di David Colzi
giugno 2026
Torniamo ad occuparci dei grandi imprenditori storici del comparto mobiliero quarratino. In questo numero parliamo di Sebastiano Lucà, che rientra nel novero di coloro che hanno portato il nome della nostra città in alto, a livello nazionale e internazionale, entrando di diritto nella storia del mobile imbottito.
Nato a Torino nel 1931, Sebastino era a sua volta figlio di un mobiliere, Vincenzo Lucà, già conosciuto dalle sue parti, perché aveva aperto diversi punti vendita a Torino e dintorni. Fu grazie alla conoscenza dei Peruzzi (altra famiglia di spicco del mobile quarratino), se Sebastiano decise di scendere nel nostro comune, per acquistare nel 1961, il mobilificio “Casa bella” in Via Montalbano. L’attività, cambiò presto il nome in “Lukas Beddy”, che fondeva il cognome del proprietario, con la parola “letto” in inglese, storpiando un po’ entrambi all’insegna di un inglesismo che dava un tocco internazionale all’azienda. Da notare che il logo “LB” è stato inserito sul sito logosbrands.com, un archivio digitatale internazionale che conserva marchi di aziende da tutto il mondo. La sede definitiva venne infine collocata sulla Statale 66, in zona Barba, nei pressi dell’attuale supermercato Pam.
Per Lucà il grande successo arrivò nei primi anni ’70, quando ideò il divano letto che vedete in questo articolo, il cui slogan, “Qui ci scatta il letto”, divenne un tormentone, anche perché la sua pubblicità venne veicolata a livello nazionale, in un momento in cui erano davvero pochi a poterselo permettere a Quarrata. Non solo: l’immagine con le due mani venne inserita sulle fiancate dei furgoni dei trasportatori, rendendo il tutto ancora più riconoscibile. L’innovazione tecnologica assoluta era data dal meccanismo che permetteva, come recitava la pubblicità televisiva che potete ancora vedere su Youtube, di trasformare un divano in letto in soli tre secondi, con mosse rapide e intuitive. Visto il successo clamoroso, la Lukas Beddy si specializzò in quel comparto produttivo, intuendo le potenzialità del far dialogare legno e ferro, artigianato e industria. «Sebastiano aveva saputo posizionarsi nel momento giusto col prodotto giusto» precisa l’amico Graziano Giovannetti, della Giovannetti arredamenti. «La sua forza stava in questo: capire dove stava andando il mercato». Che collega è stato? «Una persona stupenda, sempre disponibile. Negli anni ’70, quando anche noi progettavamo divani, ci scambiavamo consigli e punti di vista, perché lui vedeva in noi colleghi, non rivali».
Purtroppo, aggiungiamo noi, come altre volte è accaduto, alcuni cominciarono invece ad imitare, innescando in seguito la guerra dei prezzi, che tanto male ha fatto al settore.
Grazie al designer Gianfranco Gualtierotti, possiamo fornirvi altre immagini dei prodotti, stavolta tratti dalla rivista “Interni”, in quanto Gualtierotti nel 1983, si è occupato di industrializzare i movimenti di alcuni modelli. Però, in quei casi il principio era inverso: cioè si trattava di letti che potevano diventare divani. Il designer pistoiese ricorda: «Sebastiano era una persona eccezionale, un imprenditore con una visione commerciale ben precisa, basti pensare a quanto ha investito in comunicazione. Poi sapeva circondarsi di collaboratori di alto livello, come l’ingegner Gori di Prato».
Al suo apice, la ditta dava lavoro a un centinaio di persone, con una produzione quasi esclusivamente interna, che andava dal progetto all’imbottito finito. Per capire come era strutturata, ci affidiamo ai ricordi di Vinicio Magni, maestro falegname, che nel libro “L’artigianato del mobile nel ‘900 a Quarrata”, dice: «La Lucà’s Beddy produce il suo divano al Barba, con il sistema della catena di montaggio e lo consegna in sessanta giorni al prezzo di duecentocinquantamila lire. Nei capannoni ci sono banchi lunghi quaranta metri di fronte ai quali stanno gli operai, uno alla distanza dall’altro di 4 metri, che fabbricano i pezzi e, alla fine della catena, li assemblano. Una volta completati i divani sono stoccati nel magazzino sugli scaffali come libri». La produzione offriva inoltre divanetti fissi o poltrone reclinabili (come il famoso modello Carolina), che abbellivano le catene di alberghi, oppure facevano stare comodi i passeggeri dei traghetti nella tratta con le isole, tipo Corsica o Sardegna, grazie alle committenze di Fincantieri. Ovviamente i vari modelli giravano le maggiori fiere mondiali di settore, dal Giappone alla Francia all’America, fino al Salone de mobile di Milano, accrescendone ancor di più la fama.
Poi, arrivò l’inevitabile declino del settore, di cui abbiamo già parlato più e più volte su questa rivista. Così, dagli anni novanta e fino alla chiusura nel 2000, anche la Lukas Beddy, si riposizionò sul mercato, proponendo arredamenti di marca, soprattutto cucine e camere, per clienti della piana. «Persino in quella fase, il babbo non perse il suo stile unico» riferisce la figlia Letizia. «Ricordo che andava personalmente a casa di ogni cliente a fine lavoro, per assicurarsi che tutto fosse andato a buon fine e che le persone fossero soddisfatte del servizio».
Sebastiano Lucà è morto nel 2015, dopo aver trascorso serenamente i suoi ultimi anni, in compagnia dell’amata nipotina Ginevra. Questo che abbiamo voluto tracciare, è un piccolo omaggio alla sua figura di imprenditore, certi che ci sarebbe altro da dire e altre persone da rammentare, su tutte la moglie Romana Boggio de Casero, che gli è stata al fianco per tutta la vita, anche in azienda, e che meriterebbe un articolo a parte.






