Nicola Andreini – ingegnere e ricercatore d’avanguardia, vincitore del concorso Marie Curie

Nicola Andreini – ingegnere e ricercatore d’avanguardia, vincitore del concorso Marie Curie

di Giacomo Bini. Foto: Gabriele Bellini

marzo 2026

Il giovane ingegnere montalese Nicola Andreini ha vinto a soli 31 anni l’importantissimo concorso internazionale di post-dottorato MSCA intitolato alla grande scienziata Marie Sklodowska-Curie, un concorso che seleziona e finanzia progetti di ricerca altamente innovativi e caratterizzati dalla trasmissione di conoscenze tra università e centri scientifici di ogni parte del mondo.

La ricerca proposta da Andreini è sostenuta dall’Università di Nottingham e dal Mit di Boston e il giovane scienziato la svolgerà nei prossimi anni tra l’Inghilterra e gli Stati Uniti. Al concorso Marie Curie hanno partecipato 17mila ricercatori di ogni parte del globo con progetti relativi ad ogni campo della conoscenza, dalle discipline umanistiche a quelle scientifiche. La commissione giudicatrice ha scelto 1650 proposte di ricerca ma nel settore in cui opera Andreini sono stati una cinquantina i progetti selezionati.  Tra l’altro l’ingegnere montalese è tra i pochi ad aver vinto il Marie Curie subito dopo aver conseguito il dottorato mentre solitamente i vincitori sono ricercatori con già tre o quattro anni di esperienza.

«Quando ho visto la mail con la comunicazione del risultato» dice Nicola «sono rimasto sul momento sconcertato perché non me lo aspettavo, sapendo quanto fosse difficile vincere un concorso del genere».

La ricerca proposta da Andreini riguarda il fenomeno dell’ebollizione dei fluidi, un campo di studi a cui si è dedicato subito dopo la laurea in ingegneria energetica. Lo scopo è indagare tutte le diverse scale in cui l’ebollizione si verifica, da quella molecolare a quelle ai livelli più visibili, ognuna delle quali è attualmente trattata con diverse metodologie, al fine di creare una rete neurale che consenta, attraverso l’apprendimento proprio dei sistemi di intelligenza artificiale, di analizzare unitariamente l’intero processo individuando con un unico metodo il contributo proprio di ogni singola scala. In sostanza Andreini studia la realtà più mutevole e inafferrabile che ci sia, quella dei fluidi, dove tutto scorre e tutto cambia, cercando di ricondurla a modelli fisico-matematici, cioè alla logica che la governa.

«Fin dall’inizio dei miei studi» dice Andreini «ho avuto sempre passione per la fluidodinamica e ho incontrato dei professori che sono stati per me fonte di ispirazione come Mirco Magnini a Nottingham, dove ho fatto il dottorato, e Matteo Bucci al Mit. Il moto dei fluidi è affascinante mi ha sempre attratto, fin da ragazzo, a partire semplicemente dallo scorrere dell’acqua nei fiumi».

Il comportamento dei fluidi ha grande rilevanza in diversi settori. In particolare i fluidi criogenici servono a raffreddare gli elementi costitutivi dei computer quantistici o delle piccole apparecchiature per esempio quelle biomedicali. Infatti attualmente l’ingegner Andreini lavora per un’azienda svizzera di componentistica elettronica e offre consulenze ad una ditta di Pisa che agisce nell’ambito dei serbatoi per il trasporto di idrogeno liquido. Dopo essersi diplomato al liceo scientifico Duca d’Aosta di Pistoia, Nicola si è laureato a Firenze in ingegneria energetica e poi ha conseguito il dottorato tra le università di Firenze e di Nottingham.

Parlando dei fluidi Nicola si entusiasma quasi come quando ci mostra le foto dei piatti che realizza in cucina, un campo a cui si diletta con esiti ragguardevoli, e chissà che non ci sia un rapporto tra la passione per i fluidi e quella per il governo dei cibi ai fornelli. In fondo si tratta sempre di cambiamenti di stato.

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