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Famiglia Mantellassi – i cento anni di una delle dinastie imprenditoriali storiche di Quarrata

Famiglia Mantellassi – i cento anni di una delle dinastie imprenditoriali storiche di Quarrata

Famiglia Mantellassi – i cento anni di una delle dinastie  imprenditoriali storiche di Quarrata

di David Colzi

giugno 2026

La recente pubblicazione del volume “La genealogia di un’impresa”, scritto da Roberta Di Vincenzo Mantellassi e Alessandra Maria Abramo, per festeggiare i cento anni di storia della famiglia Mantellassi nel settore dell’arredamento, dà anche a noi l’opportunità di raccontare questa casata quarratina molto nota. Parliamo di ben cinque generazioni, segnate nel tempo, in maniera diametralmente opposta, sia da successi imprenditoriali, sia da lutti che hanno riguardato in particolar modo gli uomini Mantellassi, accumunandoli, in una sorta di strana maledizione parallela, alla stirpe dei Lenzi, altro nome che ha fatto la storia di Quarrata, dove disgrazie familiari e successi imprenditoriali, si sono sempre alternati, quasi in un gioco cinico di contrappesi.

Si parte da Macario Mantellassi che nel 1926, aprì la sua bottega di falegnameria in via del Littorio, oggi via Montalbano. All’epoca produceva soprattutto bare, e come ci ricordano nel libro: “Non c’è nulla di romantico in questa origine, c’è il lavoro, la necessità, il mestiere che risponde ai bisogni della comunità, e la bellezza verrà dopo”. A lui si affiancò presto il figlio Remo che a sua volta poté contare sulla moglie Elisa, la prima delle “grandi donne” Mantellassi, così descritta: “una donna brava, interessante, perfino buffa, ma severa al punto giusto (…) “Una donna che si faceva rispettare”, in un mondo rurale, dove le spose stavano solo a casa a badare ai figli.

Con i rampolli di terza generazione, Carlo e Marco, l’attività di famiglia si divise in tre con la creazione della “Mantellassi tappezzeria”, gestita da Carlo, la “Mantellassi legnami” gestita congiuntamente e la mostra con annesso punto vendita, gestita da Marco. Spazi diversi, uniti nella stessa missione, quella di far crescere il brand. Purtroppo Marco morì giovanissimo nel 1973, a soli 28 anni, in un incidente di caccia, quindi toccò alla moglie Daniela, rimasta sola con due figli piccoli, rimboccarsi le maniche e sostituirlo. Ecco affacciarsi un’altra grande donna dei Mantellassi (vogliamo qui ricordare che sulla figura di Marco, abbiamo scritto un articolo nel 2017).

Carlo divenne dunque suo malgrado il capofamiglia e punto di riferimento per tutti, in quanto anche il padre Remo era venuto a mancare da tredici anni. Mamma Elisa invece, dovette sopportare il lacerante peso dell’ennesima morte prematura, dopo aver perso già due figlie in tenera età. Lei visse quel dolore, con dignità e in silenzio, dimostrandosi ancora una volta una persona straordinaria, mai piegata, né spezzata, dalle avversità della vita.

Ma come dicevamo all’inizio, quasi aleggiasse un destino beffardo sopra i Mantellassi, accanto a tanta sofferenza, continuava a crescere il successo dell’azienda, che si era collocata nel posto giusto al momento giusto. Si legge nel libro: “Il boom economico degli anni Sessanta moltiplica la domanda, le case si riempiono, i salotti si arredano, il comfort diventa un diritto, non un lusso, e Mantellassi non subisce il cambiamento, lo attraversa, non insegue il tempo, lo interpreta. La bottega diventa fabbrica…” Mantellassi uscì dunque dai confini locali raggiungendo tutta Italia, grazie all’ingegno di Carlo che seguiva in prima persona tutte le fasi del lavoro, dalla progettazione alla vendita, offrendo prodotti d’arredo unici che rispecchiavano la sua visione imprenditoriale, fatta di arte e artigianato, nel contesto di una produzione su ampia scala. Fu lui il primo “industriale” della famiglia, come si sottolinea giustamente fra le pagine del libro.

