Biagio Falcini – animatore culturale e poeta

Biagio Falcini – animatore culturale e poeta

di Serena Michelozzi

dicembre 2022

Il Dott. Biagio Falcini, commercialista in pensione, nonché segretario del Concorso Internazionale di Poesia Città di Quarrata, ci racconta la sua esperienza di scrittore, con cui ha dato alla luce il libro “Verso la fine del viaggio” (Puerto Seguro, 2020), una raccolta di poesie e racconti che vanno dal 1960 ai giorni nostri.

«C’è un tempo nella vita in cui ci si scopre bifronti: si va avanti, si guarda indietro. Questo tempo coincide generalmente con la cessazione dell’attività svolta durante la vita lavorativa. Non diversamente è stato per me: con la cessazione dell’attività professionale è stato inevitabile rivolgere lo sguardo al passato, e guardare nei cassetti che sapevo contenevano alla rinfusa quel che avevo scritto negli anni, quasi sempre a seguito di riflessioni su fatti della vita, felici o tristi; di sentimenti o di risentimenti inevitabili nel dispiegarsi del quotidiano; di eventi sociali che hanno sconvolto o segnato la nostra Storia recente, non solo nazionale. Una poesia però intima, intimistica – ho sempre pensato, quindi, non opportuno pubblicare. E invece, riprendendo e riguardando il tutto con spirito critico diverso, a distanza d tempo, ho potuto constatare che pure dal mio privato si levava ora un canto ora un pianto: non altro che la voce dell’Umanità in cammino. E allora, perché lasciare quanto scritto nel fondo dei cassetti? Il professor Piero Santini, a cui s’è aggiunto l’amico poeta Walter Melani, mi hanno tratto fuori dallo stagno. Grato a loro, sono giunto così alla decisione della pubblicazione» ci racconta il Dott. Falcini, la cui impeccabile penna poetica (e non) ha dato vita anche a precedenti pubblicazioni di poesie scritte negli anni ’60, ’70 e inizio ’80, ossia prima dell’avvio della professione. Difatti la prima parte delle poesie incluse nel libro, hanno visto la pubblicazione negli stessi anni: alcune in riviste di importanza nazionale, altre su “La Voce del Sud” di Lecce e su “La Voce di Quarrata”, direttore Edoardo Bianchini. Altre ancora sul mensile parrocchiale “Regnum Christi” al tempo della propositura di don Aldo Ciottoli. Inoltre, quasi tutte le poesie di quel periodo sono state declamate da Vivaldo Matteoni (ideatore del Concorso Internazionale di Poesia Città di Quarrata) in una intera trasmissione radiofonica di Radio Rombo, con prefazione del poeta pistoiese Salvatore Sorbello, nel febbraio ’80. Infine il racconto “Pistoia: in Piazza del Duomo”, che chiude il libro, ha vinto il Premio La Bancarella di Via degli Orafi nel 2016.

«Quanto al titolo del libro, debbo dire che da subito non ha incontrato il favore di parenti e amici. Lo hanno trovato inopportuno. “Richiama qualcosa di terminale, di funereo” – era la solfa. Personalmente non ci ho mai visto qualcosa del genere. Forse perché mi piace chiamare le cose col proprio nome. E poiché il viaggio è innegabilmente metafora della vita, nulla quindi da vederci oltre la metafora. E ancora, poiché la pubblicazione avviene non certo in età giovanile, bene, quindi, “verso la fine”. A ragione, da qualcuno è stato però ritenuto anche azzeccato» ci spiega il Dott. Falcini. 

I temi trattati sono tanti quanti possono essere i ispirati dai percorsi della vita, vista nel suo quotidiano dispiegarsi, e da una società irrequieta che rende sempre più incerti e inquieti gli aspetti: sociale, collettivo, universale. Coerentemente con la sensibilità e la visione della vita propria del poeta, emergono in prima battuta senz’altro la visione dolorosa del mondo e delle avversità della vita. Ma non è meno evidente e pressante, l’aspirazione verso una nuova educazione civile e un più civile sentire. Ancora. L’anelito verso la fratellanza e la comprensione tra gli uomini, l’amore verso il culto del passato, e degli affetti familiari nonché l’amore verso la cura e il rispetto della Natura. Insomma, l’Amore nella sua piena essenza. 

Il nostro poeta ha pensato talvolta a come poter definire la sua poesia: «Ebbene, forse potrebbe essere chiamata poesia parenetica (esortativa). Ritengo che ogni poesia, nella sua chiusa, contenga infatti in modo esplicito o implicito il messaggio per il presente e il suo richiamo esortativo per il futuro… Tanti messaggi, un solo richiamo, una sola esortazione però: cioè che la vita ci è donata e va vissuta fino in fondo. Consci che il Mondo non è il paradiso come desiderato, ma neppure un antro di soli masnadieri e lestofanti. Che in fondo sta all’Uomo fare che la vita sia un viaggio tra giardini soleggiati, in spirito di Fratellanza e di Pace» ci spiega Falcini, il cui esordio letterario ha riscosso notevoli successi e per cui si auspica un prosieguo, dato che del fare poesia «vi sarebbe un’insopprimibile bisogno!» come afferma il Prof. Piero Santini (professore dell’Università degli Studi di Firenze e Presidente della commissione giudicatrice del Premio internazionale di poesia “Città di Quarrata”), in una sua prefazione ad un libro di versi.

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