di David Colzi. Ph: Foto Olympia
marzo 2026
Ben quindici anni fa raccontammo la storia di una nonna, Marisa Polidori in Bacarelli, scrivendo nel sottotitolo “una fioraia… in piazza!” Quella signora di cui tratteggiamo per sommi capi tutta la vita, in realtà fa parte di una piccola, ma significativa, storia imprenditoriale quarratina tutta in rosa, arrivata oggi alla quarta generazione di fioraie e fioriste. Quindi è bene riavvolgere il nastro e ricominciare tutto da capo.
Si comincia dunque dalla mamma di Marisa, Oliva Piccini, per tutti “Iva”. Lei era nata in Istria, ma appena bambina si trasferì dal fratello della mamma in Liguria, per sfuggire ai tumulti che imperversavano nella sua terra. E proprio in Italia entrò in contatto col mondo dei fiori, in quanto lo zio li coltivava per la vendita. «Quella era una vita molto dura per una bambina» ricorda Marisa. «Pensate che veniva mandata da sola a vendere fiori a Sanremo!» Nel 1954, oramai adulta, Iva colse al volo l’occasione di scendere a Quarrata, seguendo il consiglio di un giovane militare nostro concittadino, che si trovava dalle sue parti in Liguria per il servizio di leva. Fu lui a dirle che nella nostra città, non c’erano fiorai. Così a trent’anni, lasciando a Bordighera il marito Mario e la figlia Marisa appena dodicenne, si trasferì nel pistoiese, trovando alloggio in un piccolo spazio in via delle Cause, oggi via della Repubblica, all’interno di una ditta di onoranze funebri. Iniziò così a dividersi fra la vendita dei fiori e le pulizie presso le famiglie benestanti di Quarrata, perché allora di lavoro ce n’era poco. Di quel periodo Marisa ricorda: «Per rifornirsi di fiori, la mamma partiva con la corriera in direzione Pistoia. Da lì prendeva il treno per Pescia, per raggiungere il mercato cittadino. Infine tornava a casa con la cesta ricolma che portava in testa, proprio come faceva anche quando era in Liguria». Col tempo Iva si trasferì in una casa in via Roma, adattando due stanze a negozio. Alcuni concittadini con i capelli bianchi, probabilmente rammenteranno ancora le scalette strette con le quali vi si accedeva. Nel 1960, tutta la famiglia finalmente si riunì. Marisa, all’ora diciottenne, iniziò a dare una mano alla mamma nel tempo libero, così come il marito Mario, venuto purtroppo a mancare presto, alla fine degli anni ’70.
Nel 1989 ci fu il primo passaggio di testimone fra Iva e Marisa, con l’apertura del negozio in via Corrado da Montemagno, dove si trova tutt’ora. E proprio come era successo a sua mamma, anche Marisa ha potuto contare su sua figlia, Lucilla, rimasta al suo fianco fino al pensionamento. A questo punto però, è doveroso citare anche il figlio Luca, insostituibile sostegno familiare, tutt’ora indispensabile in questa squadra di donne. Il nome scelto per il negozio fu: “Bottega del fiore Iva”, un omaggio al coraggio e alla determinazione della capostipite, che nel frattempo si era trasferita in Australia dove si era risposata.
Passarono altri diciotto anni e Marisa decise che era il momento di andare in pensione. A quel punto si inserì in pianta stabile (è proprio il caso di dirlo) la nuora Silvia Mochi. A sua volta, Silvia ha lasciato la bottega di famiglia due anni fa alla figlia Martina.
Insomma, caro Luca, sembra proprio che non riusciate ad allontanarvi dal mondo profumato dei fiori…
«E’ proprio così. Siamo tutti cresciuti in negozio, quindi è stato un percorso naturale. Anche noi uomini di casa, abbiamo sempre dato una mano, sostenendo le nostre donne imprenditrici».
Dal 1989 ad oggi come sono cambiate le richieste dei clienti?
«Una volta bastava avere in negozio i fiori recisi» dice Marisa, «perché le persone li compravano sciolti, portandoseli via avvolti nella carta dei giornali. Ora invece i mazzi vengono lavorati in composizioni; così il nostro è diventato un lavoro artigianale e siamo passati dall’essere fiorai a fioristi».
«Non solo» aggiunge Martina. «Quando lavorava la bisnonna, la scelta era molto limitata: c’erano solo garofani, gladioli, crisantemi e qualche rosa. Ora si trova tutto, tutto l’anno, a dispetto delle stagioni».
Sono cambiate anche le ricorrenze?
«Certo» aggiunge Marisa. «Prima ad esempio si lavorava molto il fine settimana, perché tante persone, soprattutto anziane, acquistavano fiori per portarli sulle tombe dei loro cari. Noi, fra l’altro, tutti i sabati e le domeniche eravamo a Santallemura col nostro carretto. Oggi non c’è più questa usanza, anche perché si va tutti di fretta, quindi si preferiscono composizioni con fiori finti da cambiare un paio di volte l’anno. Invece hanno preso campo ricorrenze come San Valentino, la Festa della donna, la Festa della mamma o il Natale. In quei periodi il lavoro è frenetico».
Tutto un altro mondo da quel lontano 1955, quando arrivò a Quarrata sua mamma…
«Assolutamente sì. Fare il fioraio era molto faticoso allora, fra negozio, cimitero e mercato in piazza, con tutti i fine settimana occupati e con tutte le difficoltà a reperire le materie prime».
Siamo dunque arrivati alla fine, ma qui la fine è anche l’inizio di un nuovo percorso, quello di Martina, che oggi serve la quarta generazione di clienti quarratini e non, mentre nonna Marisa si gode la pensione, fra nipoti e ballo liscio, sua grande passione. Dopo i fiori, ovviamente.





