Filiberto Chilleri – un altro medico storico in pensione

Filiberto Chilleri – un altro medico storico in pensione

di Marco Bagnoli

settembre 2023

Oggi siamo andati dal dottore. Ma niente paura, stiamo tutti bene. E tanto poi anche il dottore è ormai in pensione. Ma certo un medico resta sempre un medico, anche quando cessa la sua professione. Ce lo ha spiegato appunto Filiberto Chilleri, dal primo di agosto felicemente in pensione. La prima cosa che gli abbiamo chiesto è proprio questa: come si sta a casa? E al quarantunesimo giorno di «riposo forzato», dopo quarantun anni di «lavoro per vocazione», il dottor Chilleri ha detto «tutto bene», pure lui. Insomma, stiamo tutti bene. 

Tanto per cominciare il nostro dottore ha fatto la scoperta del pomeriggio, un altrove mitico di cui da tempo immemore aveva scordato l’esistenza. Perché infatti la carriera di medico, di per sé già abbastanza impegnativa, dopo il Covid si era ancor più aggravata da tutti gli accertamenti diagnostici rinviati causa pandemia. Inoltre il numero dei medici ritiratisi dalla professione aveva condotto la quota minima dei pazienti in cura a ben 1.800 unità. Basti pensare che a cose normali il rapporto abitanti-medico si attestava esattamente sulla metà. E 1.800 è comunque una stima al ribasso. 

Ma il dottor Chilleri non ci ha certo incontrati per lamentarsi della professione cui ha dedicato una vita. Lo rifarebbe?, gli chiediamo a bruciapelo: certo, risponde lui. Anzi, continuerebbe pure adesso, se ci fosse verso di circoscrivere l’impegno lavorativo a un congruo numero di ore. Perché infatti negli ultimi tempi l’orario di lavoro si estendeva da un quarto alle otto la mattina fino alle nove di sera; restava giusto il tempo di cenare alle dieci e poi che altro. Il nostro ricorda l’esempio dei grandi medici condotti di quando il paziente era lui, e ci dice che la sua professione ha tenuto la barra dritta in quella direzione. E quindi, diciamo noi, anche lui è a sua volta stato d’esempio per i giovani d’oggi. Ma i giovani, oggi, lo vogliono fare ancora il medico di famiglia? Sembra di no. L’impegno è troppo, e onestamente è difficile dare loro torto. Meglio allora puntare su qualche specializzazione, magari ben remunerata. Bisogna anche tenere conto che un medico oggi è oberato da una serie di adempimenti burocratici che finiscono per mangiarsi una bella fetta di tempo. Fortuna che abbiamo la tecnologia. Il dottor Chilleri in questo non è stato solo un testimone, è stato un pioniere. 

Nel 1984 se ne andava da un collega di Pescia che aveva sviluppato un programma su uno dei primi personal computer, e nel 1994 è stato uno dei primissimi a disporre di una di quelle meraviglie tecnologiche a Quarrata. Inutile dire che oggi sarebbe impensabile gestire la professione medica senza l’informatica. E una volta si faceva tutto a mano, cartaceo: non tanto le ricette, ma anche gli archivi dei pazienti. La consultazione dei dati clinici, potenzialmente in grado di salvare una vita, era a dir poco proibitiva. Ma allora cosa c’è che non va? Tanto per cominciare bisognerebbe ripensare al modello di ospedale che abbiamo in mente. Perché un moderno ospedale mette a disposizione la metà dei posti letto delle vecchie strutture: sono cioè calibrati su un territorio che “funziona”, che beneficia della giusta attenzione. Ma questa “salute diffusa” la si ottiene al meglio se il medico per primo gode di buona salute, e cioè se è messo nella condizione di fare il suo mestiere, più che gestire moduli e documenti. I medici di base sono sempre meno, quelli attivi hanno troppi pazienti, e i giovani scartano questa professione proprio per la fatica causata da questa situazione congestionata. È il solito cane che si morde la coda, insomma. 

Il dottor Chilleri adesso è in panchina, e segue la partita da bordo campo. Ci vorrebbe una energica opera riformatrice, tipo quella che attende anche la Scuola. Quindi che si fa? Il nostro dottore non perde il sorriso, e si dice fiducioso. Anche questa nottata passerà. 

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