La Gabbia e lo Svezzatoio per vitelli

La Gabbia e lo Svezzatoio per vitelli

La Gabbia e lo Svezzatoio per vitelli

di David Colzi. Ph: Foto Olympia

giugno 2026

Queste immagini potrebbero trarvi in inganno, perché potreste pensare ad attrezzi lesivi per la salute dell’animale in questione; e invece non è proprio così.

Tutto nasce nel mondo contadino rurale, quando le mucche e i vitelli condividevano la stalla per molto tempo, spesso in uno spazio esiguo. Questa convivenza ravvicinata, poteva dare origine a due problemi seri per il corretto nutrimento del nuovo arrivato. Il primo si verificava durante l’allattamento, quando il vitellino, magari per imitazione, provava ad assaggiare il fieno o i mangimi secchi che venivano dati alla mamma; una cosa molto pericolosa per un animale che non aveva ancora sviluppato gli enzimi per digerire il cibo solido. Il secondo, esattamente opposto al primo, nasceva quando il cucciolo, oramai cresciuto, si rifiutava di intraprendere lo svezzamento, avendo sempre a disposizione il latte materno.

In questi casi si usavano gli oggetti che vedete qui riportati. “La Gabbia”, cioè la museruola in rete metallica, veniva messa al piccolo fra una poppata e l’altra, mentre “La nasiera chiodata”, o “Svezzatoio”, veniva messa stabilmente sul muso dell’animale quando in crescenza continuava ad allattarsi. Così, con questo strano finimento, l’animale era libero di mangiare e bere, ma se si avvicinava alle mammelle della mucca, i chiodi posti all’altezza del naso, le bucavano la pelle, inducendola ad allontanare il vitello, magari scalciando per il dolore (nelle foto vedete due dei modelli conservati al museo). Certamente si trattava di una terapia d’urto, oggi impensabile, ma all’epoca c’era una sensibilità molto diversa rispetto alla nostra.

 

P.S. Se questi oggetti vi sono sembrati originali, chiedete ad Ernesto di mostravi lo strumento che veniva applicato sul muso della mucca per indurle il vomito, quando questa brucava al pascolo troppa erba bagnata, provocandole gonfiore e mal di stomaco.

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