di Giacomo Bini
settembre 2026
I mesi estivi sono stati infuocati sulla questione dell’inceneritore e l’autunno non si preannuncia meno bollente.
Il detonatore delle polemiche è stato l’atto di indirizzo votato dall’assemblea dell’Ato centro il 23 luglio scorso in cui veniva approvato il cosiddetto scenario ottimizzato, vale a dire il “revamping” dell’impianto di Montale in modo da conferirgli una capacità di 100mila tonnellate annue, il doppio di quella potenziale dell’inceneritore esistente. In realtà si è capito che dietro la parola “revamping”, che vorrebbe dire un ammodernamento dell’impianto esistente, c’è l’obiettivo di realizzare un nuovo termovalorizzatore con capacità doppia. Quell’atto di indirizzo è passato con una maggioranza bulgara, pari all’89% dei comuni dell’Ato presenti nell’assemblea, con voto contrario unicamente del Comune di Montemurlo, favorevole dei comuni di Montale e di Quarrata e l’astensione del comune di Agliana («non c’erano dati sufficienti per votare sì o no» ha spiegato il sindaco Luca Benesperi). Invece il sindaco di Montale ha votato a favore avendo ricevuto mandato a farlo da una delibera di giunta emessa il giorno prima in cui si optava per lo scenario ottimizzato a certe condizioni, come l’effettuazione di un percorso partecipativo, una tecnologia di massima garanzia ambientale, la bonifica dell’area a carico dell’azienda che fa l’impianto e risorse per completare l’indagine epidemiologica.
Da quel momento si è scatenata una discussione vivacissima con due consigli comunali aperti, uno a Montale e uno ad Agliana, tante assemblee pubbliche, specialmente convocate dal comitato Iononcisto che si oppone fermamente al raddoppio dell’impianto, prese di posizione quasi quotidiane dei partiti politici di Montale e di Agliana. È stato perfino organizzato un confronto in chiesa a Montale (foto in questo articolo), su iniziativa del proposto Don Paolo Firindelli con la partecipazione di Chicco Testa e di Rossano Ercolini a rappresentare le due posizioni contrapposte sugli inceneritori. La chiesa era piena e anche la attigua compagnia, dotata di maxischermo, era affollata. I consigli comunali sono stati caratterizzati dalla presenza di un pubblico numerosissimo, in prevalenza sostenitore del no all’inceneritore, che ha pienato le sale consiliari e ha occupato anche spazi esterni, come la piazza della Resistenza davanti al comune di Agliana e la corte di villa Smilea.
È scoppiato anche il caso degli striscioni contro l’inceneritore affissi per le strade in spazi pubblici e anche in proprietà private che sono stati rimossi dalla Polizia Locale dietro segnalazione di un paio di cittadini. Il comitato per il no ha gridato alla lesione della libertà di espressione invece il sindaco di Montale, rispondendo ad un’interpellanza del gruppo della lista Montale Rinasce, ha affermato che i vigili hanno fatto il loro dovere perché gli striscioni non erano autorizzati e violavano il codice della strada. A Montale è stato modificato lo statuto comunale per consentire una consultazione popolare sull’inceneritore ma il comitato e il gruppo Montale Rinasce hanno protestato perché volevano un vero e proprio referendum. Ad Agliana il sindaco Benesperi ha lanciato la proposta di un nuovo impianto basato sul metodo della torcia al plasma, ma i comitati hanno già detto di no ritenendolo una tecnologia illusoria, inquinante e costosa.



