Babbo Natale esodato

Babbo Natale esodato

di Carlo Rossetti

dicembre 2015
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Ormai la crisi ha investito tutti i settori della vita economica e per il momento non si vede soluzione alcuna. Alcuni politici ci fanno sapere che la ripresa è ormai in atto e anche se ci vorrà del tempo, prima o poi ne usciremo, mentre quelli politicamente opposti, smentiscono ciò che i colleghi si sono affrettati a dichiarare. Pur considerando questa situazione, non avremmo mai pensato che la crisi potesse interessare anche Babbo Natale. Si poteva prevedere un contenimento delle spese per i regali, ma non pensavamo che avrebbe dovuto attaccare la montura rossa al chiodo e, nel migliore dei casi, andare in mobilità.

E’ quanto avviene al Santa Claus Village situato vicino a Rovaniemi, in Finlandia, vicino al Circolo Polare Artico. Questa è la residenza ufficiale di Babbo Natale, in cui c’è il suo studio e un ufficio postale dove ogni anno arrivano lettere di bambini da tutto il mondo. Il Santa Claus Village, parco in cui si ritrovano quegli elementi simbolici che caratterizzano il Natale, è meta di turisti stranieri che ora si vedono costretti a rinunciare a un richiamo turistico di grande fascino. Infatti le spese inerenti alla conduzione dell’impresa sono talmente alte, che la direzione non è più in grado di sostenerle e se non ci saranno nuove prospettive, dovranno chiudere il parco e mandare a casa Babbo Natale.

Immaginiamoci se i giapponesi, come sovente avviene, fossero interessati a rilevare l’impianto. Nel caso che il villaggio dovesse passare in mano nipponica, si avrebbero alberi di Natale in versione bonsai e quel che è peggio un Babbo Natale giapponese, piccolo, con due fessure per occhi, che nulla avrebbe a che fare con l’immagine solenne che il tempo ci ha tramandato. Uguale dicasi per una versione cinese. Ma la preoccupazione non è soltanto per il Santa Claus Village, ma riguarda anche la scuola dei Babbi Natale di Rio de Janeiro, esistente dal 1993, la quale dopo avere diplomato diversi partecipanti al corso, li vedrà tutti intraprendere una vita da precari. Invece un Babbo Natale della città di Polo Nord in Alaska, tale Thomas Patrick O’Connor, ha capito qual era la strada da percorrere per non trovarsi disoccupato. Si è buttato in politica e ora siede nel consiglio comunale della città.

Per quanto riguarda il Santa Claus Village finlandese, speriamo che possa succedere qualcosa che consenta al parco di continuare a vivere, sia per tramandare una bella tradizione, sia per l’importanza turistica che la meta ha, in attesa che la crisi possa risolversi e tutto ricominci a funzionare come prima. Per il momento, cosa che non avremmo mai immaginato, il Babbo Natale lappone rischia di essere messo in cassa integrazione o, peggio ancora, di essere esodato al pari di un metalmeccanico dell’ILVA di Taranto.

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