Antonella Sansivieri – La cucina come mezzo per viaggiare nel mondo

Antonella Sansivieri – La cucina come mezzo per viaggiare nel mondo

di Giacomo Bini

dicembre 2019

 

Una volta si usava dire: “la sua vita è come un romanzo”. Nel caso di Antonella Sansivieri, la titolare del ristorante pizzeria Sottosopra di Montale la definizione non basta, dovremmo dire che la sua storia professionale e umana è una serie di romanzi, un’opera in diversi volumi da raccogliere in cofanetto, piena di strappi e di colpi di scena, di svolte improvvise e ritorni, di balzi e di cadute, in un’altalena che ha trovato a Montale un approdo che nessuno può dire se sia quello definitivo. Di sicuro, nell’ottovolante della vita di Antonella, c’è stato un punto fermo: la passione e la competenza per la cucina.

A 13 anni, quando faceva la terza media, era già a lavorare in una pizzeria verso la Querce tra Prato e Calenzano. I proprietari dissero a suo padre che la ragazzina ci sapeva fare e lui, sentenziò: «Sarà un lavoro difficile ma non ti mancherà mai da mangiare». Fu una profezia perché Antonella ha girato mezzo mondo, da Firenze agli Stati Uniti in una città ai confini dell’Alaska, da Venezia a Napoli, da Dublino al ritorno in Italia («Non mi piaceva il clima dell’Irlanda») dove si è fermata a Montale, nel locale di via Berlinguer. «Gli strumenti di un cuoco sono le mani e i coltelli» dice Antonella «si può andare dappertutto e si trova da lavorare».

Nella sala del ristorante Sottosopra, in via Berlinguer, Antonella ha voluto apporre alla parete delle foto di luoghi che raccontano il suo percorso esistenziale: il paese di Sassano in provincia di Salerno cioè le origini dei suoi genitori, Portoferrario nell’Isola d’Elba, dov’è nata, poi Firenze, New York, Venezia, Napoli, Dublino e alla fine la foto di Montale dopo la quale c’è uno spazio vuoto con dei puntini di sospensione e un punto interrogativo. Ogni tappa di questo viaggio scaturisce da una scelta professionale, ma anche da ragioni personali e familiari, sul filo di un’inquietudine che ha come costante il lavoro in cucina, lo spirito di adattamento e anche la capacità di soffrire. Nel ristorante di Firenze aveva preso l’abitudine di appuntarsi tutti gli indirizzi dei clienti che gli capitava di conoscere, e tra questi c’era un signore che stava per inaugurare un locale negli Usa. Antonella comprò un biglietto di sola andata per gli States spendendo 700mila lire e oltrepassò l’oceano. Dopo due anni di lavoro vicino all’Alaska, dove conobbe gente di ogni etnia, decise di tornare in Italia anche per ragioni familiari e riprese a lavorare a Firenze finché non riaprì il suo libretto degli indirizzi, chiuse gli occhi e ne scelse uno che la portò a Palermo e subito dopo a Venezia.

Lo spirito libero e la voglia di fare nuove esperienze non l’hanno mai abbandonata, ma l’ancora sicura in ogni luogo del suo peregrinare è sempre stata la capacità di cucinare, un’arte acquisita sul campo, con la forza di chi viene dalla gavetta e l’ha portata a preparare piatti di ogni tipo dalla polenta e osei alle cozze e fagioli, dai piatti irlandesi a quelli nordamericani.

Ma la cucina non esaurisce tutta la vita di Antonella, anzi: ha vinto concorsi da miss e negli anni novanta ha partecipato a trasmissioni televisive come la Corrida, Ciao Darwin, Tempi Moderni e Uno Mattina. A volte lo spettacolo e la cucina si sono congiunti come quando ha preparato la festa per il cinquantesimo della carriera di Amedeo Minghi. Ad un certo punto Antonella è arrivata a Montale e dice di essersi innamorata del paese. «Forse perché mi ricorda i miei luoghi di origine» dice Antonella «la dimensione della città mi cominciava a stancare e qui mi sono piaciuti il posto e la gente».

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