Professor Carlo Pratesi – intervista al noto chirurgo vascolare

Professor Carlo Pratesi – intervista al noto chirurgo vascolare

di Marco Bagnoli

giugno 2026

Abbiamo incontrato il professor Carlo Pratesi nella sua casa alla Ferruccia. Il professore è un quarratino doc, ma da sempre impegnato su Firenze come chirurgo vascolare, e come professore, ora emerito, presso l’Università, già direttore della cattedra e della scuola di specializzazione in chirurgia vascolare.

 

Innanzitutto, come mai tra le tante possibili specializzazioni mediche ha scelto proprio la chirurgia vascolare?

Avevo fatto la tesi in anatomia patologica, che era indubbiamente la base per poi poter approfondire tanti argomenti, però era molto “fredda”, e quindi andava benissimo dal punto di vista culturale, per come si andava a studiare la patologia in generale, però veniva a mancare il contatto diretto con il paziente. Ecco, la chirurgia vascolare invece era una fra le specialità chirurgiche che ti permetteva di renderti conto subito dei risultati ottenuti. Dal mio punto di vista, avere subito un riscontro di quello che hai fatto, è un aspetto importante. In chirurgia vascolare infatti, se hai una arteria chiusa il sangue non arriva, se la riapri ecco che arriva di nuovo. Nel 1975, conseguita la Laurea in Medicina e Chirurgia, e quindi dovendo scegliere la specializzazione, pur frequentando la chirurgia vascolare mi sono iscritto alla specializzazione in chirurgia generale, per acquisire una visione completa degli organi e degli apparati e scegliere poi se rimanere nella chirurgia generale o dedicarmi ad una branca specialistica. Quindi ho conseguito la specializzazione in chirurgia generale e successivamente quella in chirurgia vascolare, presso l’Università di Bologna. Dopo la doppia specializzazione di dieci anni ho voluto completare le conoscenze nel campo delle malattie chirurgiche vascolari facendo anche la specializzazione in cardiochirurgia.

La chirurgia vascolare interviene sul paziente “a valle”, dopo che sono già stati affrontati diverse fasi di intervento medico. A che età si rivolge una persona alla chirurgia vascolare?

Nella stragrande maggioranza dei casi il chirurgo vascolare interviene dopo che il paziente è stato trattato innanzitutto con l’astensione dai comuni fattori di rischio aterosclerotici, e con la terapia medica che oggi si avvale di presidi farmacologici validi. Un cenno alla storia della chirurgia vascolare universitaria fiorentina, che nel 1975 era agli inizi, dal momento che la cattedra universitaria nasce il primo novembre con la direzione del mio maestro, il professor Domenico Bertini. Era proprio agli albori in Italia, in quegli anni esistevano solo le sedi di Milano, Roma, Bologna e poche altre. Poi col passar degli anni questa branca è cresciuta con un’evoluzione veramente rilevante, non solo per le tecniche chirurgiche, ma anche mediche ed anestesiologiche, tanto che è cambiato l’approccio terapeutico con la ricerca di tecniche sempre meno invasive. Oggi si riesce a trattare un aneurisma dell’aorta addominale senza mettere un punto chirurgico, tutto per via endovascolare. Negli ultimi anni la riduzione dell’invasività dell’intervento chirurgico ha permesso quindi di allargare le indicazioni anche a pazienti che fino ad ora erano considerati fragili, e quindi inadatti ad un trattamento chirurgico.

Dopo tutti questi anni di vita della disciplina, c’è una maggiore attenzione delle persone, o continuano ancora a doversi rivolgere in estrema ratio alla chirurgia?

La malattia arteriosclerotica è contraddistinta da una progressione nel tempo, e quindi è fondamentale non solo la prevenzione, ma anche la scelta di approcci terapeutici ad invasività progressiva. Per le arteriopatie in modo particolare, bisogna stare attenti alle alterazioni dell’assetto lipidico, colesterolo e trigliceridi, il fumo, la vita sedentaria, lo stress. Inoltre, oggi è possibile arrivare ad una diagnosi delle malattie vascolari non in una fase avanzata, ma in un momento nel quale si può ancora intervenire sulla possibile evoluzione, grazie a tutta una serie di indagini, tra i quali quelle offerte dal laboratorio ultrasonografico, l’ecodoppler, che ci permette di vedere lo stato delle arterie, la presenza di stenosi, ostruzioni, dilatazioni, aneurismi. Quindi, vita sana e monitoraggio delle condizioni dei vari distretti vascolari dopo una certa età, dopo i sessant’anni, i maschi più delle femmine, specie se ipertesi.

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