Don Ioan Marius Vorga – incontriamo il parroco di Ferruccia e Barba

Don Ioan Marius Vorga – incontriamo il parroco di Ferruccia e Barba

di Marco Bagnoli

settembre 2026

In una luminosa mattinata di metà settembre abbiamo fatto visita a don Ioan Marius Vorga, alla chiesa dei Santi Filippo e Giacomo in via di Brana alla Ferruccia.

Don Marius è originario della Romania, e ormai vive in Italia dal 2007. Dal 2015 è responsabile delle parrocchie di Ferruccia e di Santa Maria Immacolata in Barba, oltre che vicario foraneo del Vicariato di Vignole. Ha svolto il ruolo di vicario presso la propositura di Quarrata con il servizio specifico nella propria di San Giuseppe Artigiano in Violina, e dall’ottobre 2023 segue anche la parrocchia di San Bartolomeo in Tizzana. Al momento si occupa di più di quattromila parrocchiani: la sua attività è quindi comprensibilmente impegnativa, ma certo può fare affidamento sulla partecipazione di tutti, dai collaboratori storici del consiglio pastorale alle nuove generazioni.

I giovani in particolare costituiscono un mattone essenziale nella grande costruzione della comunità: innanzitutto per la loro stessa presenza, che rappresenta l’indispensabile promessa di un costatante rinnovamento. E poi è molto importante il fatto che molti di loro frequentino la parrocchia e le sue attività, dal momento che in pratica la parrocchia è un po’ un modello di società in miniatura, e se qui si impara a stare con gli altri, e magari “per” gli altri, allora forse si può avere una marcia in più a disposizione nel grande mare del mondo che ci circonda. E tutto questo passa dalla socialità, dalla condivisione, anche dal divertimento puro, presso l’oratorio o il circolo La Tranquillona, dalla grande piazza o in giro per l’Italia, nelle grandi estati “fresche” degli anni passati.

Don Marius stesso, coi suoi quarantun anni, è un giovane sacerdote, insomma, una risorsa preziosa e vitale nel tessuto della fede e della vita quotidiana di tutti. È inutile dire che proviene da una famiglia cattolica praticante, ma quando parla della sua vocazione non usa parole molto diverse da quelle che sceglie per rivolgersi ai suoi parrocchiani e ai nostri lettori: bisogna rimettere Gesù al centro della propria vita. Questa è un’affermazione molto importante senza dubbio per un credente, che certamente ti fa pensare; però giustamente anche un non-praticante, una persona lontana dalla chiesa potrebbe chiedersi cosa significhi veramente.

E don Marius ci spiega che in pratica vuol dire che bisogna imparare a fare i propri passi, i piccoli passi sulla strada di Cristo, che poi è la strada che ci porta verso gli altri. E gli altri dovrebbero essere persone da amare, o perlomeno da considerare col dovuto rispetto. In questo mondo di ladri di innocenza, in questo mondo prepotente, significa che il mondo lo si cambia cambiando per primi i nostri passi fuori di casa. Come diceva Papa Francesco, quando parlava di una Chiesa che usciva nelle strade, anche a costo magari di ferirsi e di sporcarsi: non le accadrebbe altro che trovarsi in compagnia dei tanti che cadono e sono feriti, gli stranieri e gli italiani, coloro che si rivolgono al centro Caritas per cercare quello che manca tra le loro mani, e forse per un singolo gesto di attenzione e compassione, sempre più difficile da trovare.

Del resto tutti noi siamo chiamati alla fede, è una vocazione che non ci esclude, e certo la capacità di rivolgersi verso chi ci sta accanto è forse una della virtù più preziose. Don Marius dice che qualcuno sceglie di diventare prete, qualcuno padre di famiglia, ma tutti siamo chiamati a testimoniare il Vangelo con la nostra vita. Non la si esprime a parole, ma vivendola. Vivendola nel corso dei tempi, che come sempre cambiano. E non c’è niente di male in questo. Come dire, sta a noi fare in modo che il nostro contributo sia sempre luminoso.

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