La pesca del Pieri – forse ritrovato un frutto autoctono montalese

La pesca del Pieri – forse ritrovato un frutto autoctono montalese

di Giacomo Bini

settembre 2026

Che esistesse una qualità di pesca tipicamente montalese, la cosiddetta “pesca del Pieri” o anche “la Rossina”, lo raccontavano in molti da tempo in paese, specialmente i meno giovani perché l’avevano vista nei frutteti e negli orti e l’avevano anche assaporata, ma di quella varietà di pesca non c’era più traccia, sembrava estinta. E fatalmente si era ammantata di un’aura mitica tanto da indurre qualcuno, che non l’aveva mai vista, a dubitare che fosse effettivamente mai esistita. Sarà mica come l’araba fenice – qualcuno iniziava a pensare – che ci sia ciascun lo dice, dove sia nessun lo sa.

Tra i più tenaci sostenitori della necessità di recuperare la pesca del Pieri è stato negli anni Bonaldo Agresti, appassionato conoscitore del territorio e dei frutti migliori della nostra terra. Si deve anche a lui, che la pesca montalese l’aveva a suo temo vista e gustata, il mantenimento di una memoria viva di questo frutto, per molto tempo dimenticato. Recentemente però la Rossina, è stata ritrovata da un giovane frutticoltore montalese, Davide Santanni, discendente di una famiglia che da sempre coltiva le pesche nei pressi della villa Smilea.

Davide ha reperito due pianticelle di “Pesca pieri 81” in un vivaio di frutti rari e antichi in provincia di Cesena e le ha portate a Montale dove le ha accudite e fatte crescere. Ora c’è solo da attendere il momento in cui le due piante, già abbastanza cresciute, daranno i primi frutti per avere la prova provata del ritorno della pesca del Pieri a Montale, il luogo dove è nata e dove si era molto diffusa.  Il frutto è di polpa bianca, di colore sul bianco nella parte meno esposta al sole e sul rosso in quella più esposta. A chiamarla “Rossina”, nei ricordi di Davide, era suo nonno Renzo, che ha vissuto e lavorato sempre nei terreni intorno alla Smilea dove sorgono ancora molti pescheti. In effetti proprio la villa Smilea, un tempo residenza e fattoria dei principi Borghese, è stato il centro di una tradizione agricola, quella della coltivazione delle pesche, che caratterizza Montale da tempo. Furono proprio i Borghese, su consiglio dei loro fattori e agronomi, a impiantare i pescheti lungo quella fascia di terreni che corre lungo l’argine dell’Agna e dove quasi certamente in un tempo antico scorreva il fiume, lambendo l’antica abbazia di San Salvatore in Agna. L’intuizione che quei terreni, meno adatti per altre coltivazioni, fossero propizi per i pescheti ebbe un gran successo tanto che ha dato vita ad un’attività produttiva e commerciale molto fiorente. I banchi di vendita diretta delle pesche lungo la strada che passa a fianco della villa Smilea, oggi via Garibaldi, sono da sempre frequentati non solo da montalesi ma anche e direi soprattutto da moltissimi clienti provenienti dai centri vicini. È un grande merito di alcune aziende agricolo locali di avere continuato con grande passione e grandi sacrifici questa tradizione, mantenendo tra l’altro dei campi come se fossero giardini e contribuendo, oltre che all’economia, anche alla bellezza del paesaggio.

Da un paio d’anni questa tradizione, e le aziende che lodevolmente la proseguono, sono state al centro di una nuova festa, che si svolge a Montale in luglio, la “Festa della Pesca” promossa dall’associazione dei commercianti montalesi.

Il ritrovamento delle pesche del Pieri non è quindi soltanto il recupero di un pezzo di storia del paese ma anche l’occasione per valorizzare un’attività agricola caratterizzante e di notevole qualità. L’identità e la storia di una comunità non consistono soltanto nei suoi monumenti ma anche nei frutti più tipici dell’economia locale. In particolare a Montale come in molte altre comunità della zona, dopo il tumultuoso sviluppo dell’industria tessile a partire dagli anni cinquanta e l’abbandono dell’agricoltura da parte di molte famiglie, è stata un po’ trascurata la memoria della civiltà contadina e anche i prodotti tipici sono finiti nell’oblio. Le dinamiche del mercato hanno fatto il resto, portando a privilegiare, anche tra le qualità di frutti, quelli più adatti a durare sui banchi dei supermercati e nei frigoriferi. Ora però la “pesca del Pieri” potrebbe prendersi la rivincita, grazie a chi tenacemente negli anni ha creduto nel suo ritrovamento.

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