Dal Calesse alla telemedicina

Dal Calesse alla telemedicina

di Carlo Rossetti

giugno 2023

Una gustosa storiella di Renato Fucini, arguto scrittore toscano, narra di un medico di campagna che aveva un proprio modo di visitare i suoi pazienti. Si tratta dei primi del Novecento e il dottore si spostava da un paziente all’altro per mezzo del calesse. Per ottimizzare il tempo e poter visitare il numero maggiore di pazienti, disseminati in una vasta campagna, non entrava nemmeno in casa per la visita. Approfittando della buona stagione, si fermava sotto la finestra del malato e incominciava un colloquio a distanza.

«Cosa si sente?» Urlava per farsi sentire.

«Ho molta tosse e ho la febbre».

«Ha preso già qualcosa?»

«No, perché aspettavo lei».

«Provi un po’ a tossire!?»

E il paziente, con il poco fiato a disposizione, eseguiva una campionatura di tosse come avrebbe potuto fare un coro di tubercolotici. Seguiva un ulteriore scambio di notizie e finalmente il medico prescriveva le medicine atte al caso, in genere un impiastro di semi di lino e qualche altro preparato da farsi confezionare in farmacia. Poi, a letto al caldo.

Questo inizio ci serve per proseguire nel nostro racconto. Ora, non possiamo dire di essere a quel punto, ma un po’ la nostra Sanità si rifà in qualche modo a quel modello. Se hai bisogno di un medico, non di rado devi rinunciare alla visita a casa. L’interpellato risponde che è in ambulatorio e non può lasciare. Il malato riferisce che ha la febbre e altri sintomi e perciò non può muoversi. E’ al quel punto che ha inizio il colloquio a distanza.

«Mi dica, cosa si sente?»

«Ho tanti dolori al torace, la tosse e come le dicevo la febbre che sulla sera raggiunge i 38/38 e mezzo».

«Può tossire, tossisca per favore?» Raccomanda il dottore.

Il paziente fa ricorso al poco fiato che gli è rimasto e gorgoglia nel nel telefono un rigurgito di tosse che non sembra di essere umano.

«Ora porti il cellulare all’altezza dei bronchi e pronunci 33».

«Trentatreeeeeeé», è la risposta cha arriva insieme a echi catarrali.

Riprende il dottore: «Senta, non deve preoccuparsi, ho già capito. Sono proprio i sintomi dell’influenza di quest’anno. Faccia così: prenda per 5 giorni antibiotici, una cpr. ogni 8 ore e tre cucchiai di sciroppo per la tosse. Vedrà che starà meglio. Rimanga a letto per qualche altro giorno e si ricordi di prendere bevande calde. Io intanto le preparo le ricette che lei può ritirare qui in ambulatorio».

Può succedere anche di andare dal dottore e si incontri in ambulatorio un paziente tutto intabarrato, il quale racconta di essere malato da qualche giorno e di avere aderito alla richiesta del medico che lo invitava a farsi visitare in ambulatorio. Una signora silenziosa fino a quel momento, racconta di essere guarita dall’influenza, attraverso le prescrizioni mediche fatte al telefono. Può succedere anche questo.

Per amore della verità va detto che i medici non sono i responsabili della situazione sanitaria attuale, perché è difficile sostituire quelli che vanno in pensione. Dal 2019 chiudono circa 1.000 ambulatori all’anno. Quelli che rimangono in servizio diventano vittime, dovendo sobbarcarsi un numero maggiore di pazienti da visitare. Ma finalmente i medici di famiglia potranno tirare un sospiro di sollievo e insieme a loro i cittadini, perché è stata approvata la ricetta elettronica che dovrebbe semplificare le cose… Dovrebbe, almeno si spera.

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