di Massimo Cappelli
marzo 2026
Ci stiamo arrivando? Credo proprio di sì! Dove?!?
Alla fantascienza tanto raccontata anni fa sui libri, nei film, o dai cartoni animati di quando eravamo ragazzi. L’automobile volante è allo studio e i robot umanoidi sono già in commercio da tempo, per non parlare delle automobili senza bisogno di conducente: oggi con le auto di ultima generazione, grazie al satellite e ad una segnaletica stradale adeguata, possiamo fare centinaia di chilometri in autostrada, da soli, mentre lavoriamo al computer o leggiamo un libro. Ma tutto questo, a lungo andare, sarà un beneficio o un danno? Credo che dipenderà sempre dalle nostre scelte, da come affronteremo questi cambiamenti e dalle leggi che verranno pensate da chi ci governa. Il concetto è lo stesso che ho espresso moltissime altre volte: Non c’è niente al mondo che di per sé sia buono o cattivo, è l’uomo che lo rende tale.
Su questo credo siamo tutti d’accordo. Sono convinto però che lo sviluppo tecnologico, anche se concepito per migliorare la qualità della vita e del lavoro, se viene gestito in assenza di buon senso possa trasformarsi in un grosso problema. Negli ultimi due secoli ci siamo scontrati più volte e a più riprese con il progresso e la modernità gestite da un capitalismo selvaggio, infatti, l’avvento delle prime macchine nel lavoro, all’inizio del Novecento, provocò una disoccupazione tale che dette origine alla lotta di classe, e fu da lì che nacquero i primi ripetuti scioperi.
Nel secondo dopoguerra, il boom economico degli anni Cinquanta e il benessere collettivo fecero diventare le masse parte integrante del sistema attraverso il modello economico-sociale basato sul consumo. Anche chi apparteneva alle classi più modeste poteva permettersi (per esempio) frigo, lavatrice e lavastoviglie, e aveva in casa un televisore.
Oggi moltissime famiglie hanno anche due o più auto in garage, elettrodomestici innovativi in cucina e un tagliaerba automatico in giardino, per non parlare di chi possiede una casa domotica dotata di sistemi intelligenti interconnessi. Sicuramente tra qualche anno in molti avranno anche un robot umanoide dotato di intelligenza artificiale che svolgerà, autonomamente, i lavori di casa. I produttori di queste macchine faranno di tutto per piazzarle soprattutto nelle aziende in affiancamento all’uomo, magari in un primo momento con la motivazione di far svolgere loro i lavori più rischiosi, riducendo il pericolo di incidenti mortali, ma quando gli imprenditori scopriranno di poter avere degli operai che non mangiano, non dormono, non vanno in bagno, lavorano 24 ore su 24, non si lamentano, non si ammalano e via discorrendo, questa potrebbe diventare una seria complicazione. In una recente inchiesta, il settimanale l’Espresso ha documentato il calo di circa il 25% del numero dei dipendenti nelle principali aziende italiane, per via dell’avanzamento tecnologico degli ultimi 25 anni. Non è escluso che l’introduzione incontrollata della robotica e dell’intelligenza artificiale nel mondo del lavoro provochi una situazione tale che a lungo andare possa portare alla mancanza di posti di lavoro per l’uomo. In futuro, i robot, sempre più evoluti, potrebbero sostituire le persone in tutte le funzioni lavorative, comprese quelle che richiedono intelligenza e manualità. E qui deve entrare in ballo un’altra intelligenza: quella della Politica!
Il primo articolo della nostra Costituzione sancisce che l’Italia è una Repubblica Democratica fondata sul lavoro. Questo stabilisce che tutti i cittadini adulti devono rispettare questo principio, svolgere il proprio lavoro producendo valore sociale. Inoltre, con una parte dei guadagni le famiglie possono acquistare beni per il loro fabbisogno facendo così girare l’economia. Ma se il lavoro verrà svolto solo dalle macchine e l’uomo sarà costretto ad una disoccupazione forzata, questo equilibrio crollerà perché questi eserciti di macchine lavoratrici non rimetteranno in circolo parte del reddito per i loro bisogni perché non avranno né reddito né tantomeno bisogni. Qualche anno fa abbiamo potuto constatare che per molti percepire uno stipendio stando sul divano è motivo di vergogna e umiliazione, oltre che essere un disaccordo politico, questo può essere vero. Ma è anche vero che se verrà a mancare la possibilità di lavorare, dovrà essere lo Stato, in qualche modo, a garantire la sicurezza, magari rivalendosi sugli imprenditori che hanno investito in eserciti di robot umanoidi, probabilmente accantonando enormi utili. Questo potrebbe essere un modo per ripristinare l’equilibrio ma potrà accadere solo se verranno imposte leggi adeguate e norme fiscali volte a ridistribuire il reddito evitando, oltretutto, anche un probabile, smisurato, accantonamento di capitali.
Da inguaribile sognatore e collezionista di utopie, mi piace pensare ad un futuro dove le macchine contribuiranno a migliorare il mondo cambiando le sorti dell’intera umanità, facendo da sole gran parte dei lavori al posto dell’uomo e offrendo a tutti anche un reddito pro capite. Potremmo così avere una migliore qualità di vita e dedicare più tempo agli affetti e agli interessi personali. Questo però sarà possibile solo se saremo in grado di cambiare atteggiamento mentale concentrandoci sulla valorizzazione delle relazioni umane, la solidarietà, la condivisione e la partecipazione attiva di tutti per migliorare il benessere collettivo, magari sfruttando, visto che la morale non ce lo vieta, anche le macchine umanoidi.
Sperando che tutto questo non sia solo fantascienza, ci vediamo a luglio.




