Giulio Gori – l’ingegnere che aiuterà i taxi a volare

Giulio Gori – l’ingegnere che aiuterà i taxi a volare

di David Colzi

giugno 2022

Giulio Gori, ingegnere aeronautico, è una delle menti brillanti che a livello internazionale rendono onore alla nostra città. Classe 1988, ha terminato gli studi nel 2013, e attualmente è ricercatore presso il “Dipartimento di scienze e tecnologie aerospaziali” al Politecnico di Milano. Lì divide i suoi impegni anche con l’insegnamento e fra l’altro nel 2023 terrà un corso tutto suo: “Fundamentals of Hypersonic flows” (Fondamenti di aerodinamica ipersonica). Questo, come oramai quasi tutti i corsi all’università milanese, si terrà in lingua inglese. Noi siamo andati a trovarlo durante uno dei suoi soggiorni presso la casa dei genitori a Casini, prima di partire per le sue numerose conferenze.

Il campo di ricerca di Giulio è quanto mai affascinante, perché riguarda le macchine volanti, sia quelle che si librano sopra le nostre teste, sia quelle che rientrano dallo spazio. I suoi studi sono volti a risolvere i problemi più disparati: dall’accrescimento del ghiaccio sui veicoli, all’ottimizzazione del volo, fino ai problemi di rientro delle capsule in atmosfera. 

Ma lo studio che lo ha portato alla ribalta a livello nazionale, con tanto di articolo in aprile sul sito de “la Repubblica”, riguarda le macchine ad ala rotante, che in gergo tecnico si chiamano EVTOL, acronimo di “Electric Vertical Take-Off and Landing”. In pratica si tratta di aerei elettrici a decollo e atterraggio verticale, simili ad enormi droni, adibiti al trasporto di persone. Attualmente già esistono e possono essere acquistati, ma continuano ad avere problemi di autonomia, quindi sono poco performanti in tragitti medio lunghi. A riguardo ci sono già ricercatori che si stanno occupando di potenziare la parte elettrica, mentre l’ingegnere Gori si è proposto di risolvere un’altra parte del problema, cioè quello della resistenza dell’aria che incontra il veicolo in movimento, anche a causa delle numerose eliche. In sostanza, una fusoliera di un certo tipo, con particolari rotori, faranno volare meglio gli EVTOL, facendogli risparmiare batteria. Altro problema che cercherà di risolvere l’ingegnere quarratino, sarà quello “dell’impronta acustica”, nell’ottica di un impiego urbano. D’altronde chiunque ha sentito volare un piccolo drone giocattolo sa quanto sia rumoroso; ora immaginatelo grande come un’utilitaria.

Per recuperare fondi al fine di portare avanti le sue intuizione scientifiche, Giulio ha redatto un progetto di ricerca e lo ha presentato in Comunità Europea per accedere ad una delle borse di studio “Marie Curie post doctoral fellowship”. Il nostro ingegnere ha dovuto scrivere la sua relazione in inglese, avendo a disposizione appena dieci pagine per risultare scientificamente convincente. «La sola compilazione della proposta ha richiesto più di un mese di lavoro» specifica Giulio. «Ogni singola parola l’ho soppesata, sapendo che sarebbe finita al vaglio di diversi esperti indipendenti. Anche spostare una virgola, avrebbe potuto fare la differenza». Alla fine il suo progetto è stato accolto e questo successo lo ha portato all’attenzione de “la Repubblica”.

Per capire l’eccezionalità del traguardo, si pensi che sono state mandate da tutto il mondo circa diecimila “proposal” ma solo un migliaio sono state accettate e fra queste ben sei del Politecnico. «E’ stato valutato non solo il contenuto della mia ricerca» prosegue Gori, «ma anche la mia figura di ricercatore, per capire se avessi tutti i requisiti per avere successo». Il progetto a firma del nostro concittadino otterrà un finanziamento di oltre centomila euro per due anni e inizierà il 4 ottobre, comprendendo dati sperimentali e simulazioni numeriche. Il professore ordinario supervisore, sarà Luigi Vigevano, uno dei fondatori del “Rotorcraft aerodynamics lab” del Politecnico, che con il suo gruppo fornirà a Giulio le prove sperimentali pratiche, grazie alla straordinaria galleria del vento dell’università, un’eccellenza italiana.

Adesso qualche lettore penserà che tutta questa storia delle macchine volanti riguarderà al massimo i nostri figli fra una cinquantina d’anni, se tutto va bene… e invece si tratta di sfide tecnologiche di stretta attualità. Basti pensare che il comune di Milano ha già firmato un accordo con Malpensa per sviluppare un sistema di trasporto urbano integrato che comprenda aerotaxi, per collegare l’aeroporto con il centro città; lo stesso ha fatto Roma con Fiumicino. Le tempistiche per la realizzazione di questa “Urban air mobility” sono stimate dai cinque ai dieci anni. Questo non ci deve stupire, perché l’obiettivo è sempre quello di un futuro ecosostenibile con il massimo impiego di mezzi di trasporto condivisi. Perciò coloro che ancora sperano di avere un giorno la propria DeLorean che vola bruciando spazzatura, avranno una delusione leggendo l’articolo, perché, come ci rammenta l’ingegner Gori, lo scopo di ricerche come la sua, è di avere un domani meno auto private, a fronte di mezzi comuni a quattro oppure otto posti, così da decongestionare il traffico stradale. D’altronde alcune stime prevedono che entro il 2050, circa l’ottanta per cento della popolazione mondiale andrà ad abitare in aree urbane, quindi il sovraffollamento sarà un problema serio. Partendo da qui non stupisce che il mercato degli EVTOL sia già competitivo, con tante aziende che affidano ad enti prestigiosi come il Politecnico di Milano, il compito di rendere sempre più performanti i loro veicoli. Per citarne alcune: l’americana Archer, le tedesche Volocopter e Lilium GmbH, o la slovena Pipistrel.

Giulio però, guarda oltre, e spera che i risultati ottenuti nei prossimi 24 mesi potranno essere applicati anche in altri ambiti, tipo per migliorare il rientro delle capsule spaziali, piuttosto che la realizzazione di turbine per la produzione di energia. Ma siccome è un ricercatore serio, il nostro ingegnere mette in campo tutte le ipotesi, e ammette: «Gli EVTOL sono macchine complesse e ci sono ancora tante domande senza risposta per quanto riguarda la fisica che governa il loro volo. Quindi non è da escludere che alla fine la mia ricerca non porti a nulla di esaustivo, oppure che non si potranno avere tutte le risposte che ci interessano. Purtroppo la scienza prevede anche questo».

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