Tutto sembrava dunque filare finalmente liscio, ma esattamente vent’anni dopo la fatale battuta di caccia e dopo la morte di Roberto, l’altro figlio di Marco, una nuova tragedia piombò sulla famiglia. Era il 1993 e Carlo morì improvvisamente a sessant’anni, in un assurdo incidente d’auto, scontrandosi con un cavallo in fuga. Ma ancora una volta, i legami affettivi familiari, anziché sfilacciarsi e cedere, si inspessirono come radici di una quercia, dimostrandosi più forti del fato avverso. Così passarono al comando gli uomini della quarta generazione, ovvero Nicola e Alberto, figli di Carlo, e Massimo, figlio di Marco.

«Io che non ho praticamente conosciuto mio padre, perché se ne è andato quando avevo appena tre anni, devo molto allo zio Carlo» ricorda con gratitudine Massimo. «Lui è stato fondamentale per tutti noi, anche come insegnamenti morali. Ci ha spiegato con i fatti cosa significa il lavoro, il rispetto e l’umiltà. Allo stesso modo devo molto a mia mamma Daniela, che senza alcuna esperienza, dovette entrare in azienda giovanissima, per sostituire il babbo. Tutt’oggi è per me una figura di riferimento».

Massimo oggi è il titolare della “Mantellassi Casa – eredi di Remo Mantellassi”, in via Montalbano 215 a Quarrata, mentre Nicola, la cui storia è riportata in maniera dettagliata nel libro, ha fondato la “Mantellassi 1926”, che da ventiquattro anni si trova a Gello, nello stabilimento della ex Permaflex. Quest’ultima, si è data come missione, l’apertura ai mercati internazionali, e questo l’ha inevitabilmente sbattuta nell’occhio del ciclone durante la crisi economica del 2008, con tutti gli strascichi successivi nei mercati mondiali. Sempre nel libro si possono ripercorre i momenti più drammatici del 2010, quando la chiusura definitiva non era così improbabile. Eppure i Mantellassi hanno ancora una volta rialzato la testa e questo ha consentito l’arrivo della quinta generazione, con i figli di Nicola, cioè Marco, Giulio e Carlo, che hanno portato una ventata di aria fresca, fatta di marketing moderno e digitalizzazione, per rimanere competitivi a livello globale.

Infine abbiamo voluto riservare uno spazio a parte per Roberta Di Vincenzo Mantellassi, moglie di Nicola, che non solo è la coautrice di “La genealogia di un’impresa”, grazie alla quale siamo riusciti a districarci nelle trame di questa storia ben stratificata, ma è stata anche una figura fondamentale a fianco del marito in tutta la sua vita professionale, continuando la tradizione delle donne di casa. Purtroppo, persino a lei è toccato il dolore di una perdita improvvisa e violenta, perché appena cinque anni fa, Nicola è morto a causa di un infarto fulminante mentre era alla guida. Al suo fianco c’era lei, che ne è uscita miracolosamente illesa. Oggi Roberta, che non si è lasciata abbattere, vede con orgoglio i propri ragazzi condurre l’attività di famiglia, intravedendo un futuro luminoso, dopo tanto dolore.

Per concludere nel migliore dei modi questo racconto, ci affidiamo nuovamente alla pubblicazione, che sintetizza bene, quanto vi abbiamo descritto: “Ogni generazione racconta una storia diversa, ma sotto tutte queste storie ne corre una sola (…) come si trasmette ciò che non si dice, come una famiglia trasforma il dolore in continuità, come il sapere delle mani diventa sapere dell’anima, come una bottega di Quarrata diventa, in un secolo, qualcosa che merita di essere raccontato”.

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