Le donne prese di tacco!

Le donne prese di tacco!

di Carlo Rossetti

giugno 2014

“Non importa essere alti, importa essere all’altezza”, recitava una scritta che abbiamo avuto modo di leggere in rilievo sulla borsa di una signora, al banco di un negozio. Già appunto, l’altezza. Se non si dà particolare valore al significato della frase, si può pensare che quell’altezza di cui si auspica il raggiungimento, la si possa ottenere anche con il tacco alto. La moda in questo caso, suscettibile ai cambiamenti, pronta ad interpretare la tendenza del momento, aiuta la donna nel suo intento. Per ricercare l’origine del tacco, bisogna andare indietro nel tempo e la sua storia incrocia anche la vita di Caterina dei Medici, piccola ma astuta, che si fa venire un paio di tacchi alti da Firenze, per non apparire una sposa “bonsai” al fianco del Duca di Orlèans, il giorno delle nozze. Ma si fa anche il nome di Madame de Pompadour o quello di Luigi XIV, che con tacchi e parrucca aggiungeva all’altezza un provvisorio incremento. E così anche per gli uomini dell’epoca. Pure la psicanalisi prende in esame i tacchi alti come simboli sessuali, ma entrare in un campo come questo vuol dire complicarsi la vita.

Lasciamo stare la Storia che non ci interessa ai fini delle nostre considerazioni. Non c’è dubbio che il tacco alto abbia i suoi vantaggi, almeno da un punto di vista estetico, perché da quello ortopedico non crediamo giovi alla postura. Slancia la gamba, maschera il polpaccio quando non è propriamente affusolato, dà grazia alla caviglia e perché no, il piede acquista una sua sensualità. Inoltre aiuta una donna di bassa statura a ingannare l’occhio di chi la osserva, attribuendole una statura virtuale che la fa sentire meglio. Anche colei che ha i cuscinetti ai fianchi, innalzandosi, pare quasi perdere il sovrappiù dell’anca. Ma è soltanto un’illusione ottica. Comunque sia, conferisce classe alla persona e la donna è legata al tacco alto da vincoli estetici; non può quindi rinunciarvi se non vuole vedere compromessa la sua strategia seduttiva. Naturalmente il passo perde la sua fluidità quando la donna indossa scarpe a tacco alto. Diventa un’andatura a tentoni, il cosiddetto camminar su l’uova, a cui manca la rotondità del movimento e, al pari di un equilibrista circense, lei deve mantenersi in piedi su un tacco 15 che poggia su una superficie come un coriandolo. Il che, sinceramente, non è facile.

Perciò camminando, colei che è salita così in alto, deve essere presente a se stessa ed è proprio il caso di dire che deve guardare dove mette i piedi, non lasciandosi distrarre da ciò che è d’intorno. A passeggio è facile incontrare persone conosciute e perciò in ossequio alle regole sociali, il saluto o il sorriso, deve essere veloce e preconfezionato, se la donna non vuole che una malaugurata distrazione la porti repentinamente a scendere dai tacchi rendendola per un po’ di tempo idonea ai servizi sedentari. Perciò è raccomandata aria apparentemente distratta, per garantire un minimo di naturalezza, ma anche un occhio vigile al terreno. E la donna in queste occasioni dimostra di possedere notevoli capacità di autocontrollo. Ci sono anche calzature che hanno un grosso supporto sotto la pianta e di conseguenza il tacco subisce un ulteriore spinta verso l’alto. L’aumento della statura, al di là dell’aspetto estetico, serve ad accrescere l’autostima, a sentirsi in fin dei conti al di sopra degli altri, operando mentalmente un innalzamento sociale.

Anche gli uomini non sono esenti da tale prerogativa. Spesso viene fatto di osservare maschi a cui la natura non ha voluto concedere quei pochi centimetri in più, necessari per possedere un’altezza da leva militare, che calzano scarpe con un tacco riveduto e corretto. In questi casi il tacchetto, specie se si tratta di stivaletti invernali, conferisce a chi li porta un vago sapore spagnoleggiante da ballerino di flamenco. Silvio insegna. Ma c’è poco da dire, sia le donne che gli uomini sul piano della vanità non fanno differenza. Ripensando alle donne e al loro incedere precario, ci viene di immaginare queste “trampoliere della moda”, agganciate ad un filo sopraelevato, mentre scorrono per via come i filobus di una volta. Tanto per la sicurezza. Comunque è vero. Una donna alta si distingue dalle altre ed è sempre oggetto di ammirazione, di sguardi rapaci di uomini con la testa in panoramica al suo passaggio.

Se fossimo a Roma sentiremmo esclamare: “Ammazza ahò, quant’è arta e quant’è bbona!”

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