Mauro Cialdi – il “tappezziere modellista”

Mauro Cialdi – il “tappezziere modellista”

di Daniela Gori

dicembre 2022

Avere un mestiere nelle mani è già una buona partenza ma non basta se poi non si hanno le idee nella testa: è quello che si intuisce subito facendo una chiacchierata con Mauro Cialdi (in arte Capino), mentre nella cucina di casa sua racconta una vita da “tappezziere modellista”. «Una definizione del mio lavoro che ho “inventato” io, perché all’inizio ero l’unico a essere in grado di realizzare i prototipi delle poltrone e dei divani partendo dal disegno di un designer» spiega Mauro, che adesso è in pensione e ricorda volentieri i tempi in cui ai primi anni ‘80 era il solo nella zona a saper mettere in pratica quello che progettisti creativi ideavano sulla carta. «Era un momento d’evoluzione della tappezzeria» racconta l’artigiano quarratino «designer di fama come Renzo Banci, Agostino Lescai, Alessandro Becchi, Paolo Portoghesi si dedicavano a questo settore facendo progetti dettagliati, ma poi metterli in pratica non sempre era possibile senza fare delle modifiche. Io creavo il prototipo dall’inizio alla fine: costruivo la struttura portante, correggendo qualche misura, sempre di comune accordo ovviamente con il designer o con il committente. Sviluppavo insomma il modello, compresa la veste, il sistema per costruirlo, il taglio e il cucito, la rifinitura di tutta l’opera. In tutto questo avevo l’aiuto prezioso di mia moglie Laura. Nasceva così il prototipo, poi, dopo la consegna alla ditta committente, quando iniziava la produzione in fabbrica, restavo a disposizione come consulente, per dare qualche indicazione su come fare la poltrona o il divano nel miglior modo». 

Da parte dei progettisti c’era la massima fiducia nei confronti di Mauro, che custodiva i disegni e ci lavorava sopra con l’intuito e il mestiere di chi nella pratica riesce a escogitare le strategie per portare a termine l’opera. «Dal disegno veniva estrapolato il prototipo, ma a volte era necessaria qualche piccola modifica per poterlo portare alla produzione in serie. E’ capitato anche che partendo dal disegno si è arrivata a un’altra cosa diversa da quella di partenza, sempre però in accordo con l’ideatore del progetto»

E la memoria di Mauro va ai tempi d’oro del mobile a Quarrata, ricordando i suoi inizi appena quattordicenne come apprendista alla Lenzi nel 1953, pochi soldi di paga ma facendo tesoro dei trucchi del mestiere con la sua curiosità e la voglia di imparare dai lavoranti a cottimo della ditta che rese Quarrata la città del mobile. «Si faceva la poltrona Frau, per esempio. Osservavo la manualità dei lavoranti, vedevo le differenze da una mano all’altra, a volte la stessa persona non riusciva a replicare fedelmente lo stesso oggetto, Tutto questo mi ha aiutato a farmi un bagaglio di esperienze che mi è servito poi negli anni. Si usavano tutti materiali naturali all’epoca, la gommapiuma arrivò tempo dopo. Poi venni contattato dalla Mobilmoderna dove lavorai fino al ‘63, dopo da Nannini Doriano, finché nel ‘77 mi misi in proprio. Quando sono andato in pensione ho continuato le collaborazioni fino al 2007, legato al Consorzio Quarrata Qualità»

Ma i ricordi di Mauro tornano al lavoro che gli ha dato più soddisfazione, quello di prototipista, raccontando anche qualche aneddoto. «Mi ricordo di quando Portoghesi arrivò da me con un barattolo di quelli per contenere il gelato, da cui tirò fuori una poltroncina fatta di pongo. Era la famosa “Elica”, che tutt’ora è prodotta dalla Formitalia per la linea “Mirabili”. Con il designer Alessandro Becchi ho collaborato più volte, ricordo il divano “Anfibio”, realizzato da Giovannetti, che è esposto al Moma di New York». Mauro Cialdi con il suo ingegno, creatività e conoscenza del mestiere ha dato in definitiva la spinta per passare dalla costruzione manuale a quella industriale in serie. «L’aspetto negativo è stato che poi questi prodotti di nicchia si sono inflazionati per la superproduzione, e questo inevitabilmente ne ha diminuito l’originalità conclude Mauro «ma bisogna anche ricordare un aspetto positivo di quell’epoca: ogni settimana da Quarrata partivano i corrieri con i camion pieni di salotti a centinaia, destinati in tutta Europa».

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