di Marco Bagnoli
marzo 2026
Per 25 anni Luca Branchetti è stato un ingegnere informatico. Una persona precisa e affidabile, come il suo ruolo richiedeva, seduto e composto al suo computer. Poi un giorno fa un salto. Nel buio. Molla tutto, lascia il suo posto da dipendente e si reinventa la vita.
È successo lo scorso ottobre, col tempo che cambia, quando la sera che scende imbrunisce i filari e gli ulivi. Luca ha lasciato l’ufficio per non tornarci più: ha aperto la sua casa di famiglia ai turisti, e da allora si occupa esclusivamente della loro accoglienza. Sono anche 25 che non c’è più suo babbo, e da allora Luca si occupa dei due ettari di terreno che si stendono davanti alle pietre dell’aia, due ettari di oliveto e vigneto. E i due ettari e gli anni si fanno sentire sempre più, anche perché fa tutto lui. Qualche tempo fa impiegava delle persone ad aiutarlo, in certi momenti dell’anno più impegnativi, oggi invece ha tutto il tempo che vuole, o quasi. Anche se ogni tanto alle volte si ferma e si domanda come ci sia riuscito, da solo. Quando badava ai computer, il fine settimana era dedicato alla cura della casa e della terra. Si è trattato di una lunga, perseverante scelta di cuore, come quella che ha fatto ad ottobre. Non è mai riuscito a staccarsi da questa casa, dove è nato, e dove è nato il nonno, e il nonno di suo nonno. E la vita dietro all’olio e al vino ti forgia, ma ti sfianca, alla lunga. Una sorta di doveroso contrappeso alla sedentarietà dell’ufficio.
In questa casa ha vissuto la sua mamma fino al 2022, dopo alcuni anni nei quali è stata necessaria la presenza di una persona di aiuto. Nel 2018 Luca aveva appena terminato di costruire una piccola casa in bio-edilizia tutta per sé, ad appena dieci metri di distanza, una casa nuova di 70 mq con la struttura in legno al posto dei muri portanti. L’idea, maturata nel tempo, era di farne una casa per prendere turisti. Era infatti convinto che questa zona meritasse le attenzioni solitamente riservate a località più celebrate, meno nota del Chianti e del senese, ma certo ricca di soddisfacenti attrazioni culturali e paesaggistiche. All’epoca della scomparsa della madre, Luca era tornato nella grande casa di famiglia. Eppure, secondo gli amici, la casa nuova, coi mobili nuovi, peccava un po’ del fascino dell’antico, del gusto caratteristico dei vecchi tempi.
Oggi Luca convive con la compagna Sara nella nuova casa, e dal marzo 2025 ha iniziato ad affittare l’altra ai turisti, tutto l’anno, quando più quando meno. E com’è andata? Ne è valsa la pena? In poco meno di dodici mesi Casa Branchetti ha accolto 191 persone, per un totale di 358 pernottamenti, dei quali il 40% italiani, che si sono prenotati su Airbnb e Booking.com. Un elemento di sicuro successo è stato senza dubbio anche il carattere di Luca, cordiale e curioso, senza però mai essere invadente o inopportuno. Ad ogni modo, questo primo anno è stato per lui una sorpresa, anche se in fondo, una serie di dettagli rilevanti non potevano non lasciare il segno nei visitatori: per esempio l’antico acquaio in pietra della cucina, così basso perché, come le porte, era fatto per le persone più piccole dei tempi andati. In questa casa è passata una grande famiglia, ma è passata soprattutto la storia della gente di qua.
E la sua vita non si è limitata a consumare le forme imperturbabili del lavandino, o degli stipiti: Casa Branchetti accoglie i suoi ospiti anche con un vero e proprio tuffo nel passato. Infatti, nel fare dei lavori al tetto, Luca ha dovuto svuotare la soffitta, e i reperti delle generazioni che ci hanno preceduto gli hanno invaso il resto della casa. Una parte di questi cimeli sono stati meritoriamente ceduti al Museo Casa di Zela, che ne ha fatto tesoro. E una parte ha riempito un’apposita sala espositiva al pian terreno. Qui possiamo vedere con gli occhi e toccare con mano un antico giogo per i buoi, ancora fornito dei canapi originali. E il mantello della Prima Guerra Mondiale di suo nonno Igino detto Gino, nato nel 1896, mentre suo fratello Amerigo non era più tornato. Da una brocca di bronzo si sarebbe addirittura dissetato nientemeno che Napoleone Bonaparte in persona. Mentre una serie di oggetti di uso decisamente più quotidiano accompagnava la vita della gente di casa, da inizio Novecento fino agli anni Cinquanta.
Che dire? La Storia siamo Noi.





