passione per l’arte, Judith deve tornare in Ungheria per assistere la madre morente. Nella storia di Judith si intrecciano tanti temi, quello psicologico delle vertigini, cioè dello smarrimento e della fatica di ritrovare se stessi, quello del sogno e dell’arte a partire dal magnifico fregio robbiano dell’ospedale del Ceppo, quello etico-religioso delle opere di misericordia calate con grande difficoltà nel mondo attuale e infine quello storico e sociale con la trasformazione dell’Ungheria da paese che accoglie a paese che respinge. Campigli conosce molto bene l’Ungheria, dove ha avuto occasione di recarsi sia per ragioni professionali, in alcuni dei suoi concerti, sia per ragioni familiari, cioè per l’adozione dei suoi due figli. «Nella scrittura del mio libro» dice l’autore «mi sono attenuto ad alcune regole preliminari, tra le quali evitare di parlare esplicitamente di musica ed evitare l’autobiografia». Della musica però c’è la struttura della narrazione e dell’autore, pur non essendoci alcun elemento autobiografico, sono presenti molti aspetti dall’amore per l’Ungheria, alla conoscenza dei luoghi e delle persone oltre a una passione sconfinata per l’arte e per la sua capacità di aiutare nei momenti in cui sembra di perdere l’orientamento.

 

Del libro c’è stata una presentazione alla villa Smilea alla presenza dell’assessore alla cultura Tiziano Pierucci.

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