di David Colzi. Ph: Foto Olympia
giugno 2026
Convincerla a fare un elogio alle sue indiscusse qualità sportive è del tutto inutile; e se le si rammenta quanta strada ha fatto in così poco tempo, lei ci ricorda quante altre brave colleghe giocano al suo fianco. Insomma, la quindicenne Matilde Mustacchio si rivela fin da subito come una giovane con i piedi ben piantati per terra, poco incline a lustrarsi le medaglie; e nonostante la sua giovane età, pare proprio che abbia le idee molto chiare sugli obiettivi da raggiungere. Noi, fra un sorriso timido e qualche accenno di battuta, l’abbiamo intervistata al margine del nuovissimo campo comunale sussidiario che, per volontà dell’amministrazione, verrà intitolato a Carlo Ruben Cappellini e che abbiamo inaugurato in anticipo, facendovi il servizio fotografico di questo articolo.
Come ti sei avvicinata al calcio?
Per caso, quando avevo sei anni, seguendo un mio amichetto che già giocava nei Giovani Rossoneri a Mollungo. Ho provato e mi sono subito appassionata.
Quindi hai avuto le idee chiare fin dall’inizio.
A dire il vero, ho cominciato con uno sport tipicamente femminile, cioè la danza. Poi sono passata al nuoto, poi al Karate, ed infine al calcio. In pratica, in breve tempo, mi sono orientata verso discipline sempre più di contatto.
Subito portiere?
No, ho iniziato esattamente dall’altra parte del campo, col ruolo di attaccante nel calcio a cinque. Però, presto ho avvertito che quello non era il mio posto, perché preferivo gestire da sola il mio spazio di gioco. La svolta è avvenuta per caso, quando un giorno, durante un allenamento, c’era bisogno di un portiere e io mi sono proposta. In quel momento ho capito cosa volevo fare, e dai nove anni in poi sono rimasta a difendere la porta.
Tanti fuggirebbero da questa responsabilità.
Io invece questo ruolo lo vivo bene, senza particolari preoccupazioni; anzi l’idea di fermare i tiri in porta mi dà molta soddisfazione. Ovviamente ci vuole serenità e un carattere deciso, soprattutto per non abbattersi durante una partita, quando subisci uno o più goal.
… E serve intuizione, per non farsi sorprendere dall’attaccante.
Più che altro il posizionamento è fondamentale, seguendo la cosiddetta “bisettrice”, cioè quella linea immaginaria fra il pallone e i pali della porta, che noi portieri usiamo per essere pronti a parare.
Croce di ogni calciatore è il rigore: tu come vivi questo “uno contro uno”?
Concentrata e pronta, aspettando fin da ultimo a lanciarmi, per cercare di non essere anticipata. Può sembrare assurdo ma bisogna, in quei pochissimi secondi dopo il fischio dell’arbitro, dare il tempo al calciatore di tirare, e vedere dove va il pallone, per capire come muoversi. In quei casi, l’intuizione può aiutare, ma fino ad un certo punto.
Dunque è prima di tutto una sfida mentale.
Certo e si deve rendere il rigorista meno lucido possibile, nella sua scelta di tiro. Ogni portiere ha le sue tecniche e anche io ho i miei segreti.
Come sei arrivata alla maglia viola?
Il primo passaggio è stato all’Empoli. Infatti all’epoca, i Giovani Rossoneri erano affiliati all’Empoli Football Club, e durante una partita dimostrativa, io e un’altra ragazza venimmo scelte per trasferirci da loro. Lì sono rimasta dagli undici ai dodici anni. In quel biennio sono stata notata dall’ACF Fiorentina, avendo disputato qualche partita contro di loro. Alla fine, la società viola ha chiamato me e altre tre colleghe, proprio nel momento in cui l’Empoli sospendeva il reparto femminile per motivi di budget.
Come procede nella Fiorentina under 15?
Sono molto contenta, perché ci siamo qualificate prime nel girone D nazionale. Ma la cosa che mi piace di più è che il club dà molto importanza al comportamento dentro e fuori il campo, perché chi gioca in un contesto di quel livello, deve prima di tutto essere un esempio di sportività e correttezza.
Da circa due anni ti dividi fra Valenzatico e Bagno a Ripoli per gli allenamenti, che ti impegnano dal Lunedì al Venerdì, partite escluse. Come concili la scuola con questo?
Il tempo è davvero poco, anche perché la sera non sono mai a casa prima delle otto e mezzo. Quindi i compiti cerco di farli nei ritagli di tempo e di avvantaggiarmi nei giorni più “leggeri”, tipo il Mercoledì. Poi studio in pulmino, nel tragitto fra casa e Firenze. Infine, se non ci sono grandi trasferte, ho libero o il sabato o la domenica, quindi posso sfruttare quel giorno per recuperare.
Incastri minuziosi, al limite dell’umano.
Certamente il fatto che frequenti un Liceo sportivo mi favorisce, perché lì, quasi tutti abbiamo questi tipi di impegni extrascolastici e ciò viene tenuto in considerazione. Comunque, ho una buona pagella.
Qualcuno direbbe: «Ma chi te lo fa fare!?»
Io non lo considero un sacrificio, perché faccio quello che mi piace, potendo contare sul sostegno dei miei genitori. Riesco persino a ritagliarmi dei momenti per stare con gli amici.
E dopo tanti sacrifici e dedizione, sei arrivata ad indossare la maglia azzurra.
E’ stato un percorso articolato, iniziato nel 2024 con le selezioni territoriali e terminato a gennaio di quest’anno. Alla fine sono stata convocata per uno stage nazionale al centro Coni di Pisa, convinta di vivere solo una bella esperienza, sebbene ci avessero detto che qualcuna di noi avrebbe potuto ricevere la convocazione per la Nazionale under 15.
Infatti la chiamata è arrivata.
Con mia grande sorpresa, perché in questi due anni ho visto giocare tante ragazze brave. Pensa che le atlete visionate in tutte Italia sono state oltre 700.
Come è andata la stagione 2026?
A febbraio c’è stata la prima amichevole con la Primavera del Genova, quindi una formazione di ragazze più grandi di noi. Insieme a me c’erano un portiere dell’Inter e uno della Roma. Abbiamo giocato a turno tutte e tre, perché nella Nazionale giovanile, ciascun atleta convocata è considerata titolare, proprio per dare modo a tutte di crescere, facendo esperienza sul campo. L’incontro successivo c’è stato a marzo, contro la Svizzera, al Villaggio Azzurro di Novarello e si è trattato di una doppia amichevole. L’ultimo ritiro con partita, è avvenuto a maggio contro la Scozia, in un’altra doppia amichevole disputata a Tirrenia. In entrambi i casi non mi aspettavo di essere nuovamente convocata, fra l’altro turnando solo con un altro portiere. Quindi, tutto sommato, il bilancio di questo anno è molto positivo e continuerò ad impegnarmi per dare il massimo sia in viola che in azzurro.
Cari lettori, segnatevi questo nome: Matilde Mustacchio. La ragazza è brava e arriverà lontano!
Per la location del servizio fotografico si ringrazia: Comune di Quarrata.







