La rubrica del dott. Luigi Vangucci

La rubrica del dott. Luigi Vangucci

dott. Luigi Vangucci

giugno 2012

Spiegherò in maniera più semplice possibile due malattie correlate: Angina pectoris e Infarto del miocardio. Innanzi tutto la prevenzione è possibile se badiamo a tenere bassi: pressione del sangue, livello di colesterolo, trigliceridi e glicemia; mantenendo un buon peso forma senza tralasciare una corretta attività fisica, eliminando fumo e alcol. A tutto questo va prestata ancora più attenzione, se esiste una familiarità con tali malattie.

ANGINA PECTORIS

Se le coronarie sono parzialmente ostruite da placche ateroslcerotiche, il flusso di sangue si riduce e cala l’apporto di ossigeno e nutrimento alle cellule miocardiche. Allora, durante uno sforzo fisico eccessivo, o per emozioni violente, o per un pasto abbondante, può comparire una crisi anginosa caratterizzata da dolore retrosternale irradiato spesso alla spalla ed al braccio sinistro che non dura più di qualche minuto. Non c’è difficoltà di respiro; utilissima una compressa di nitrato sotto la lingua che fa passare il dolore perché migliora l’afflusso del sangue nei vasi del cuore. In ogni caso chiamare il 118.

INFARTO DEL MIOCARDIO

Ostruzione completa di uno o più rami coronarici con conseguente morte del tessuto miocardico.

Sintomi: Il dolore è assai simile a quello dell’angina ma molto più intenso, può durare ore e non risponde ai nitrati; inoltre si possono presentare tachicardia o bradicardia, pallore, sudorazione fredda, difficoltà di respiro, angoscia e senso di morte imminente. Se la zona del danno è estesa viene compromessa la contrattilità del cuore col rischio di complicazioni, quali l’edema polmonare acuto o aritmie minacciose per la vita e stato di shock. L’arresto cardiaco produce la morte improvvisa che è la conseguenza più grave dell’infarto. Occorre il ricovero il più presto possibile per, eventualmente, poter disostruire le coronarie con l’angioplastica.

In attesa del 118 tranquillizzare il paziente, non farlo sforzare, non dargli da bere, adagiarlo nella posizione che più gli aggrada; somministrare ossigeno se a disposizione. Se il paziente non è cosciente mantenere libere le vie respiratorie, ossigenare, praticare la respirazione artificiale ed il massaggio cardiaco esterno se c’è arresto cardiocircolatorio .

PS: L’argomento non è piacevole e me ne scuso: però mi è stato richiesto da più parti ed ho cercato di trattarlo nella maniera più semplice possibile anche se incompleta.


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