Un nuovo inceneritore al posto di quello vecchio? Ecco la proposta

Un nuovo inceneritore al posto di quello vecchio? Ecco la proposta

di Giacomo Bini. Foto: Gabriele Bellini

giugno 2026

Un nuovo termovalorizzatore con capacità di smaltimento di 100mila tonnellate all’anno, il doppio di quella dell’impianto attuale.

La proposta è stata avanzata dal direttore dell’ATO Toscana Centro Dario Baldini nelle commissioni consiliari ambiente di Agliana e Montale e da allora si è di nuovo acceso il dibattito sull’inceneritore di via Tobagi. Il direttore dell’ATO ha illustrato nelle commissioni il piano d’ambito che verrà presentato, per essere discusso e approvato, all’assemblea dell’ATO Toscana Centro che è composta dai sindaci dei 65 comuni che compongono il territorio dell’ambito territoriale ottimale, vale a dire le province di Firenze, Prato e Pistoia per un totale di un milione e mezzo di residenti.

Il ragionamento di Baldini, costruito con l’ottica di un tecnico, è il seguente: nell’ATO funzionano bene la raccolta differenziata, per merito dei cittadini, e il recupero dei materiali, ma resta il problema del residuo indifferenziato per il quale scarseggiano gli impianti (attualmente ci sono solo l’inceneritore di Montale e la discarica di Monsummano). Restano fuori dal cerchio 100mila tonnellate di indifferenziato per le quali, secondo il discorso del direttore, ci sono solo due scenari: il primo è l’esportazione verso altri ATO e anche fuori regione, il secondo scenario è quello di un termovalorizzatore a Montale da 100mila tonnellate all’anno. Il secondo scenario, quello di un nuovo impianto a Montale, è poi, nel ragionamento di Baldini, l’unico che garantisce all’ATO il rispetto del principio dell’autosufficienza che è da tempo un obbligo non rispettato dall’ambito.

A questo punto è intervenuto in commissione l’amministratore unico del Cis spa Edoardo Franceschi che ha spiegato come l’attuale inceneritore, sia a fine vita e non possa assolutamente proseguire l’attività oltre la proroga di 3 anni più 1 (più eventuali altri sei mesi) iniziata nel gennaio 2025. L’inceneritore attuale, con le sue due linee, ha potenzialità e autorizzazione integrata ambientale per 50mila tonnellate annue. Impossibile aumentarne le capacità di trattamento, impossibile, a quanto assicura Franceschi, prolungarne ulteriormente l’attività oltre il 2029.

Dunque quello di cui si discute è l’ipotesi di un impianto del tutto nuovo, sempre a Montale e sempre in via Tobagi, al posto di quello attuale. Chi e come dovrà decidere su questa ipotesi? Attualmente siamo ancora a livello di piano d’ambito di cui è circolata una bozza contenente il nuovo impianto a Montale. Sull’approvazione dovrà pronunciarsi l’assemblea dell’ATO nella quale saranno presenti e voteranno i sindaci di Montale, Agliana e Quarrata, che sono i soci proprietari di Cis spa e dunque dell’inceneritore attuale. Il sindaco di Montale Ferdinando Betti ha detto che chiederà al consiglio comunale un mandato su come esprimersi in sede di assemblea di ATO. Poi però, sulla realizzazione di un nuovo impianto, sarà decisiva la deliberazione dell’assemblea dei soci di Cis spa, composta dai sindaci dei tre comuni e dove vale il principio dell’unanimità sulle decisioni.

E’ auspicabile (e da molte parti auspicato) che si attivi una partecipazione alla decisione da parte dei cittadini sul futuro dell’impianto visto che è una scelta che riguarderà le comunità per molti anni, ma sui modi e sui tempi di un eventuale percorso partecipativo o magari di un referendum consultivo al momento non ci sono né procedure né date definite.  La discussione però è già iniziata, sui media e sui social, ma anche nei primi incontri pubblici. Il Pd di Montale ha organizzato il 27 maggio scorso al circolo Arci di Montale un’assemblea di iscritti e simpatizzanti a cui ha partecipato anche l’amministrazione comunale.  Il 29 maggio scorso si è tenuto un consiglio comunale aperto chiesto e ottenuto dei due gruppi consiliari di minoranza: il gruppo di centrodestra Insieme per Montale e quello della lista civica Montale Rinasce. Al centro della discussione non c’è solo l’ipotesi del nuovo impianto da 100mila tonnellate l’anno a Montale a ci sono anche due temi connessi. Il primo è quello della bonifica dell’area quando e se l’impianto attuale sarà chiuso, perché ci si chiede quanto costerà la bonifica, se basteranno i due milioni e mezzo accantonati a questo scopo dal Cis spa e quanto potrà durare l’operazione. Il secondo tema è quello degli eventuali ristori o comunque degli eventuali benefici fiscali o economici per le comunità del territorio nell’eventualità di un nuovo e più grande impianto: sono previsti dei vantaggi di qualche tipo e come potranno essere ripartiti? Il dibattito è aperto e già infuocato.

Il 25 giugno si sono riunite a Montale sei associazioni per dire no al raddoppio dell’inceneritore: “Rifiuti Zero”, “Iononcisto”, “Attiva Prato”, “Alleanza Beni Comuni”, “Tat di Montefoscoli” e “Medicina Democratica”. «E’ una provocazione» dicono «la proposta di raddoppiare un impianto che è nocivo da 50 anni per questo territorio, l’unica cosa da fare è dire basta con l’inceneritore e fermarsi per vedere i danni che ha fatto».

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