Stefano Francini – la passione del tennis

Stefano Francini – la passione del tennis

di David Colzi

dicembre 2008

Stefano è il padre di Benedetta. Anche lui, come la figlia, ha avuto e continua ad avere grandi successi a livello agonistico. Come disciplina ha scelto il tennis… È  proprio vero, buon sangue non mente!

Come è iniziata la sua passione sportiva?

Da ragazzo abitavo vicino a dei campi da tennis. Erano gli anni 60’ e anche qui da noi non c’erano molte possibilità di divertimento; fu così che iniziai a passare interi pomeriggi a giocare con la racchetta. Il primo corso vero e proprio l’ho frequentato all’età di tredici anni, quando fu il comune di Pistoia a sponsorizzarlo.

Quando i primi successi?

I risultati sono arrivati quando avevo ventiquattro anni. In quel periodo, era il 1977, riuscii anche ad avere una certa indipendenza economica, grazie ad un lavoro che mi ero trovato per poter sostenere tutte le spese che questo sport comporta. Prima infatti, non riuscivo ad allenarmi nei circoli più qualificati, ne potevo sostenere molti allenamenti, perché in famiglia i soldi erano pochi e tutti bisognava darsi da fare. L’indipendenza economica fu lo stimolo maggiore per continuare questo sport e significò soprattutto molto più tempo per perfezionare la mia preparazione atletica, con risultati importanti.

Come è stata la sua carriera?

Sono stato nove volte campione d’Italia, nelle varie categorie di appartenenza. Ho giocato cinque volte nella Nazionale della Federazione Italiana Tennis. Ho avuto anche delle belle soddisfazioni nel Campionato Italiano a squadre. Continuo ancora oggi a fare tornei a livello europeo.

Ci dica qualche avversario che ha battuto.

Corrado Barazzutti, Claudio Panatta, Nikolay Davydenko, tanto per fare alcuni nomi. Certamente a volte ho anche perso; le sconfitte più cocenti sono quelle subite nelle finali di campionato. Sai, quando arrivi così vicino alla vittoria… la caduta è ancora più rovinosa! (sorride). Comunque, guardandomi indietro non posso che essere soddisfatto. Quarantaquattro anni di carriera sono molti e mettendoli “sulla bilancia” noto con piacere che sono state più le gioie che i dolori. (sorride)

So che in comune con sua figlia, oltre alle vittorie, ha la passione per l’insegnamento…

Verissimo! All’età di trent’anni ho iniziato anche ad insegnare; l’ho fatto soprattutto perché volevo che il tennis diventasse anche un lavoro con cui mantenermi, per continuare ad avere la mia indipendenza. Così lasciai il mio primo lavoro, e iniziai a dividermi tra il mestiere di insegnante di tennis ed i tornei.

Consigli per chi vuole intraprendere questo sport?

Richiede tantissimo sacrificio ed impegno. Ci vogliono molti anni di preparazione per raggiungere qualche risultato. Ovviamente nei piccoli centri come il nostro ci sono anche i soliti problemi legati alla mancanza di strutture adeguate. Molti si scoraggiano, perché questo sport si gioca quasi sempre in “uno contro uno” ed è difficile rimanere sempre in testa alla classifica. Ci vuole molta grinta e determinazione per non lasciarsi abbattere: quando si vince è bello essere da soli, per godersi totalmente la meta raggiunta… ma quando da soli si perde? (sorride) Poi non scordiamoci che i match di tennis durano anche delle ore, quindi la fatica è immensa.

Sta coltivando qualche talento?

Tra i miei allievi ho notato una bambina di sette anni con grandi potenzialità. Credo che possa davvero farcela a sfondare in questa disciplina, se continuerà ad impegnarsi. Chiunque fosse interessato a provare questo sport, può venirmi a trovare al Tennis Club- Selva Bassa di Quarrata.

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