Ildo Mantellassi – “Buchino” il macellaio di Vignole

Ildo Mantellassi – “Buchino” il macellaio di Vignole

di Luciano Tempestini

dicembre 2025

Per i vignolesi con i capelli bianchi, uno dei personaggi più rappresentativi della frazione è stato sicuramente “Buchino”, il macellaio che aveva casa e bottega in via IV Novembre, dall’altra parte della strada rispetto alla sede della Banchina di Vignole. Il suo vero nome era Ildo Mantellassi ed era nato nel 1916. La macelleria l’aveva ereditata dal babbo Brunetto, che la gestiva assieme alla moglie Italia Caramelli, rendendola famosa già agli inizi del secolo scorso, tanto che aveva clienti anche al di fuori del comune.

Ma “Buchino” era famoso soprattutto per le sue stranezze e le sue manie che all’epoca non venivano viste come una malattia, mentre oggi, probabilmente, un medico specialista le inquadrerebbe come conseguenza di un disturbo ossessivo compulsivo. Allora, per tutti, erano semplicemente le stravaganze di un personaggio di paese. In effetti tic erano un aspetto fondamentale della sua vita e li metteva in pratica quotidianamente. Nei miei ricordi, ci sono quelli che faceva al bar di Vignole prima di iniziare a giocare a carte, sua grande passione. Cominciava col toccare in maniera rituale per terra intorno alla sedia, poi passava alla sedia stessa e infine al tavolo. Pretendeva di sedere sempre al solito posto (e solo dopo che si erano seduti gli altri giocatori); si assicurava di usare ogni volta il medesimo mazzo di carte e se questo non era disponibile perché usato da altri, si rifiutava di iniziare la partita. Chiaramente questi riti provocavano l’ilarità dei presenti e fomentavano le prese in giro, in un periodo in cui non c’era certo la sensibilità di oggi. Ricordo ancora di quando attraversava più volte lo stesso tratto di strada, indietro e avanti, prima di proseguire il suo cammino.

Va detto che la sua ossessività gli aveva procurato anche un dono eccezionale, ovvero una memoria di ferro degna del personaggio “Rain Man”, interpretato Dustin Hoffman. Ildo si ricordava tutte le targhe delle macchine che transitavano davanti alla sua bottega di Vignole. Non solo: rammentava il modello e il colore, senza mai sbagliarsi. La sua mente era meglio di un archivio ACI e più di una volta le persone si sono servite del suo talento, magari per fare una denuncia a seguito del furto di un’auto.

Un’altra delle peculiarità di “Buchino” era quella di essere parsimonioso oltre ogni ragionevole limite (da qui l’origine del suo soprannome… rifletteteci un attimo). Questo aspetto, unito alla sua abilità di macellaio, gli permise di mettersi da parte un bel gruzzolo, di cui lui non faceva mistero con gli amici. Che i soldi non gli mancassero, lo rivela anche il fatto che negli anni ’50, aprì sull’incrocio di Olmi un’ulteriore macelleria, data in gestione alla sorella Alba. Inoltre aveva altre proprietà nel pistoiese.

Comunque, a parte alcuni investimenti, si badava bene dal mettere mano al portafoglio. Persino la bella fiat Balilla che aveva, in realtà era stata acquistata da suo fratello che morì durante la seconda guerra mondiale. Lui non la usava mai e per paura di consumarla, la teneva al coperto. Sempre suo fratello aveva acquistato il bel calesse con il quale di tanto in tanto Ildo passava per Vignole, facendo girare la testa a tutte le ragazze, che vedevano in lui un ottimo partito. Eppure, nonostante fosse ambito dal gentil sesso, non si sposò mai, e per tutta la vita rimase devoto alla madre, e quando lei morì alla fine degli anni ’60, fu per lui un duro colpo. Sempre frugando fra i miei ricordi, rammento che andava a trovarla al cimitero dopo mezzanotte, tanto i cancelli del Campo Santo rimanevano sempre aperti. Anche in questo caso l’iter non cambiava mai: ogni sera aspettava che chiudesse il bar di Vignole dove aveva passato la serata, poi si sincerava che tutti gli avventori se ne fossero andati, e infine partiva, convinto che nessuno lo seguisse. E invece una volta, alcuni amici del bar incuriositi da quelle trasferte notturne, decisero di pedinarlo e scoprirono il perché del suo insolito orario di visite. “Buchino”, col favore delle tenebre, andava a prelevare i fiori dalle altre tombe e li metteva in quelli della mamma, magari accompagnando il tutto con un lumino, sempre “preso in prestito”. Insomma, l’ennesima riprova della sua proverbiale tirchieria.

Se quando detto fin ora vi può sembrare eccessivo, sappiate che per assicurarsi un posto per sé ed i suoi cari in una cappella di Vignole, Ildo fece un curioso accordo con il proprietario dell’immobile. A quel signore promise di non fargli pagare la carne presa alla sua macelleria fino a che non fosse stato raggiunto l’importo pattuito. “Buchino”, come nel suo stile, segnava scrupolosamente tutto e alla fine, con questo pagamento in natura, si assicurò l’eterno riposo per tutta la sua famiglia. Almeno, questo è quel che si racconta in giro: chissà dove finisce la verità e inizia la leggenda!

Inutile dire che un personaggio di quel calibro era spesso vittima di scherzi in stile Amici Miei e quello che vi stiamo per raccontare è entrato nella storia di Vignole. Nel febbraio del 1961, durante la famosa eclissi totale di sole, Ildo partì assieme ad altri tre amici alla volta del Piazzale Michelangelo per godersi lo spettacolo dall’alto di Firenze. Giunto sul posto, decise di sdraiarsi sul tetto dell’auto per mirare lo spettacolo sollevato da terra. A quel punto, il resto della comitiva pensò bene di rientrare subito in macchina e ripartire, lasciandolo aggrappato con le mani alla cappotta, come in una scena di un film di Tarantino. L’auto ridiscese così tutti i viali fino ad arrivare nei pressi Porta Romana, fra gli urli della gente che ai lati della strada inveiva contro l’auto. Oggi, una cosa del genere avrebbe quanto meno portato all’arresto di quei “burloni”.

La nostra storia si conclude nel 2001, quando Ildo Mantellassi, all’età di 85 anni, venne travolto e ucciso sul colpo da un’auto, mentre attraversava la strada, dopo essere stato a cena dalla sorella.

Gli episodi che ho qui riportato sono solo una minima parte delle storie che si raccontano su “Buchino” e altre ce ne sarebbero, tanto da riempire tutto il giornale; ma questo vuole essere solo un piccolo, ironico ritratto, di una delle ultime figure caratteristiche della vecchia Vignole.

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