I ponti della Ferruccia

I ponti della Ferruccia

di Marco Bagnoli. Foto: Adriano Tesi.

dicembre 2014

il-ponticino

Il territorio della Ferruccia, si sa, si estende a metà tra il territorio del comune di Agliana e quello di Quarrata – e in mezzo scorre il fiume, anzi, il torrente; è perfettamente logico che almeno un ponte cerchi di ricucire questa divisione. Nel nostro caso ne abbiamo due. Nell’appressarci alla rilevazione storica di un ponte ci allontaniamo dalle acque per restare all’asciutto della carta – la pianta del territorio aglianese all’indomani della separazione da Montale, sancita con regio decreto del 28 settembre 1913: in base alle ricerche riportate nel recente volume fotografico “IL FILO DI ARIANNA – Agliana fra memoria e immagini” sono 13 i ponti “storici” che attraversano il percorso dei torrenti Bure, Calice, Brana, Ombrone, oltre al fosso Acqualunga cesellato dal Pont’Alto. Il Ponte pedonale della Ferruccia è del tipo a doppia arcata con pila centrale, realizzato a cura dell’ingegner Francesco Cosimini di Pistoia e inaugurato nel 1847; questo consentiva finalmente un passaggio rapido per la chiesa dei Santi Filippo e Giacomo, in alternativa ai precedenti attraversamenti del ponte de’ Gosti e a quello de’ Burini, oltremodo scomodi, scomparsi nel corso dell’Ottocento. Bisogna poi tener presente, al di là della sedimentazione cartografica ufficiale, che l’attraversamento delle acque fosse verosimilmente realizzato per mezzo di tavole in legno (da cui l’espressione “Ponte alla trave”): nel caso dei ponti de’ Gosti e de’ Burini, i rilievi documentano la natura lignea degli stessi, provvidenzialmente coadiuvati da un appoggio centrale in pietra, tuttora in loco. Prima del 1847 è parimenti ipotizzabile una pedana in legno, nonostante la presenza dell’altro ponte, quello dei Baldi – che in un certo senso fa la staffetta con gli altri due ponti lignei, dal momento che è precedente, ma ancora perfetto, quando i tedeschi lo faranno saltare perché utile alle operazione del nemico.

L’altro ponte della zona è appunto quello dei Baldi, indicato in una mappa del 1725 come futuro “ponte nuovo”, all’epoca non ancora costruito ma comunque “da farsi”. L’originaria struttura ad arcata semplice verrà distrutta nel 1944 e successivamente ricostruita a travata rettilinea, nell’assetto settecentesco delle spalle in laterizio.

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